Il bosco delle occasioni perdute

C’era una volta un paesino come tanti, una manciata di casette di pietra e vicoli stretti, nel verde della collina. La gente del paese trascorreva operosa le giornate, chi dedicandosi ai lavori in bottega, chi ai campi. Apparentemente tutto filava liscio: non c’era motivo di fare nulla di diverso da ciò che accadeva tutti i giorni, così tranquilli e ben scanditi.

Ben presto però, forse portato dal vento di primavera, un sentimento iniziò ad insinuarsi negli animi delle persone. Erano tutti strani, inquieti: c’era chi voleva più energie, per lavorare meglio e produrre di più; chi più saggezza, per valutare accuratamente gli affari e trarne vantaggio; chi infine più tempo per girare tra i prati fioriti e rilassarsi sulle sponde del ruscello. Non che tutto ciò fosse un male. Solo che, giorno dopo giorno, ora dopo ora, questi desideri diventavano più forti e il non poterli soddisfare rendeva tutti tristi e scontenti.

Finché, una mattina, un gruppo di giovani intraprendenti decise di avventurarsi nel bosco vicino a cercare fortuna. Era un luogo solitamente poco frequentato, cupo e sinistro, avvolto da un imperturbabile silenzio. Chi vi entrava, non faceva ritorno. Ecco perché gli abitanti del paesino, saggi e prudenti, lo chiamavano il bosco delle occasioni perdute. Quelli che restavano, dediti alla vita di tutti i giorni, si struggevano aspettando gli avventurosi concittadini, nella speranza che tornassero. Questo non succedeva mai, gettando nello sconforto chi non aveva salutato un amico, chi non aveva detto al proprio marito che gli voleva bene, chi non aveva rincuorato un figlio.

Ma la situazione non era affatto preoccupante, solo che gli abitanti del villaggio non potevano saperlo. Chi si avventurava, non tornava per un semplice motivo: perché tra le piante, immerse nel profumo di foglie bagnate, forse davvero si verificava una magia. Tutti, a poco a poco, trovavano un senso, la voglia di andare oltre, più lontano. E, dopo tanto girovagare, il bosco si apriva su una radura, invasa dalla luce. Da lì si intravedevano, come minuscoli punti in lontananza, nuovi villaggi, un formicaio di strade. E, in fondo a tutto, il blu del mare.

il bosco delle occasioni perdute

Non si poteva tornare indietro di fronte alla meraviglia della scoperta, del viaggio, delle bellezze incontrate. Solo che … Restava il rimpianto di non aver salutato gli amici, di non averli rassicurati che tutto andava bene. Che sarebbe sempre andato tutto bene. Ma come fare a lasciare la strada nuova per la vecchia? I valorosi che avevano attraversato il bosco e non si erano persi guardavano avanti, ormai lontani, pur tristi per gli affetti che si erano lasciati alle spalle.

Fu così che decisero di chiedere aiuto al sole e alla luna, pregandoli di abbracciare gli alberi e regalargli colore. E gli astri li accontentarono, commossi: tronchi e foglie divenivano rosati all’alba, quando il sole posava i primi raggi sulla terra; violacei e azzurri al tramonto, mentre la luce cedeva il passo alle prime stelle e al manto vellutato della notte. Uscendo dalle casette di pietra o facendovi ritorno, gli abitanti del villaggio iniziarono ad osservare sempre più stupiti quel tripudio di colori. E capirono che erano parole sussurrate ai loro cuori: gli amici lontani sarebbero tornati. E, se non avessero fatto ritorno, il ricordo era così vivo da poterli sentire accanto a sé. Da quel giorno il magico luogo venne ribattezzato il bosco delle attese. I colori parlavano di speranza, indipendentemente dalla strada intrapresa dai viaggiatori.

Alessia De Falco

Art by: Boris Stajevski