Il “buon comportamento” non è merce di scambio

Diciamo sempre che le regole sono fondamentali per la vita in famiglia. Quindi, vanno fatte rispettare. Attenzione, però, alla trappola del ricatto: le regole non sono merce di scambio, così come non lo è il buon comportamento.

LA TRAPPOLA DEL “SE TI COMPORTI BENE…”

Un esempio classico è quello in cui le regole diventano una merce di scambio, una sorta di piccolo ricatto morale. Immaginiamo che nella nostra famiglia ci sia la regola secondo cui pranzo e cena si svolgono seduti a tavola in modo composto (come spesso ricordiamo, ogni famiglia deve darsi le sue regole).

Adesso, immaginiamo che uno dei piccolini non rispetti questa regola, dimenandosi sulla sedia peggio di uno scoiattolino! Quanti di noi non hanno tentato almeno una volta la soluzione: “Se finisci di mangiare seduto per bene, poi puoi usare la play station” promettendo un piccolo premio in cambio del buon comportamento?

Questo meccanismo è molto, molto pericoloso: rischiamo che il bambino intenda il suo “buon comportamento” come una merce di scambio, da barattare con i vari oggetti dei suoi desideri. In sostanza: se noi cominciamo questo ricatto, ci penseranno loro a portarlo avanti, usandolo presto contro di noi: “Faccio i compiti, ma poi mi compri le figurine”.

Purtroppo, è una soluzione altrettanto diffusa, perché è facile. Proporre un oggetto di scambio ci permette di far leva sulla motivazione del bambino e di evitare le discussioni.

LE REGOLE COME VALORE SOCIALE

Il problema, in questi casi, non è del bambino né del genitore, ma di debolezza delle regole! Secondo noi, le regole devono essere poche ma buone. Quelle non possono essere negoziate, non c’è spazio per la trattativa né per il ricatto. Le regole si rispettano perché servono a tutelare i valori della famiglia (e, in alcuni casi, il benessere dei suoi componenti). Questa spiegazione deve bastare. Naturalmente discutere dell’importanza di queste regole con i bambini è un ottimo esercizio, così come cominciare dall’esempio e allenarsi a rispettarle insieme.

Se d’inverno si chiede ad un bambino di indossare sciarpa e cappello, non si tratta di una questione negoziabile, ma di un’imposizione: tutelarne la salute è la priorità. Potrà scalciare e lamentarsi (e sicuramente lo farà), ma il messaggio che deve passare è: ti voglio bene, per questo, ora, ti obbligo a fare questa cosa, che ti è sgradita.

Solo con questa fermezza eviteremo di cadere nel tranello dei ricatti, tranello che spesso finisce per sgretolare la relazione familiare o di educare una generazione viziata. In questo caso, la differenza tra autoritarismo e autorevolezza è nel fatto che non si usa la forza per imporre la regola ma unicamente la propria fermezza, motivata da una solida ragione.