Abbigliamento gender-free e pedagogia della libertà

John Lewis non produrrà più capi di abbigliamento divisi per bambini e bambine. L’azienda ha deciso di sposare il gender-free (termine che non ha nulla a vedere con la nostrana psicosi sul gender, ma che indica un prodotto “unisex”, adatto a donne e uomini senza distinzione). Lo annuncia il Guardian, che spiega come la mossa sia stata oggetto di numerose polemiche, spaccando il pubblico tra sostenitori e hater (gli hater sarebbero coloro che si sono sempre definiti “detrattori”, ma spesso più violenti, meno ragionevoli e senza una briciola di ragion critica). E’ una novità? Assolutamente no: brand come Zara e H&M hanno già presentato e commercializzato collezioni gender-free negli anni scorsi.

Alla base di questo movimento di pensiero c’è la volontà di abbattere gli stereotipi anche nel mondo dell’abbigliamento: non si vuole costringere nessuno a fare nulla, ma semplicemente ampliare la possibilità di scelta, permettere a uomini e donne (in questo caso, bambini) di scegliere il capo che più piace senza preoccuparsi del genere. Non si tratta di inoculare idee pericolose, ma di crescere individui liberi. Libertà che, almeno secondo noi, è centrale nel campo dell’educazione.

Del resto, quando mangiamo un panino non stiamo certo a preoccuparci del fatto che sia un panino “per uomini” o “per donne”. E allora, perché dovremmo farlo con l’abbigliamento?


La lezione pedagogica di John Lewis

Perché la mossa di John Lewis ha qualcosa da insegnare a ciascuno di noi? Ecco uno spunto di riflessione, simile a uno SPUNT-ESERCIZIO:

I vostri bambini scelgono i propri vestiti in autonomia o sono mamma e papà a decidere come “addobbarli”?

Il termine addobbare è volutamente sarcastico, ma evidenzia bene il punto: le bimbe-principesse hanno scelto da sé il vestitino con pizzi e paillettes o gli è piovuto dall’alto? Idem per i bimbi con felpe e pantaloni straripanti di dinosauri e cavalieri.

Attenzione: che ai maschietti piacciano di più i supereroi e alle bimbe Elsa e Anna (di Frozen, ndr) è una questione di statistica; non dovremmo certo essere noi grandi ad andare contro i loro gusti. Tuttavia, per quel che ci è possibile, dovremmo limitare la nostra influenza al minimo, seguendo la massima montessoriana “insegnami a fare da solo”. La probabilità, infatti, indica una tendenza, ma non si occupa di tutelare chi, da quella tendenza, è escluso. Quello è compito nostro.

Ai piccoli insegniamo COME vestirsi: una sciarpa quando fa freddo, le scarpe impermeabili se piove, la canottiera nelle stagioni più fredde. Ma in quanto a colori, motivi e tendenze, nei limiti del possibile (tempo e budget), lasciamo che siano protagonisti del loro guardaroba. Anche così si educano all’autonomia, si aiutano a sviluppare una personalità forte e decisa. Quello che serve nel nostro mondo.

a cura di Matteo Princivalle