9 Modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura. Numero 3

Gianni Rodari non ha bisogno di presentazioni né di commenti. Vi proponiamo i suoi “9 modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura”.

9 MODI PER INSEGNARE AI RAGAZZI A ODIARE LA LETTURA

  1. Presentare il libro come un’alternativa alla TV.
  2. Presentare il libro come un’alternativa al fumetto.
  3. Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più.
  4. Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni.
  5. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura.
  6. Trasformare il libro in uno strumento di tortura.
  7. Rifiutarsi di leggere al bambino.
  8. Non offrire una scelta sufficiente.
  9. Ordinare di leggere.

DIRE AI BAMBINI DI OGGI CHE I BAMBINI DI UNA VOLTA LEGGEVANO DI PIÙ

L’adulto ha spesso la tentazione (e raramente vi resiste) di lodare “i suoi tempi”, specie quelli di quand’era bambino, che la memoria gli dipinge di vivaci colori e gli presenta come una stagione ideale. La memoria è un’adulatrice e imbrogliona di prima forza, ma è difficile rendersene conto.
C’è una canzone milanese, piuttosto sboccata ma efficace; tradotta in italiano suona press’a poco così: “Belli come noi la mamma non ne fa piú, si è rotta la macchinetta, ecc.”. Molta gente che non ha mai sentito parlare di questa canzone pensa e vive rispettando il suo imperativo categorico.
“Una volta si leggeva di piú”. Una volta quando? Cent’anni fa, quando sessanta italiani su cento non sapevano leggere? Venti anni fa, quando avevamo ancora una decina di milioni di analfabeti? Chi leggeva di più? Quanti erano? Forse leggevano i ragazzi della buona borghesia, o piuttosto alcuni di loro: una piccola minoranza di una minoranza.
Ci sono le cifre, a smentire i genitori che portano continuamente se stessi a esempio alla loro prole: le cifre della scolarizzazione, le statistiche della editoria, le case editrici in aumento, le tirature che salgono. “Una volta la lira faceva aggio sull’oro”. Bravi. Ma chi pagava perché fosse solida e benestante la signora lira? Milioni di disoccupati, milioni di famiglie che mangiavano pane e cipolla, e la carne una volta all’anno.
“Una volta c’erano dei bei libri per i bambini”. Per quali bambini? Siamo sempre lì. Così succede che degli ottimi genitori regalano il Cuore ai loro figlioli, e si stupiscono di non vederli tutto il giorno con gli occhi rossi e gonfi di pianto. O regalano il Giornalino di Gianburrasca e si meravigliano perché i loro figlioli non si divertono più.
Non si può chiedere ai ragazzi di amare il passato, un passato che non è il loro: e quando si ottiene di far identificare i libri col passato altrui, come cosa che non fa parte della loro vita, ma che bisogna ficcarci dentro “per far piacere a papà e mamma”, s’è creato un motivo di più perché i ragazzi, appena possono, si tengano lontano dai libri.