Rompono un canestro e cercano il sindaco per rimediare al danno lavorando per la comunità

Un gruppo di ragazzi adolescenti, giocando a basket nel campo comunale, ha rotto un canestro. Un incidente che, giocando, può capitare. I ragazzi, invece di darsi alla fuga – come succede troppo spesso in questi casi – sono corsi in comune per “autodenunciarsi”. Poi, siccome l’edificio era chiuso, hanno cercato direttamente il sindaco. Il gruppetto si è offerto di rimediare al danno causato mettendo a disposizione il proprio tempo per dei lavori socialmente utili. L’amministrazione del comune, nonostante la modesta entità del danno, ha organizzato una giornata in cui i ragazzi hanno ripulito il parco, il cimitero, e le altre aree comuni del paesino.
Il loro gesto ha sorpreso il sindaco, che ha voluto addirittura ringraziarli pubblicamente.

Questa storia è un bell’esempio dei frutti della buona educazione: in una comunità accogliente, è più facile chiedere scusa e mettersi a disposizione degli altri quando si commette un errore (che, in questo caso, è stato assolutamente fortuito). Alle spalle di quei ragazzi siamo certi che si nascondano delle famiglie presenti e una comunità che ha lavorato molto bene sulle politiche giovanili. Infatti, al di là della morale individuale, l’ambiente in cui si cresce fa la differenza.
Ricordiamoci sempre che per spingere i ragazzi ad ammettere i propri errori, è fondamentale abituarli a non essere giudicati: solo se crescono sapendo che possono contare sugli adulti e che nessuno li giudicherà per quello che fanno saranno capaci di assumersi le proprie responsabilità.