L’AUTONOMIA DI TUO FIGLIO SEI TU!

Come genitori, il desiderio più grande è proteggere i propri bambini: dal dolore, dalle esperienze negative, dalle delusioni. Purtroppo a volte questo desiderio assolutamente fisiologico si trasforma in un boomerang, con effetti controproducenti. Tendiamo a iper-proteggere, per paura che i più piccoli si facciano male camminando con le loro gambe.

C’è poi anche la tendenza opposta, ovvero quella di farsi condizionare da scalette imposte dall’esterno, facendo paragoni con altri bambini che magari hanno raggiunto prima un grado di autonomia maggiore, per tanti fattori.

Una cosa che ci ha sempre colpito è la frase “Insegnami a fare da solo”. Perché, di base, è un ossimoro. Se tu mi insegni, vuol dire che in qualche modo mi aiuti. E non è un male. Però quell’aiuto non deve tradursi solo in un “ti mostro come si fa”, ma anche in un “Prova, io ci sarò se hai bisogno”. Non ti insegno nulla, ti consegno alla libertà, ma sono qui per te.

Oggi vogliamo focalizzarci non sull’autonomia in senso operativo, quella della cura di sé o dei propri spazi, ma sugli aspetti relazionali dell’autonomia, quelli che si conquistano attraverso la giusta comunicazione, il “coaching della parola”.

Autonomia è un dialogo costruttivo

Possiamo insegnare ai bambini a cavarsela nelle difficoltà soltanto se creiamo in noi una disposizione psicologica all’amore, al sostegno e alla fiducia. Questo mood diventa un messaggio concreto di autonomia e fiducia se si traduce in dialogo, in un canale di comunicazione sempre aperto: si ottiene autonomia laddove il soggetto che sta sperimentando sa di poter sbagliare e riprovare, di potersi allontanare, sapendo di avere il porto sicuro degli affetti.

Autonomia non è insegnare a far da soli, ma fare le giuste domande

Un valido modo per sostenere la curiosità, la sperimentazione, senza soffocare l’autonomia, consiste nell’utilizzo di domande aperte. Mantenendo quindi un canale comunicativo attivo, ma non invadente. Lasciamo che siano i bambini a prendere la decisione. Ad esempio:

Perché la macchinina non va oggi? (quando sappiamo benissimo che vanno cambiate le pile)
Cosa faresti per aggiustarla? (sono convinto che tu, bambino, possa riuscirci senza che intervenga io)

Autonomia è sviluppare la sicurezza delle competenze e dei propri limiti

Autonomia non è solo provare. Non è nemmeno riuscirci. E’ lavorare, passo dopo passo, per migliorarsi. Per essere sicuro di sè, un bambino non deve essere illuso o ingannato.

Non so fare questo, ma posso imparare. Non so fare questo, ma so fare quest’altro. Io so fare una cosa, tu ne sai fare un’altra.

Meglio allora, al posto di una generica lode, tipo “Bravo”, dire “Sei migliorato, questa prova è andata meglio dell’altra”.

Autonomia è stare insieme agli amici

Le amicizie tra pari sono fondamentali: servono ad imparare a cooperare, a giocare, anche a litigare. Ma servono soprattutto a confrontarsi, a scoprire qualcosa di diverso da se con cui relazionarsi.

Infine, non dimenticate mai, cari genitori, che l’autonomia di vostro figlio siete voi. Ma non nella misura in cui gli insegnerete a piegare i vestiti o allacciarsi le scarpe: i bambini diventano tanto più autonomi quanto gli adulti con cui si confrontano sono emotivamente autonomi, pronti ad affrontare la vita con fiducia. Per cui pensate positivo: è il primo passo verso l’autonomia.