Amati e odiati fratelli: un rapporto speciale e non sempre facile

Quello fraterno è uno tra i rapporti più importanti, ma come dicono ultimamente le statistiche è sempre meno frequente: oggi in Italia la media di figli per coppia è tra l’1,2 e l’1,3. Eppure, soprattutto se si pensa con lungimiranza, può essere sicuramente uno dei rapporti fondamentali nel corso della vita in quanto permette esperienze intense di condivisione, confronto e vicinanza tipica della fratellanza. Avere dei fratelli aiuta a non sentirsi unici e al centro dell’attenzione.

La famiglia sta, inevitabilmente, cambiando e con essa anche il ruolo assunto al suo interno e la vicinanza dei rapporti tra fratelli. Il rapporto tra coetanei all’interno delle mura domestiche diventa sempre più raro e così, i veri rapporti di scambio e condivisione per i giovani, avvengono al di fuori della famiglia, nella scuola e nei gruppi amicali che vengono a crearsi.  Pertanto, per gli psicologi, i gruppi di socializzazione tra ragazzi sono fondamentali poiché sopperiscono al ruolo che prima era dei fratelli. Ovviamente, così come tutti i rapporti interpersonali apportano aspetti negativi e positivi, anche quello tra fratelli se da una parte aggiunge di valore, dall’altra mette sicuramente  più in discussione la crescita individuale.

Chi ha fratelli o sorelle deve, prima di tutto, imparare a convivere con uno dei sentimenti più difficile da gestire: la gelosia. Chi è arrivato per primo in famiglia ha poco tempo per trovarsi in vantaggio sui dispetti fatti. Questa competizione, pur non essendo piacevole nel momento in cui la si vive, consente al bambino di abituarsi a condividere con gli altri l’attenzione e l’amore dei genitori e gli consente di vivere con più serenità le situazioni in cui non può essere “unico”, come ad esempio in classe, senza contare che “da grande” sarà più allenato a vivere le situazioni competitive come stimolo al miglioramento.

Vediamo insieme alcuni aspetti di questo rapporto:

  • la lotta dei giocattoli: I genitori non sono l’unico elemento conteso tra fratelli e sorelle. Anche se i genitori comprassero giocattoli identici ad entrambi i figli, sicuramente troverebbero motivo di litigio su quello più bello o più desiderato. Questa situazione, anche se stressa molto i genitori, sicuramente predispone i bambini a una maggiore capacità di condivisione.

 

  • i fratelli non saranno mai soli: sia che hanno poca differenza di età ( e in questo caso oltre che un fratello sembrerà di avere un compagno di giochi) sia che tra loro passino più anni, non saranno mai soli nella vita e qualunque cosa accadrà, anche le cose più avverse nella vita, sapranno sempre di poter contare sull’altro.

 

  • l’attenzione decentrata: come accennato prima la possibilità di  non avere tutta l’attenzione puntata addosso può essere di sollievo per i bambini. Genitori eccessivamente ansiosi, che riversano sul figlio unico tutte le proprie paure e le proprie frustrazioni, non faranno che crescere un bambino sicuramente insicuro e oppresso, che molto probabilmente cercherà fuori dal nucleo familiare le situazioni di evasione che lo facciano sentire vivo e libero.

Molte mamme si chiedono quale sia la distanza giusta tra i figli. Una volta, quando forse certe domande nemmeno si ponevano, le famiglie erano numerose, sicuramente problematiche ma erano un punto di riferimento e di insegnamento per tutto ciò che accadeva al suo interno e per il valore che ogni membro apportava al suo interno. Oggi, che le cose sono cambiate sotto molti punti di vista, alcune ragionano su come crescere due fratelli , su quando sia meglio far arrivare il secondo, su come sarà gestire o meno un altro arrivo in famiglia. Ovviamente, una regola non c’è, ma  tra pedagogisti e psicologi, si è arrivati a valutare che la giusta distanza possa essere quella dei 3 anni, in quanto il primogenito ha acquisito una sua autonomia dalla madre e nella sua quotidianità, ha raggiunto l’autonomia dal pannolino (o quasi), ha iniziato a farsi capire attraverso il linguaggio e sa verbalizzare molte delle sue emozioni primarie.

Il lavoro più grosso, ovviamente, sta alla famiglia che, come sempre, deve riuscire a gestire il suo nucleo con la maggior serenità possibile!

Chiara Cupini Educatrice e Pedagogista