Annoiarsi: voce del verbo imparare

Mentre sulla stampa dilaga l’espressione “back-to-school” che, forse, incidentalmente, abbiamo usato anche noi, forse bisognerebbe fare un passo indietro e parlare un po’ dei momenti di gioco o svago. I bambini di oggi sanno sicuramente destreggiarsi con un Iphone in mano, ma sanno costruire una barchetta di carta? Conoscono “nascondino” o “un, due, tre stella”? E’ un argomento abbastanza dibattuto, lo sappiamo, soprattutto in questi giorni.

Tuttavia mai abbastanza, visto che, con l’approssimarsi dell’autunno, una delle principali preoccupazioni dei genitori è la scelta tra corsi sempre più variegati. Acquarello, capoeira, sceneggiatura teatrale, scacchi? Chi lo sa! Oggi invece vogliamo farti una domanda provocatoria: e se scegliessi la noia? Se scegliessi una volta per tutte di rallentare e concederti ogni tanto del sano ozio?

IL GIOCO COME MODALITA’ DI APPRENDIMENTO

Pensaci un attimo: hai presente i bambini che giocano al “Facciamo finta che io sono la mamma e tu la figlia … Io la veterinaria e il peluche il mio cagnolino” …

Giocare “a far finta di” rappresenta una modalità ludica importantissima e sempre meno utilizzata. La spiegazione è molto semplice: chi ormai ha tempo di perdere tempo? Chi si ferma a inventare, quando il gioco è pressochè sempre pre-confezionato?

Non si tratta solo di “far finta di …”: si tratta di attuare strategie nuove di comunicazione e di socializzazione. Di scoprirsi, ciascuno nella sua unicità. Ecco perchè la noia è importante: si tratta di un facilitatore di questo processo, importantissimo per la crescita.

PIAGET E IL GIOCO SIMBOLICO

Immaginare di essere altrove, di essere altro. Scegliere il proprio ruolo, far espandere la propria personalità all’esterno. Ne aveva parlato molti anni fa lo psicologo Jean Piaget, analizzando le modalità di “gioco simbolico”. Si tratta di attività messe in atto a partire dai due anni di età, fino agli otto circa. Il bambino acquisisce la capacità rappresentativa, cioè diventa capace di rappresentarsi mentalmente cose, oggetti, situazioni, persone indipendentemente dalla loro presenza. E’ una tappa fondamentale dello sviluppo cognitivo dei bambini.

Eppure sempre più spesso il gioco perde di simbolicità o di capacità rappresentativa, diventa una tecnica, un esercizio. Manca la fantasia e, purtroppo, buona parte del merito o meglio, del demerito, va a chi questa fantasia la uccide saturando il tempo. C’è chi obietterà che, in un mondo di lavoratori, bisogna pianificare le attività dei bambini e organizzare la vita familiare. Noi obiettiamo che, proprio perché è un mondo di lavoratori che si perdono in un alveare di traffico, riscoprire la giusta dimensione, un po’ per tutti, non può che giovare.

IL GIOCO COME SCOPERTA DELLA PROPRIA IDENTITA’

Quando le giornate dei piccoli non sono scandite da impegni scolastici, sportivi e ricreativi, la noia è facile e auspicata. In autunno si ricomincia ad avere carenza di momenti vuoti, quei preziosi attimi che nascondono la scintilla della creatività.


Lasciamo che i bambini giochino, ci verrebbe da dire. Attraverso il gioco, il bambino acquista autonomia, sviluppa la sua identità e arricchisce anche le competenze che lo aiuteranno a trovare un posto nel mondo.

Al solito, in chiusura, ti diamo un consiglio di lettura, da condividere con i bambini. Dai un’occhiata alla Valigetta Scaccia Noia, trovi spunti per i più piccoli (dai 5 agli 8 anni). Se invece i bambini iniziano ad essere più grandicelli, cerca di scoprire le loro passioni, mettendoti sul loro piano. Scopri un mondo di sorprese. Compreso il potere della noia.