Restituiamo all’arte la sua parte

Abbiamo parlato recentemente di educazione alla bellezza. Oggi ci concentriamo sull’arte, un po’ bistrattata e molto dimenticata. Tanto a scuola prende piede la progettazione delle attività informatiche, tanto si trascura l’apprendimento e l’esercizio dell’arte.

Tecnologia sì, ma non dimentichiamoci dell’arte

Non sembra anche a voi che negli ultimi anni ci stiamo concentrando solo sull’educazione tecnologica? Si parla tanto di coding, di informatica, di educazione digitale. Eppure si dimentica qualcosa: programmare un’applicazione è solo metà del lavoro: bisogna anche saperla usare per diffondere un messaggio utile. E saper interpretare il lavoro degli altri. In questo il coding non può aiutarci.

Se vogliamo crescere le generazioni future un po’ più felici rispetto a noi (che siamo notoriamente infelici, basti pensare all’elevata incidenza della depressione, ai livelli di stress altissimi etc.), e sottolineiamo, non migliori o peggiori, semplicemente più felici, dobbiamo insegnare, accanto alle abilità tecniche, quelle meta-cognitive, la capacità di interpretare e comunicare.

Senza essere tecnofobi: il pc, lo smartphone e le tecnologie informatiche hanno davvero cambiato la nostra vita ed è un bene che ci siano. Tuttavia c’è dell’altro: l’umanità, le capacità che ci rendono diversi dai nostri dispositivi. Capacità che l’uomo, dalla notte dei tempi, affida alle arti: pittura, letteratura, poesia, musica.

Largo all’arte: giochiamo a fare i galleristi

Tutte le forme d’arte sono le benvenute; attraverso ciascuna acquisiamo consapevolezza dei messaggi che inviamo e riceviamo. I bambini andrebbero incentivati nell’espressione artistica, a partire dall’ambiente. Vi ricordate quando, nella nostra guida sul disegno infantile, abbiamo parlato dell’importanza di un ambiente ricco di immagini e illustrazioni? Lo stesso vale per le altre forme d’arte.

Questa settimana giochiamo a fare i galleristi: scegliamo una o più opere d’arte (noi vi proponiamo qualche tela e stampa classica, ma sentitevi liberi di sbizzarrirvi) e proviamo a descriverla. Cosa rappresenta? Che emozioni provano i personaggi raffigurati? Che emozioni suscita? Se volete spingervi un poco oltre, provate a preparare insieme ai bambini una didascalia, una descrizione per chi vede l’opera d’arte per la prima volta.

E’ interessante applicare questo gioco anche ai disegni dei bambini, ossia, aiutarli a descrivere quello che fanno, a mettere insieme creatività e pensiero critico.

Se siete alla ricerca di uno spunto concreto, di linee guida pratiche e divertenti, vi consigliamo il libro dei mironins. L’idea ci è piaciuta moltissimo: un quaderno di giochi e attività per far scoprire ai più piccoli uno dei nostri artisti preferiti: Joan Mirò.  Una sintesi riuscita di quello che per noi è l’arte: gioco, riflessione, creatività allo stato puro.


Mironins

Un libro per giocare e imparare con Joan Mirò

Da uno dei quadri di Mirò sono scappati i piccoli e coloratissimi mironins: giocate insieme a loro, alla scoperta di uno dei più grandi artisti del XX secolo. Un modo diverso per studiare la storia dell’arte: impariamo divertendoci.

Questo libro contiene una serie di giochi e attività utili per avvicinare i più piccoli all’arte. Consigliato dai 3 anni in su.

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a cura di Matteo Princivalle