Basta compiti a casa: ecco le prime scuola senza compiti

Nel mondo della scuola è in atto una piccola rivoluzione, quella dei compiti. Sono sempre di più i docenti e i dirigenti scolastici che rinunciano a questa forma di esercizio sostenendo la necessità per gli studenti di non avere incombenze nel tempo fuori da scuola.

Dopo il movimento “Basta compiti!”, che ha raggiunto in pochi mesi decine di migliaia di sostenitori, sono al via le prime sperimentazioni pratiche: sono 166 le classi che cominceranno un anno scolastico 2017/2018 senza compiti. (Repubblica, 6 settembre 2017)


La didattica senza compiti non è poco efficace?

Assolutamente no; chiaramente, bisogna ripensare la didattica; nell’istituto Biella II, ad esempio, si sono suddivisi gli argomenti in macro-aree, che vengono affrontati la mattina nel loro aspetto teorico e, nel pomeriggio, attraverso attività pratiche e laboratoriali. Questa pianificazione, che sta portando ottimi risultati, potrebbe essere esportata in numerosi altri istituti. Del resto i compiti, spesso svolti con l’aiuto dei genitori, senza alcun impegno, non sono un grande aiuto alla didattica, dato che emerge da numerose ricerche oltre che dalle testimonianze empiriche di tanti insegnanti.

La Finlandia, in cima alle classifiche legate all’istruzione, utilizza un sistema simile: meno ore a scuola, meno compiti, una didattica votata alla pratica. E’ proprio questo il modello a cui si sta guardando in Italia: un esempio di scuola d’avanguardia, che ha avuto il coraggio di rompere con la tradizione per realizzare un sistema davvero inclusivo e motivante.

Attenzione all’importanza dell’impegno: non scordiamocelo insieme ai compiti!

I compiti, insieme a tanti elementi negativi, avevano però un pregio: insegnare il rispetto delle scadenze, del lavoro duro e dell’impegno. Opinabile, dirà qualcuno, ma si tratta pur sempre del messaggio educativo delle esercitazioni a casa. Si può insegnare anche senza compiti? Naturalmente sì. Anzi, esistono tante metodologie didattiche efficaci per educare all’impegno (anche quando comporta qualche sacrificio). L’importante è rimetterle al centro dell’azione educativa, ma questo è compito di tutti noi: sono le famiglie, la scuola, i media che devono riconoscere la necessità di insegnare a lavorare sodo, e proporre attività di conseguenza. Possono essere laboratori, attività domestiche, non c’è un format predeterminato.

In questo senso, la questione dei compiti è un messaggio chiaro a mamme e papà: la scuola può continuare ad insegnare in modo efficace, ma ha bisogno di un’azione complementare, quella di una famiglia che educhi alla responsabilità. Visto che i genitori saranno liberati dall’incombenza dei compiti, possiamo pensare a definire delle linee guida, delle buone pratiche per raggiungere quest’obiettivo.

a cura di Matteo Princivalle