IL BISOGNO DI MAGIA

I miti e le fiabe rispondono entrambi agli interrogativi eterni: qual è la vera natura del mondo? Come dovrò vivervi la mia vita? Come posso essere davvero me stesso? Le risposte fornite dai miti sono precise, mentre la fiaba è allusiva; i suoi messaggi possono implicare delle soluzioni, ma essa non le presenta mai in modo esplicito. Le fiabe lasciano che il bambino faccia lavorare la propria fantasia e decida se e come applicare a se stesso quanto viene rivelato dalla storia circa la vita e la natura umana. 
La fiaba ha un tipo di svolgimento che si conforma al modo in cui il bambino pensa e percepisce il mondo; per questo la fiaba è così convincente per lui. Egli può trarre molto più conforto da una fiaba che non da una manovra consolatoria basata su un ragionamento e su punti di vista adulti”.

Le fiabe sono sempre meno considerate un elemento edificante nell’educazione dei bambini. Oggi ci si affida ai tablet, alle app, alla tv, si pretende che il bambino apprenda quanto prima la scienza e la tecnica, che diventi il prototipo di un piccolo adulto. Eppure, per come sono costruite, sarebbero il modello migliore per esplorare il mondo, per fornire soluzioni ai problemi infantili e per imparare ad esprimere le varie emozioni.

CAPIRE IL BISOGNO DI MAGIA

Spesso ci dimentichiamo un elemento importantissimo: al bambino manca il pensiero scientifico. A 6 anni è impossibile concepire fattori quali la forza di gravità, il concetto stesso di forza fisica e via dicendo; un bambino avrà estrema difficoltà a concepire il moto di Terra e Sole e il funzionamento del Sistema Solare. O meglio, può imparare a ripetere quello che ha sentito e letto, ma non riuscirà a interiorizzare il concetto. Sarebbe più credibile per lui che un gigante reggesse la terra.

Il bambino ha un pensiero animistico. Non si stupisce nell’immaginare un albero o una roccia parlante. Per lui è perfettamente verosimile che un oggetto mai visto prima prenda parte alle avventure di un eroe. La fiaba deve contenere questi elementi magici, deve essere in sintonia con il sentire del bambino. E’ un errore pensare che al bambino non occorra la magia, che vada da subito abituato al pensiero razionale: in lui le emozioni rivestono un ruolo primario, decisamente più importante della ragione. Come dicevamo, al bambino manca il pensiero astratto, logico, scientifico.

COSA SUCCEDE SE IGNORIAMO IL BISOGNO DI MAGIA?

Secondo Bruno Bettelheim, noto psicanalista, molti giovani che tentano di evadere la realtà attraverso la droga, l’alcol, la magia o che in altro modo si rifugiano nella fantasticheria sono semplicemente bambini prematuramente costretti a vedere il mondo con occhi da adulti. Che poi, è una spiegazione forse scientificamente ardita, ma di semplice comprensione: se ci viene sottratta la fantasia, in qualche modo dobbiamo pur recuperarla. Peccato che quasi sempre sia il modo sbagliato.

Ma non è solo un problema di fantasia; le fiabe contribuiscono anche a dare sicurezza al bambino. “Come?” direte voi: demoni, mostri e lupi in grado di divorarci possono farci sentire al sicuro? Assolutamente sì. La magia è potente, sia per i buoni che per i cattivi e così le creature soprannaturali. Visto che il bambino non è rassicurato dalle spiegazioni scientifiche, da un approccio analitico alla realtà, ha bisogno di credere che qualche potenza superiore vegli su di lui, una sorta di angelo custode.

Bibliografia: B. Bettelheim, Il mondo incantato, Feltrinelli

CHI LA PENSA DIVERSAMENTE?

Non tutti gli studiosi dell’infanzia sono concordi nel ritenere la magia e la spiegazione fantastica necessaria: l’esempio più tradizionale è quello del metodo Montessori: i montessoriani ritengono che il bambino abbia bisogno di scoprire il perché delle cose, senza che gli adulti ricorrano a mistificazioni e a spiegazioni fantasiose e allo stesso tempo menzognere.

Chi ha ragione secondo voi?