La difficoltà di stare con i bambini

Non esistono bambini difficili. Il difficile è essere bambini.

Frasi come questa sono disseminate ovunque sul web, ormai da qualche tempo. Ma sarà la verità?

Bambini difficili ce ne sono eccome, non certo per causa loro. La colpa non è dei bambini: è dell’ambiente, dell’insicurezza delle famiglie e della scarsa efficacia educativa della scuola (senza generalizzare, però: ci sono tanti bravi genitori e tante scuole che sono ancora officine dell’educazione e del pensiero critico).

I bambini difficili non sono frutto dei “maestri incapaci”, come una certa cronaca vorrebbe far apparire; sono il frutto, diabolico e complesso, di una società che ha dimenticato l’educazione da cima a fondo. Le difficoltà, spesso, nascono dalle nostre insicurezze e dal nostro tentativo di rendere tutto perfetto.

Ecco qualche cattiva abitudine che porta ai cosiddetti “bambini difficili” (abbiamo già parlato più volte di ciascuna di queste, ma vale la pena elencarle brevemente):

Mancanza di tempo per essere bambini

I bambini corrono, si sporcano e fanno rumore. Questo non è un segno di inciviltà o di chissà quale disagio psicologico: fa parte dell’essere bambino.
Se manca un po’ di tempo ogni giorno per essere bambini, allora nasceranno le difficoltà

Mancanza di comprensione dell’essere bambini

I bambini disegnano senza per questo avere la pretesa di essere artisti. La loro arte è spontaneità, espressione del sé, energia allo stato puro. Spesso, sbagliando, tentiamo di rendere ogni passatempo una lezione; dal disegno al gioco con le costruzioni.
Lasciateli scarabocchiare: stanno dando forma ai loro pensieri e al loro sé.

Mancanza di regole

Le regole ci vogliono, eccome se ci vogliono. Chi dice il contrario, mente sapendo di mentire (oppure non ha mai visto un bambino!). Nella nostra società è difficile imporsi, a costo di sopportare un capriccio o ricorrere a una punizione, ma è necessario. Tenete duro, con tutto il nostro sostegno.

Dicotomia vincitori/vinti

Una volta si giocava e basta. Adesso si gioca per vincere, per fare un risultato, per competere. Non fraintendeteci: la competizione è nata insieme all’uomo, ed è sacrosanta. Però, la nostra società l’ha esasperata lasciandola infiltrare anche tra le maglie dell’amicizia e della famiglia, scatenando tensioni e infelicità.

Questi errori educativi non li abbiamo tirati fuori dal cilindro: sono la visione comune di gran parte dei pedagogisti e degli educatori contemporanei. Notate niente di strano? Noi sì: l’attenzione è sempre centrata sul bambino. Dimenticandoci, però, che c’è un altro attore fondamentale, il grande che, con quel bambino, si trova ad interagire.

Siamo talmente concentrati sul bambino, su come dovrebbe essere e cosa dovrebbe fare, da dimenticarci il benessere dell’adulto, genitore o educatore. Abbiamo dato per scontato il suo ruolo, sminuendone le fatiche e la complessità. Abbiamo assimilato i genitori ad “artigiani”, come se crescere un figlio fosse la stessa cosa che cucire un abito o realizzare una borsetta.

Secondo noi, esiste un’altra faccia della medaglia, più oscura: il difficile, oggi, non è tanto essere bambini, ma stare con i bambini. Normative da una parte, ossessione per la sicurezza dall’altra, famiglie iperprotettive e insicure, una società che giudica tutto e tutti. Stare con i bambini richiede sensibilità, ma anche forza: la forza di riconoscere cosa può far loro bene e cosa no. La forza di capire quando è il momento di “fare una pausa”, di allontanasi un attimo dal bambino senza per questo sentirsi in colpa. Stare con i bambini richiede un cuore d’acciaio.

Ecco allora che il quadretto idilliaco con cui abbiamo cominciato muta: per lavorare con un bambino difficile non basta seguire quattro o cinque norme di buona condotta, peraltro dettate dal buonsenso. Bisogna essere degli eroi, dei cavalieri dei giorni nostri: dobbiamo sapere che avremo il mondo contro, e ciononostante avere ancora voglia di lottare per il futuro.

Forse, di cavalieri non ce ne sono più tanti: ecco perché proliferano questi “bambini difficili” (che poi, vogliamo parlare di cosa sia un bambino difficile? Ne esistono di semplici?).

a cura di Matteo Princivalle