Alleniamo la famiglia: la strategia ABC di Alan Kazdin (parte 3)

Torna all’elenco delle lezioni


Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia! Benvenuti alla terza ed ultima parte della terza lezione del corso ABC: le tre lettere del cambiamento in famiglia. Abbiamo suddiviso questa lezione in tre parti, una per ciascuna lettera di riferimento della strategia: A per Antecedents, B per Behaviour e C per Consequences. Nelle precedenti lezioni abbiamo parlato di come lavorare su un comportamento prima che avvenga e mentre avviene, utilizzando forme di diverse forme di comunicazione positiva, verbale e non verbale.

C DI CONSEQUENCES

Oggi andremo ad esaminare l’ultima parte del processo, ossia le conseguenze del comportamento. Come potete immaginare, avremo davanti a noi due scenari:

  • il bambino si impegna ad ascoltare le nostre richieste e si comporta come desideriamo;
  • il bambino non ascolta le nostre richieste e continua a comportarsi in modo non corretto.

Che cosa possiamo fare nel primo caso, per incentivare il bambino a continuare sulla strada intrapresa? Che misure è opportuno adottare, se invece il bambino si rifiuta di ascoltarci? Approfondiremo i due differenti scenari in due paragrafi a se stanti, con esempi specifici che possono essere d’aiuto in ciascun caso.

I RINFORZI POSITIVI: COME IMPOSTARE UN POINT PROGRAM EFFICACE

Partiamo dal caso più auspicabile: abbiamo chiesto qualcosa al nostro bambino e lui ha ascoltato. In questo caso, per incentivarlo a proseguire, possiamo adottare la strategia dei rinforzi positivi. Abbiamo già parlato nella seconda lezione del corso dell’importanza delle lodi e di come, usando un linguaggio positivo, si possa dare un grande impulso al cambiamento.
Oltre agli elogi – impostati proprio come abbiamo suggerito nella scorsa lezione – può essere d’aiuto un sistema di rinforzi. Il professor Kazdin è molto chiaro a questo proposito: il sistema di rinforzo non si basa su premi come regalini o caramelle, giusto per intenderci, ma sull’acquisizione progressiva della consapevolezza dei propri progressi.

Molti studiosi, nell’ambito della letteratura pedagogica, hanno criticato i sistemi premi-punizioni. Kazdin sceglie nel suoi approccio di adottarli, introducendo alcuni correttivi. Nell’ambito dei rinforzi positivi, Kazdin suggerisce di utilizzare un Point Program, una tabella a punti ispirata alla token economy. Nello specifico Kazdin propone di utilizzare i programmi a punti solo laddove serve un intervento di medio-lungo periodo per cambiare un determinato comportamento. Facciamo un esempio pratico: il vostro bambino non vuole dormire da solo. Potete impostare la vostra “strategia di allenamento”, suddividendola in alcune fasi:

  1. individuate chiaramente qual è l’obiettivo: se, ad esempio, volete che il vostro bambino dorma da solo, chiedetevi entro quanto tempo desiderate che ciò avvenga e se siete disposti ad accettare alcuni progressi graduali (tenere la luce accesa, avere la mamma accanto almeno all’inizio), o piuttosto volete che lo faccia subito. Sembrano domande ovvie, ma sono fondamentali per capire cosa siete disposti ad accettare e cosa no, evitando frustrazioni inutili.
  2. se decidete di fare alcuni passaggi successivi, come auspicabile, scomponete l’obiettivo finale in più fasi: ad esempio, la prima settimana proponetevi di far addormentare il bambino stando seduti accanto a lui in cameretta, la seconda lasciate la luce accesa e provare a lasciarlo solo per qualche minuto, per poi aumentare il tempo fino alla completa autonomia.
  3. stabilite i correttivi che siete disposti ad introdurre: se il bambino vi chiede di stare con lui oltre la prima settimana, se la luce non basta, etc
  4. stabilite la gratificazione positiva per ogni punto conseguito, fino ad arrivare all’obiettivo finale.

Come dicevamo all’inizio, quando si parla di premi nel programma a punti suggerito dal professor Kazdin, non si fa riferimento a regali o dolciumi. Il programma è un lavoro di squadra vero e proprio; il premio, dunque, dovrebbe essere un’attività o un momento condiviso. L’obiettivo finale è quello di creare maggior coinvolgimento di tutti i membri della famiglia nel perseguire un obiettivo.

Noi abbiamo rielaborato tutti questi spunti, lavorando sul concetto di caccia al tesoro. In pratica, il tesoro da trovare è il nostro obiettivo e le varie fasi del percorso da sbloccare rappresentano i passaggi intermedi per raggiungerlo. Ovviamente, ognuno è libero di creare una mappa personalizzata, ma ci sembrava bello avere un piano d’azione da appendere in un luogo accessibile a tutta la famiglia. Come strategia alternativa è possibile usare un riadattamento del “barattolo porta-capricci”, di cui vi abbiamo parlato in un approfondimento dedicato. Nello specifico, si tratta di un esercizio di autocontrollo legato appunto ai capricci: il bambino mette un sassolino nel barattolo ogni volta che riesce a trattenere la sua esplosione emotiva. Questo esercizio si può chiaramente adattare per altri obiettivi: si può ad esempio usare un sassolino ogni volta che si riordina la stanza, ogni volta che ci si prepara in autonomia, ogni volta che si va a letto presto. Al raggiungimento di un numero stabilito di sassolini, si ottiene un premio.

