9 Modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura. Numero 2: Presentare il libro come un’alternativa al fumetto

Gianni Rodari non ha bisogno di presentazioni né di commenti. Vi proponiamo i suoi “9 modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura”.

9 MODI PER INSEGNARE AI RAGAZZI A ODIARE LA LETTURA

  1. Presentare il libro come un’alternativa alla TV.
  2. Presentare il libro come un’alternativa al fumetto.
  3. Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più.
  4. Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni.
  5. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura.
  6. Trasformare il libro in uno strumento di tortura.
  7. Rifiutarsi di leggere al bambino.
  8. Non offrire una scelta sufficiente.
  9. Ordinare di leggere.

PRESENTARE IL LIBRO COME UN’ALTERNATIVA ALLA TV

La tecnica di applicazione di questo sistema ricalca quella accennata alla voce precedente. “Ti brucerò tutti i giornalini, se non ti vedo leggere”. “Cinque in lingua, eh? Da domani niente più giornalini”. Eccetera.
Proibire, proibire anche in questo caso, non serve a nulla. Vale poi la pena di proibire? Si è tanto discusso sui fumetti che ormai spezzare una mezza lancia in loro favore equivarrebbe a sfondare un portone spalancato. Farò solo un caso. Trent’anni fa, mese più mese meno, uscì in Italia il primo autentico giornale a fumetti, l’ormai storico “Avventuroso”, sparando nel tranquillo mondo provinciale delle nostre letture infantili i suoi Gordon, i suoi Mandrake e compagnia bella.
Chi era ragazzo allora non può aver dimenticato l’effetto di quell’improvvisa apparizione. A quei tempi, nella letteratura infantile, la parte dell’ebreo, di quello a cui tutti dànno addosso, era ancora rappresentata (incredibile ma vero) dall’innocuo Salgari e dai suoi nobili pirati, i primi fumettari della storia. La nostra provincia pedagogica, soffocata dal pedantismo tradizionale, era interamente occupata, dentro e fuori della scuola, dal fascismo balillaceo, dalla sua retorica nazionalistica e guerriera, dai suoi impulsi regressivi. E coi fumetti, senza preavviso, piombavano tra noi gli spaziali. Una finestra si apriva a un tratto, non già sul mondo, ch’era impossibile, ma almeno sul cosmo della fantasia.
Guidati da un Verne meno poeta e meno responsabile, ma indubbiamente piú moderno, prendevamo contatto col mondo del futuro. Fantascienza, magia e stregoneria offrivano una via d’evasione che, date le circostanze, appariva quasi una via di liberazione. I quarantenni d’oggi, guardandosi indietro e mettendosi una mano alla coscienza, debbono riconoscere che Gordon è stata la lettura più stimolante, più istruttiva, probabilmente anche più educativa della loro infanzia.
Le cose stanno oggi diversamente, il fumetto ha conservato solo la funzione di nutrire e alimentare il bisogno di avventure, di comicità da consumare in fretta, da rinnovare spesso: è maneggevole, è economico, è scambiabile: sostituisce un cinema per ragazzi che non c’è, e che la tv ancora non dà: non ha niente a che fare con la lettura, e un’altra cosa, ma i ragazzi non hanno bisogno soltanto di buone letture.
Del resto, leggere i fumetti è difficilissimo. Se non si ha una buona pratica, ci si rovinano gli occhi. Cominciare con i fumetti è come cominciare col saltare un metro per imparare a saltare venti centimetri.
Conosco filosofi che almeno una volta la settimana leggono un libro giallo. Eppure non si può mettere in dubbio che la loro passione dominante sia la filosofia. Conosco ragazzi che leggono molto e coltivano, con la mano sinistra, anche l’orticello dei fumetti. Ciò vuol dire, secondo me, che non c’è rapporto di causa ed effetto tra la passione per i fumetti e l’assenza d’interesse per le buone letture. Questo interesse evidentemente deve nascere da qualche altra parte, dove le radici dei fumetti non arrivano.

BIBLIOGRAFIA
Gianni Rodari, 9 modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura, Giornale dei Genitori” [GdG. 64. n.10/00], 1964