Bon ton a tavola: non è solo etichetta, ma un atto d’amore

Il rispetto e l’educazione passano dai piccoli gesti, da abitudini quotidiane che fanno sempre molto bene. Oggi i bambini si alzano da tavola a loro piacimento, anche senza chiedere il permesso, stanno seduti in posizioni da menzione al circo, non dicono buon appetito e spesso pretendono di tenere accesa la tv in cucina.

Un quadro apparentemente apocalittico che in realtà non dovrebbe stupirci: quanti adulti dicono “Grazie” e “Prego”? Quanti mettono l’iphone nella borsa durante il pasto? Lo sappiamo, scrivere di queste cose ci fa assurgere al ruolo di moderni Giovanni della Casa o, forse, di bacchettoni.

In fondo si tratta di convenzioni sociali … Che cosa cambierà mai se utilizzo le buone maniere a tavola o invito i miei figli a fare lo stesso? Semplice: l’educazione alla gentilezza, che in termini teorici sfocia in riflessioni sull’empatia e l’intelligenza emotiva, nella pratica si concretizza nel modo in cui ci comportiamo.

IL GALATEO È RISPETTO RECIPROCO

Ecco perché oggi, non volercene, facciamo una brevissima digressione sul bon ton a tavola e su qualche strategia per lavorare insieme ai bambini e migliorarci. Non perché sia fondamentale che il galateo entri in ogni casa, ma perché siamo convinti insegnare ai bambini a stare composti e mangiare educatamente, non sia solo una mera questione di etichetta, ma un’abitudine che permette di capire tanto di più sul rispetto reciproco.

Lavorare sulle buone maniere significa metterti in gioco come genitore e far sì che i tuoi valori si traducano in microazioni, da riflettere in ogni gesto. Si tratta di un messaggio educativo che ti aiuterà a sentirti a tuo agio in ogni occasione.

Per cui pensaci, quando, troppo stanchi per rimproverare, lasciamo correre. Non si tratta di quieto vivere, ma di dare l’ABC del rispetto.

COACHING CREATIVO, A BASE DI BUONE MANIERE

Come sempre bisogna partire da poche regole ben definite, rafforzate dal buon esempio. Si tratta di una pratica quotidiana che richiede coerenza; non ha senso pretendere l’educazione al ristorante se poi si lascia correre a casa. La buona educazione è fatta di pazienza, è un percorso quotidiano.

L’importanza del buon esempio
Pensa a noi adulti, che spesso mangiamo in piedi, al volo. Ricordati che noi per primi dobbiamo sederci e condividere qualche momento di serenità. Solo vedendoti  mangiare in modo composto, i bambini potranno imitarti.

Apparecchiate insieme la tavola
Farti aiutare dai bambini in cucina è un buon modo per mettere in risalto il momento del pasto, allestendo una tavola curata e piacevole. È anche un ottimo stimolo per la creatività: fai scegliere ai più piccoli il colore dei tovaglioli o realizza con loro dei segnaposto.

Niente sprechi
La tavola è una grandissima scuola di vita: insegna a gustare, assaporare e non sprecare. Se ti trovi di fronte dei piccoli inappetenti, uno dei trucchi è di servire la porzione di cibo in piccole quantità e in un piatto da bambino. Ancora meglio se riesci a coinvolgerli nella preparazione di una pietanza: nulla di elaborato, anche solo fargli aggiungere un pizzico di sale per loro è una grande conquista.

Mettete tutto a tavola
Un consiglio pragmatico è quello di apparecchiare la tavola avendo l’accortezza che ci sia tutto ciò che serve: così non sarai costretta/o ad alzarti, distraendo o incentivando a farlo anche i più piccoli.

Calibrate i tempi e rispettate le regole
E’ difficile tenere seduti i bambini per molto tempo, per cui cerca di organizzare il pranzo in modo tale che sia compatibile con le loro esigenze. Ricorda inoltre che sul tavolo è accettato tutto ciò che è funzionale al consumo pasto, non si dovrebbero ammettere giochi, tablet, videogiochi e tanto meno il nostro cellulare.

Chiedi infine di stare seduti composti: può sembrare antiquato, ma è uno dei primi segnali di rispetto che diamo ai bambini. Imparare, attraverso la condivisione, a stare a tavola, aiuta a sviluppare autostima, indipendenza e l’attitudine a relazionarsi con gli altri. Diventa una grande palestra di vita, un successo più di quanto non sembri.