Clicca qui per scaricare la nostra mappa del tesoro.

APPROFONDIMENTO: Token Economy. Cos’è e come funziona

CHE FARE SE NON VENGO ASCOLTATO? PROVA IL TERMOMETRO DELLE EMOZIONI

Arriviamo ora al nodo cruciale della lezione. Può capitare che tutto fili liscio e il bambino ascolti la vostra richiesta, adottando il comportamento auspicabile. Ma può anche capitare, cosa non infrequente, che non fili tutto liscio ed il bambino, nonostante i rinforzi positivi, gli elogi ed il point program, continui a non comportarsi come desiderate: tira i capelli alla sorellina, non spegne la TV quando lo chiedete, non riordina la cameretta, scoppia in capricci incontrollabili quando siete al supermercato.
Che fare? In più approfondimenti abbiamo affrontato il tema delle punizioni corporali e delle urla: siamo esseri umani e a tutti, per stanchezza o frustrazione, può capitare di perdere il controllo. Tuttavia gli studi pedagogici, ma anche il buon senso, suggeriscono che castighi e urla non ci aiutano ad educare. Il bambino magari, per paura o per accondiscendenza, interrompe il comportamento sbagliato; ma, se non ha interiorizzato il perché la sua famiglia desidera un determinato cambiamento, probabilmente ricomincerà nel tempo ad utilizzarlo di nuovo.

Per far sì che il bambino capisca dove sta sbagliando, occorre usare quella che noi abbiamo chiamato “tecnica del raffreddamento”. Quando la temperatura è troppo alta, cosa si fa normalmente? Si cerca l’ombra, si accende un ventilatore, si beve un po’ di acqua fredda. Lo stesso accade con le emozioni: quando si perde il controllo, da adulti o da bambini, si aumenta la nostra “temperatura emotiva”, surriscaldandosi. A quel punto è necessario riequilibrarsi, raffreddandosi. In questa fase è possibile introdurre il lavoro sul comportamento da modificare. Il professor Kazdin parla di due possibili correttivi, probabilmente noti anche a voi:

  • time out (una pausa per rifocalizzarsi);
  • attending and ignoring (traducibile con “e ignoro”).

Il time out è una prassi che prevede di interrompere il bambino che si sta comportando male, cercando di lavorare sul riequilibrio della sua temperatura emotiva. Si può scegliere di farlo sedere, di mandarlo in un’altra stanza o di attuare alcune tecniche di rilassamento (ad esempio il lavoro sul respiro libero). L’obiettivo è di far rilassare il bambino, diminuendo progressivamente la sua energia negativa, per poi riprendere a dialogare e lavorare insieme sul comportamento sbagliato.
La tecnica “ascolto e ignoro”, al contrario, agisce sulla nostra temperatura emotiva. Quando stiamo per perdere il controllo di fronte ad un comportamento che ci infastidisce, è utile ignorare. Non significa certamente infilare la testa sotto la sabbia, ma lanciare un segnale al bambino e, contemporaneamente, lavorare sul nostro autocontrollo, dando il buon esempio. Molti comportamenti “fastidiosi” dei bambini vengono messi in atto con l’obiettivo specifico di generare frustrazione nel genitore e farlo cedere: se ignoriamo, è molto probabile che il bambino smetta. Anche in questo caso si lavora progressivamente sul cambiamento. Poiché anche gli adulti vengono coinvolti emotivamente, all’inizio sarà difficile ignorare. Occorre lavorare sulla propria temperatura emotiva, pensando a piccoli progressi successi: la prima volta si può attuare la strategia “Ascolto e Ignoro” per qualche minuto, per poi aumentare. Ovviamente, perché questo approccio sia efficace, è necessario che il bambino abbia ben chiara la contrapposizione tra ascoltare ed ignorare. Per cui, quando si comporta bene, dovete mostrarvi presenti e disponibili a comunicare ed ascoltare.
A volte, si può prendere tempo semplicemente interrompendosi per qualche minuto e provando una tecnica di rilassamento. Con noi funziona molto bene l’ascolto di musica rilassante, ma potrebbe essere un valido ausilio una breve passeggiata o anche solo il silenzio.

Con quest’ultima parte della lezione abbiamo concluso l’analisi della strategia ABC di Alan Kazdin; nella prossima parleremo di comunicazione efficace in famiglia, attraverso la Doppia P (Praise-Prompt). Se avete dubbi o semplicemente desiderate ulteriori approfondimenti, scriveteci all’indirizzo email portalebambini@gmail.com. Siamo a vostra disposizione!


Torna all’elenco delle lezioni