I cartoni animati possono aiutare ad imparare? Il caso di Frozen

Cartoni animati: aiutano ad imparare? Scopriamolo con Frozen.

Cartoni animati: sì o no?

I cartoni animati sono da sempre al centro di un’accesa diatriba. Spesso demonizzati o criticati, possono però assumere una funzione positiva in sinergia con altre strategie di apprendimento. Lungi dal voler affermare che un cartone animato può sostituire la figura educativa di riferimento, quale può essere un genitore, un nonno, le maestre, ci preme però sottolineare che i media pervadono la nostra quotidianità. Si tratta dunque di strumenti di socializzazione in grado di influenzare l’identità collettiva e la percezione della realtà.
Solo per fare un esempio, la classicissima televisione, ormai un old media, è il primo mezzo ad essere fruito in autonomia dai bambini. Il cartone animato diventa dunque, se ben utilizzato, un potenziale formativo da sfruttare in modo corretto.
Occorre ovviamente sapersi orientare nella vasta offerta che oggi abbiamo a disposizione, dalla tv ai dvd, ricordandoci sempre che i media e i cartoni animati sono strumenti al nostro servizio, non nostri sostituti.



Anna e Elsa: cosa ci insegnano?

Come abbiamo detto, non stiamo certo incentivando a “parcheggiare” i piccoli spettatori davanti ai cartoni animati. Stiamo però sottolineando il fatto che i messaggi inviati ai bambini da tv e cinema hanno un ruolo fondamentale nella percezione del mondo.
Prendiamo il caso specifico di Frozen, il film di animazione Disney che ha spopolato nelle sale cinematografiche e nelle nostre case.
Ci troviamo di fronte a personaggi e a messaggi nuovi: non c’è più la dicotomia classica e netta tra buono e cattivo, la psicologia dei personaggi è più sfumata, le eroine più intraprendenti rispetto alle classiche principesse. Inoltre si affronta il tema dell’amore fraterno mettendo in secondo piano la storia d’amore tra la bella principessa e il valoroso principe. Questa evoluzione nella storia può essere sicuramente un punto di partenza per confrontarci con i nostri bambini su temi delicati come ad esempio il sapersi sacrificare per gli altri, che è poi il dono più grande che Anna ed Elsa si fanno reciprocamente.

Oltre i cartoni animati: il gioco

Abbiamo parlato di come il cartone possa diventare uno spunto di riflessione, invitandovi ad una sorta di “cineforum familiare”. Ora vogliamo fare un passo avanti: spesso in parallelo all’uscita di un nuovo film di animazione, l’industria del giocattolo riversa sul mercato una quantità pressoché infinita di gadget a tema che, in parte, consolidano il successo del cartone stesso, lavorando sull’identificazione e l’emulazione dei più piccoli. Difficile quest’anno a Carnevale trovare una bambina tra i tre e gli otto anni che non sfoggiasse l’abito azzurro di Elsa.
Sicuramente è un fenomeno cui bisogna prestare attenzione: noi per primi siamo convinti che si debba evitare l’omologazione o un condizionamento eccessivo.
Tuttavia il merchanding e le campagne pubblicitarie fanno parte dei giochi: perché allora non sfruttarle a nostro favore, andando a cercare non solo l’elemento ludico, ma anche lo strumento educativo capace di attirare l’attenzione dei più piccoli grazie all’abbinamento con i loro beniamini?

Facciamo solo qualche esempio per chiarire meglio l’idea. Di seguito riportiamo alcuni giochi educativi proposti da alcune case produttrici di giocattoli. Si tratta delle rivisitazioni di grandi classici, come Memory o il Sapientino, utilizzando i personaggi di Frozen, sicuramente capaci di attirare l’attenzione dei più piccoli.

Chiaramente non vogliamo demonizzare la parte del merchandising più focalizzata sull’elemento puramente ludico: la bambola di Elsa che Canta o il bracciale spara ghiaccio costituiscono sicuramente dei divertimenti per i nostri bambini. Riteniamo però interessante dare una chiave di lettura diversa ai grandi successi cinematografici, in questo caso Frozen, proponendoli come parte di un progetto educativo più ampio. In quest’ottica, i personaggi tanto amati dai nostri bambini possono essere dunque considerati, con la giusta chiave di lettura, dei preziosi alleati.
Stiamo sottolineando l’evoluzione del concetto di alfabetizzazione che passa da “saper leggere e scrivere” al più ampio concetto di “saper comprendere il mondo circostante”, anche sfruttando contenuti e strumenti diversi.




L’approccio critico all’utilizzo dei media è sicuramente un valore aggiunto. In parallelo, anche l’utilizzo di giochi che magari richiamino l’attenzione sui beniamini dei nostri bambini, in questo caso Elsa, Olaf, o Anna, possono diventare nostri compagni per insegnare in maniera giocosa qualcosa di nuovo ai più piccoli.

E se ci mancano i classici? Arriva Andersen ad aiutarci

Come abbiamo detto Frozen è sicuramente uno dei cult movie del cinema di animazione degli ultimi anni. Il successo è dovuto a una serie di fattori e, in primis, alla capacità di innovare il modello classico e la narrazione che di solito caratterizzano i film Disney, pur partendo da una fiaba classica.
Forse non tutti sanno che il film è liberamente ispirato al racconto di Hans Christian Andersen “La regina delle nevi” e che già negli Anni Quaranta la Disney aveva iniziato a lavorare al progetto, senza riuscirvi a causa del disaccordo con i discendenti dello scrittore.
Per fortuna nel tempo le cose sono cambiate, dando origine alla versione cinematografica che, tuttavia, mantiene ben poco dell’originale.
Ad esempio il principe Hans e Olaf non sono presenti nello scritto di Andersen, il re dei Troll è un personaggio malvagio. Inoltre nella prima versione a marchio Disney, Elsa era pensata come l’antagonista di Anna. Dalla versione originale è stata mutuata la scheggia di ghiaccio nel cuore.
Indipendentemente dalle variazioni introdotte al racconto, che forse lo hanno reso più moderno e al passo con i tempi, potrebbe essere interessante anche rileggere la versione originale: una fiaba in sette sezioni, ognuna delle quali descrive una vicenda compiuta, in cui il leit motiv è la cattivissima regina delle nevi.