Bambini che dicono le parolacce: cosa fare?

Quasi tutti i bambini attraversano dei momenti, nel corso della crescita, in cui dicono parolacce a mitraglia. Per i genitori è sempre spiacevole e spesso anche imbarazzante, specialmente quando si è in pubblico. Ma cosa si può fare?

La versione della psicologia

I bambini cominciano ad utilizzare le parolacce tra i 3 e i 4 anni; è questo il periodo in cui socializzano, a scuola e nel tempo libero, con altri bambini. Specialmente nel nostro mondo, in cui nulla è più segreto e l’informazione raggiunge anche i piccolissimi, in un modo o nell’altro queste parolacce le impareranno.

In questa prima frase, però, il bambino non ha consapevolezza della parolaccia come offesa: la pronuncia perché è entusiasta per il suo suono buffo e per le reazioni imbarazzate e atterrite degli adulti che lo circondano. In altre parole: il bambino di 3 o 4 anni si diverte a dire parolacce “per vedere l’effetto che fa” (parafrasando una famosa canzone), senza un reale intento di sfida.

La maggior parte degli psicologi concorda nel ritenere inutili le minacce o le punizioni in questo caso: l’adulto deve limitarsi a chiarire con fermezza che non si dicono. Una motivazione più che sufficiente è quella dell’offesa: le parolacce offendono e fanno del male alla persona a cui sono rivolte.

In sostanza, i consigli sono:

  • Coerenza ed esempio: non usiamo le stesse parolacce che volete evitare; cerchiamo di essere modelli virtuosi, fornendo ai bambini un vocabolario di paroline magiche (grazie, per favore, scusa, ti voglio bene)
  • Fermezza: un “Non si dicono queste parole. Possono fare del male” dopo ogni parolaccia, nel giro di poco dovrebbe servire. Attenzione: cerchiamo di spostare l’oggetto della frase sulla parolaccia e non sul bambino. In questo modo ci eviteremo sensi di colpa e mille altri problemi.
  • Serenità: nessun imbarazzo e niente paura; è una fase transitoria e comune a molti bambini, che passerà

Attenzione: che il bambino treenne dica parolacce è assolutamente normale: fa parte dello sviluppo del linguaggio e dell’apprendimento dei suoi usi sociali. Non è preoccupante, a patto che la reazione dei grandi sia ferma nello spiegargli che non si fa. Saremo noi ad insegnar loro che le parole non si usano così.

Diverso è se parliamo di bambini più grandicelli, tra i sei e i nove anni. In questo caso, le parolacce sono pronunciate con una certa consapevolezza: l’intento può essere quello di sfidare l’autorità dei genitori o di comunicare un malessere.

Le parolacce: un tassello del puzzle del rispetto

L’educazione, in questo caso, fornisce alcuni spunti interessanti ma, nella pratica, un po’ schizofrenici: da un lato la fermezza nel dire di “no”, dall’altro, però, non punire, non minacciare, non ricattare. La nostra reazione, per esempio, è stata più o meno questa:

Bello, ma se al mio “non si dice”, detto con tutta la fermezza del mondo, il bambino si volta dall’altra parte e continua a snocciolare tutto il suo vocabolario creativo, cosa faccio?

La risposta a questa domanda dipende in larga misura dall’esempio che diamo in famiglia: se siamo i primi a usare parolacce, purtroppo, è inutile crucciarsi: prima di pensare al bambino dobbiamo rieducare noi stessi. Altrimenti risulteremo poco credibili e inefficaci. Se invece siamo un modello di rispetto, dovremmo ragionare insieme al bambino (dai 6 anni in su): spiegargli che le parole hanno il potere di fare del male (ovvero procedere con lo SPUNT-ESERCIZIO qui sotto). Purtroppo, almeno, visto il panorama dei social network, il problema è che (spesso) siamo noi grandi a non renderci conto del potere delle parole.

SPUNT-ESERCIZIO: un po’ di rispetto al giorno

Se c’è un problema di rispetto (ripetiamo, sempre nel caso dei più grandicelli), accanto al dialogo in famiglia (ragionando su questo valore, perché è importante, come si declina nella vita quotidiana) può essere utile realizzare un calendario del rispetto. Si tratta di un semplice tabellone, in cui per ogni giorno inseriremo un gesto rispettoso compiuto a beneficio degli altri.

Non si risolve direttamente il problema delle parolacce, ma si modifica l’ambiente circostante: rimettendo al centro della vita della famiglia il rispetto degli altri, le parolacce verranno eliminate automaticamente in quanto “cattive”, inadeguate.

Quando rivolgersi a un esperto

Di fronte a bambini la cui gestione è particolarmente problematica, specialmente se le parolacce sono rivolte ai coetanei, potrebbe non essere sufficiente una lettura in rete. Se il problema è serio, meglio consultare uno specialista. Ricordiamo sempre che nessun blog, nemmeno il più autorevole (e nemmeno se a scrivere è un esperto) può sostituire la professionalità di uno psicologo o di un pedagogista clinico. Questa è una grande lezione di informazione e media education!

a cura di Matteo Princivalle