Educazione alla felicità


Nella società delle competenze, della sfida e della competizione, dell’essere primi a qualsiasi costo, del dualismo vincente-perdente, parlare di felicità può essere strano. Potrebbe inquietare una o più di quelle persone che non abbiano mai ragionato sui veri motivi del loro agire. Ma soprattutto, potrebbe sconvolgere quella classe di educatori, docenti, “addestratori” che insegnano qualcosa ai bambini ma non sanno bene il motivo.

Io non mi sono mai definito un educatore, semplicemente non ci riesco. Perché? Lasciamo perdere le questioni tecnico professionali legate a titoli e certificazioni. Quando mi trovo davanti un bambino non riesco a insegnargli a fare questo, quello o quell’altro.

Non posso fare a meno di evitarmi la domanda: “Ma a lui, cosa serve davvero?

Purtroppo, la mia convinzione è che ciascuno dovrebbe educare se stesso ad essere felice prima di diventare dottore, ingegnere o chissà cos’altro. Dovremmo riflettere su noi stessi, sulle nostre motivazioni, sui nostri bisogni. Con la dovuta calma. Alla domanda:

Qual’è il fine dell’educazione?

sarebbe bello sentire qualcuno rispondere: insegnare ai bambini come vivere felici, nel rispetto degli altri. Sarebbe un punto di partenza grandioso, inclusivo di tutta la gamma di sfumature che vogliamo tutelare. Parliamo oggi di integrare chi è diversamente abile, di sostenere lo studente dislessico, disgrafico, discalculico, autistico. Eppure, finché insegniamo a primeggiare, è naturale che chi ha una debolezza rimarrà indietro.

I lettori di Portale Bambini e dei miei articoli sapranno che sono piuttosto critico sul sistema scolastico; il punto è che non importa quante e quali nozioni si insegnano; se chi le impara è sofferente, poteva anche rimanere ignorante. Qualcuno dice che i soldi non fanno la felicità; opinabile, ma fondamentalmente vero.

La nostra società ci impone di studiare con la prospettiva di una buona carriera, quindi dei soldi. In sostanza, la nostra educazione non è improntata alla nostra felicità, ragionamento perfino banale. D’altro canto, al di fuori delle istituzioni e della didattica tradizionale, c’è un proliferare di corsi e seminari “per conoscerci meglio” e “viver bene”.

Esercizi per tutti…

Voglio riportarvi un articolo simpatico su questo tema, decisamente in voga sul web, dove tutte le nostre menti sono in discutibile fermento, un articolo che ci insegna a TENERE UN DIARIO DELLA GRATITUDINE.

Si tratta di un momento di riflessione, di uno spazio per analizzare noi stessi e ciò che ci fa bene: un toccasana per il bambino. Purtroppo, pochissimi tra di noi hanno simili abitudini. Siamo troppo impegnati dal lavoro, dallo studio, dallo sport e dall’ossessione di impegnare il tempo libero.

Per questo lancio una piccola sfida: ritagliarci dei piccoli spazi di Educazione alla felicità.

Possiamo considerarla come una nuova materia scolastica, come un hobby, come preferiamo: dedichiamo un quarto d’ora a settimana a riflettere su ciò che ci piace e su ciò che non ci è piaciuto. Riflettiamo sulle pratiche felici a scuola, al parco e a casa.

Se fossimo una grande lobby potremmo lanciare qualche petizione acchiappa-click e lanciare una proposta di legge; purtroppo credo poco nelle leggi e negli obblighi: non possiamo insegnare una materia a noi sconosciuta e per la felicità questo è tanto più vero.

E Proposte di lavoro 

  1. La sera, prima di andare a dormire, pensate all’avvenimento più bello della giornata
  2. Quando vi trovate a fare qualcosa di sgradito, cercate di capirne il motivo: perché la tal cosa proprio non mi va a genio? Questo punto è tanto più efficace coi bambini, che difficilmente ci pensano da soli
  3. Rifacendovi al punto 1 e al diario della gratitudine, provate a compilare un elenco di “Cose che mi piacciono tanto”
  4. Imparate ad ammirare le piccole cose e ad esercitare la fantasia

Così ci salutiamo, con questa piccola e modestissima proposta; che siamo insegnanti, genitori o soltanto inquilini del mondo, provate a lasciare un po’ di spazio per educarci alla felicità!


 a cura di Matteo Princivalle