GLI STRANI ANIMALI DI COLONTOWN: BIANCA LA GALLINA STANCA

Bianca era una bella gallina di razza livornese, alta e robusta e dalle penne immacolate. Faceva parte di una covata di 10 campioni selezionati, e aveva tutte le caratteristiche per svolgere magnificamente il suo ruolo di gallina di razza (sapete, le uova e via discorrendo).

Senonché, fin dalla giovinezza, in lei si era manifestato uno strano fenomeno: Bianca era sempre, costantemente, continuamente, incommensurabilmente stanca. E la sua stanchezza era tale che non riusciva nemmeno a tenere gli occhi aperti durante il giorno. Ora, Bianca non riusciva nemmeno a dormire in piedi, come gli altri polli; ma era costretta a giacere sdraiata su un fianco, come se fosse morta.

Una cosa ridicola, oltre che indecorosa. Inutilmente il galletto Cormeo, suo sposo, aveva tentato di risvegliarla e di toglierla dal sopore: aveva provato con decotti di erbe cardiotoniche ( come la genziana allegres, la trumpadina forte e così via). Aveva provato col vino frizzante delle vigne del suo padrone; era ricorso ai bagni gelati; persino dei robusti colpi di becco sul collo della sua Bianca non avevano avuto nessun risultato. La pollastrella continuava a dormire come se niente fosse. Non vi dico, poi, che problema era l’alimentazione di Bianca.

bianca

Cormeo, ad onore del vero, si comportava con molto amore, portandole leccornie di tutti i generi, bacche, vermetti, bruchi; semi che ficcava a forza nel becco della sposa addormentata. Bianca nei vari momenti in cui non dormiva profondamente, inghiottiva il cibo, farfugliava un ringraziamento a fior di becco, e poi ripiombava nel suo torpore. Cormeo era disperato: aveva interrogato tutti i più grandi medici della fattoria, Leonardo il mastino bugiardo, Fabiano il topo villano, Carla, l’oca che parla … ma nessuno di essi aveva capito niente.

Finché Cormeo non decise di recarsi a trovare Nicolò, pappagallo rococò, così chiamato perché le sue piume erano arricciate in quello stile stucchevole e pretenzioso. Questo Nicolò passava per un ciarlatano chiacchierone ed indisponente e a lui si rivolgevano gli animali inferiori, quelli più ignoranti e creduloni: e a Cormeo, che era un galletto intelligente, non piaceva troppo l’idea di rivolgersi al pappagallo. Ma alla fine, visto inutile ogni tentativo di rianimare la sua diletta Bianca chiamò Nicolò. Questi, da prima si fece pregare, poi chiese un onorario altissimo per la visita ed infine si decise ad arrivare con una messa in scena pacchiana e chiassosa, ma di indubbio effetto sulle anime semplici.

Cormeo, a stento nascondeva il suo disprezzo: e quando Nicolò cominciò a saltellare sopra di un piede solo, descrivendo un cerchio intorno alla gallinella dormiente, Cormeo si trattenne a stento dall’affibbiare un paio di beccate al petulante ciarlatano. Questi, intanto, aveva tratto da una borsa unta e sporca che teneva a tracolla un mucchio di oggetti eterogenei: una lametta de barba arrugginita, un pezzo di spago, un accendino, uno strano verme verde e lungo, una molletta da biancheria. Gli altri guardavano stupiti tutto quell’armeggiare, chi con scetticismo, chi con ammirazione, chi con indifferenza voluta.

Nicolò, continuando a gracchiare sortilegi incomprensibili e saltellando comicamente, aveva intanto tagliato cinque centimetri del verme verde riponendo il resto, insieme con la spago, nella borsa. Dalla stessa aveva poi tratto una candela, che aveva immediatamente acceso con l’accendino, e una pinzetta. Poi aveva fatto sparire anche l’accendino nella borsa e con la pinzetta aveva introdotto nel becco di Bianca i 5 cm di verme verde lasciandone sporgere un pezzettino fuori.

Con la molletta da biancheria, aveva poi stretto il becco di Bianca, in modo che il pezzetto di verme (si sarebbe saputo dopo che era una miccia di polvere da sparo) non cadesse fuori e nello stesso tempo non venisse inghiottito dalla gallina. Ed infine, con un roco gracchio propiziatorio Nicolò aveva accostato la candela accesa al becco di Bianca. L’atto era stato così rapido, che Cormeo non fece nemmeno in tempo a muoversi per arrestare il pappagallo, la miccia si incendiò con uno sfrigolio sinistro e cominciò a bruciare mandando un fumo acre.

Bianca tossì, ma la molletta che chiudeva il suo becco le impedì di sputar tutto (cioè la miccia ardente). Cormeo era così esterrefatto da non riuscire a fare un gesto quasi fosse paralizzato. Come la miccia ebbe terminato di bruciare, Bianca aprì un occhio, poi l’altro (nel frattempo Nicolò le aveva tolto la molletta) poi sputò la miccia bruciacchiata e disse ”Ho fame“!!!

Fu subito un accorrere di polli con becchime, vermelli e ogni ben di Dio che Bianca fece fuori in un baleno. Poi la gallinella, ormai sveglia e pimpante chiese: “Ma quanto ho dormito”? E senza nemmeno attendere la risposta cominciò a fare un uovo, e poi un altro, e poi un terzo … insomma, in pochi minuti mise lì 13 uova calde calde che era una bellezza vederle.

Cormeo non stava più in sé dalla contentezza e non finiva di complimentare e ringraziare Nicolò che, ad onor del vero accettava gli omaggi con una inaspettata dignità. Intanto Bianca correva a destra e sinistra, sembrava che volesse ricuperare tutto il tempo perduto, tutte le ore passate in stanchezza. E da quel giorno la nostra pollastrella divenne una delle più attive e saltellanti galline del pollaio e visse a lungo felice con il suo Cormeo.

 

Tratto da: “Gli strani animali di COLONTOWN”, di F. Nicolò Alberti. Ricordo che le storie di questa raccolta ci sono state gentilmente concesse da Leonardo Alberti per la pubblicazione. Per gli articoli originali, si veda il suo blog: DICO LA MIA

Le illustrazioni sono bellissimi collage di Eugenia Loli, artista che opera negli Stati Uniti. Date un’occhiata al suo sito o alla pagina Facebook! Portale Bambini è sempre al lavoro per trovare l’arte migliore 😉