A scuola di resilienza

In un nostro primo articolo sul tema della resilienza (qui potete leggere l’articolo originale) avevamo suggerito due esercizi pratici: 1) lasciare spazio al gioco libero e 2) lasciare i bambini liberi di sbagliare. Essendo un tema centrale nelle riflessioni educative di noi tutti, abbiamo deciso di integrare la guida originale con una serie di altri suggerimenti pratici.

Evitare l’isolamento, soprattutto quello digitale

Condividere la vita con altri non è semplice, né scontato. La vita sociale richiede fatica e abitudine perché sia vissuta in modo sano. Un tempo i bambini acquisivano queste abilità giocando nei prati e nei cortili (una partita a nascondino è tutt’altro che una faccenda semplice!). Dai loro piccoli litigi, dalla mediazione e dalla collaborazione nascevano legami, destinati a durare per sempre.

Nel nostro mondo questa fase va un pochino sollecitata. La tv, il digitale sono “amici” molto più insidiosi: con loro non ci si confronta, fanno quello che vogliamo noi, non ci giudicano. Il rischio è quello che i bambini preferiscano il digitale alle altre persone. Tra l’altro, queste relazioni passive, indeboliscono la capacità di sopportare lo stress e reagire positivamente.

Quindi: spingete i bambini a frequentare i coetanei, portateli al parco, verificate che non si isolino. Anche la relazione genitori-figli non è facile, ma va coltivata, come fosse un seme prezioso. E’ la prima difesa contro la solitudine, benché non l’unica.

Insegnate il piacere di inseguire i propri obiettivi

Qualsiasi traguardo richiede sforzo e sacrificio. Questo però non è un male, anzi! Significa far crescere in sé, un poco alla volta, la forza di realizzare i propri sogni (invece che perdersi a fantasticare su di essi).

Un ottimo esempio da fare ai più piccoli è il ragno, creatura che solitamente li affascina: è un lavoratore infaticabile, che non si ferma finché non ha realizzato la sua tela. E’ molto importante che i bambini coltivino dei sogni e degli obiettivi e non che questi vengano imposti dall’esterno.

Una lettura piena di significato in questo senso è IL PICCOLO RAGNO TESSE E TACE. L’abbiamo recensito qualche tempo fa, dopo esserci accorti che il libro si prestava a diventare una piccola palestra di resilienza.

Prendersi cura di sé

La cura di sé è troppo spesso trascurata: dall’allacciarsi le scarpe alla cura del proprio guardaroba e della scrivania. Eppure, è il concime dell’autostima. Un bambino che non si cura del corpo e degli effetti personali è un bambino al quale importa poco di sé.

Lavoriamo sul cibo e sulle piccole azioni quotidiane che riflettono l’amor proprio. Cerchiamo di trasmettere ai bambini questo messaggio di fiducia e cura in sé stessi. Date loro occasione per aver cura di sé quando non ci sono i genitori; in altre parole, abituateli all’autonomia.

Anche il riposo e il rilassamento fanno parte della cura di sé. Abbiamo parlato, in passato, di yoga per bambini, dell’importanza del riposo, del tempo libero e della noia. Sono tutti aspetti diversi dello stesso tema: il rispetto per il proprio corpo e la propria mente. Ma come, dirà qualcuno: si è parlato di sacrificio per raggiungere i propri traguardi e adesso di riposo? Ebbene sì: la lezione, infatti, è l’equilibrio.