Categoria: educazione

La macchina della gentilezza

La macchina della gentilezza è un laboratorio di educazione positiva che abbiamo realizzato a partire dal racconto “Il delfino gentile” tratto dal nostro libro “Il viaggio del fennec“. Vi consigliamo di proporre il laboratorio dopo aver letto il racconto.

OBIETTIVO:

Educare all’introspezione e alla riflessione sui propri sentimenti (autoconsapevolezza) e sugli effetti delle proprie azioni sull’altro (empatia). Autoconsapevolezza ed empatia sono due competenze chiave per sviluppare l’intelligenza emotiva, necessaria tanto per il benessere quanto per il successo scolastico e professionale. Questo obiettivo rientra nelle linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica e in particolare riguarda la promozione del benessere psicofisico (Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, MIUR).

COME FUNZIONA:

  • Si consegna a ciascun bambino la sua “macchina della gentilezza”.
  • I bambini dovranno azionare la macchina scrivendo nella parte superiore (contrassegnata dal numero 1) un’azione gentile che hanno compiuto in passato.
  • A seguire, dovranno scrivere nel primo bicchiere alla base della macchina, contrassegnato dal numero 2, il proprio stato d’animo dopo aver compiuto quell’azione (“Come ti sei sentita/o?”) e nel secondo bicchiere, contrassegnato dal numero 3, come ha reagito la persona che ha ricevuto un beneficio da quell’azione gentile.

MATERIALI:

IL LIBRO:

IL VIAGGIO DEL FENNEC

Autore: Matteo Princivalle
Illustratore: Alessia de Falco
ISBN: 978-8878365063

Il viaggio del fennec è una raccolta di dieci favole positive che hanno come protagonisti altrettanti animali. Non si tratta delle volpi, dei lupi e dei leoni a cui ci ha abituato Esopo e Fedro ma fennec, pirarucu e canguri arboricoli, creature poco conosciute dai nostri bambini, ma fortemente radicate nelle culture dei loro paesi d’origine. Proprio dalle testimonianze dei missionari (religiosi e laici) presenti in questi paesi abbiamo preso spunto per dar vita a personaggi curiosi, affascinanti, portatori di un messaggio universale: quello che parla di fratellanza, lealtà, solidarietà. A ogni favola corrisponde una breve descrizione dell’animale protagonista, allo stato naturale, e un gioco tradizionale del territorio di riferimento.

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Tessere di gentilezza

Tessere di gentilezza è un laboratorio di educazione positiva che abbiamo realizzato a partire dal racconto “Il delfino gentile” tratto dal nostro libro “Il viaggio del fennec“. Vi consigliamo di proporre il laboratorio dopo aver letto il racconto.

OBIETTIVO:

Contribuire alla costruzione di un ambiente positivo attraverso la diffusione e la promozione di pratiche di gentilezza. Potete inserire questo laboratorio nella programmazione di educazione civica in quanto mira alla “costruzione di ambienti di vita, di città, la scelta di modi di vivere inclusivi e rispettosi dei diritti fondamentali delle persone” (Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, MIUR).

COME FUNZIONA:

  • Si dividono i bambini in gruppi di quattro.
  • Ad ogni gruppo verrà consegnato un “puzzle della gentilezza”, composto da quattro tessere.
  • Ogni bambino dovrà riempire una tessera del puzzle scrivendo un’azione gentile che ha compiuto in passato e che gli piacerebbe suggerire anche ai compagni; successivamente dovrà colorare la tessera.
  • A questo punto esistono due alternative: incollare tutte le tessere sciolte su un cartellone oppure chiedere a ogni gruppo di rimettere insieme le tessere del loro puzzle e incollarle su un foglio di cartoncino. In questo caso il puzzle finale verrà composto accostando i cartoncini realizzati da ogni gruppo.
  • Infine, ogni gruppo dovrà leggere agli altri le azioni gentili che ha inserito nelle tessere del suo puzzle. È possibile anche far copiare sul quaderno le frasi: in questo modo ogni bambino avrà una raccolta di azioni gentili da cui trarre ispirazione.

MATERIALI:

IL LIBRO:

IL VIAGGIO DEL FENNEC

Autore: Matteo Princivalle
Illustratore: Alessia de Falco
ISBN: 978-8878365063

Il viaggio del fennec è una raccolta di dieci favole positive che hanno come protagonisti altrettanti animali. Non si tratta delle volpi, dei lupi e dei leoni a cui ci ha abituato Esopo e Fedro ma fennec, pirarucu e canguri arboricoli, creature poco conosciute dai nostri bambini, ma fortemente radicate nelle culture dei loro paesi d’origine. Proprio dalle testimonianze dei missionari (religiosi e laici) presenti in questi paesi abbiamo preso spunto per dar vita a personaggi curiosi, affascinanti, portatori di un messaggio universale: quello che parla di fratellanza, lealtà, solidarietà. A ogni favola corrisponde una breve descrizione dell’animale protagonista, allo stato naturale, e un gioco tradizionale del territorio di riferimento.

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Intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva è quella forma di intelligenza che permette di: 1) percepire, valutare e esprimere le emozioni, 2) creare e utilizzare i sentimenti come forma di organizzazione dei pensieri, 3) capire e regolare le emozioni, utilizzandole come elementi per la crescita dell’individuo.

Il concetto di intelligenza emotiva, così come lo conosciamo oggi, è frutto di un lungo percorso di ricerca e del contributo di molti psicologi. Ci sembra utile partire un po’ da lontano, per arrivare agli autori noti ai giorni nostri, quali ad esempio Daniel Goleman, con l’obiettivo di mostrarvi come l’intelligenza emotiva sia un tema che sta a cuore all’uomo da sempre, forse perché ne rappresenta la sua più intima essenza.
Nel 1920 lo psicologo americano Edward Thorndike catalogò e descrisse differenti tipologie di intelligenza, tra cui l’intelligenza sociale, cioè la capacità di gestire le relazioni interpersonali. Successivamente, nel 1958, David Wechsler, l’ideatore del test denominato WAIS (Wechler Adult Intelligence Scale), descrisse sia gli elementi razionali, sia quelli irrazionali dell’intelligenza, evidenziando come gli elementi irrazionali, quali ad esempio l’affettività, i fattori personali e sociali, potessero essere considerati dei predittivi del successo nella vita.

I primi a parlare di intelligenza emotiva sono stati i professori  Peter Salovey e John D. Mayer, che la definirono già nel 1990. La definizione originale, tuttavia, presentava alcuni limiti poiché non faceva accenno ai sentimenti. Così, fu mutata nella seguente: “L’intelligenza emotiva coinvolge l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione; l’abilità di accedere ai sentimenti e/o crearli quando facilitano i pensieri; l’abilità di capire l’emozione e la conoscenza emotiva; l’abilità di regolare le emozioni per promuovere la crescita emotiva e intellettuale”. Questa definizione è ad oggi condivisa dalla maggior parte degli studiosi.
Reuven Bar-On ha contribuito nel 1997 a definire il Quoziente Emotivo, considerando l’intelligenza emotiva come la capacità di comprendersi gli uni gli altri, in modo empatico e sapendo fronteggiare i diversi scenari che si presentano via via nella vita (adottando quindi un approccio resiliente).

Il concetto di intelligenza emotiva, tuttavia, ha raggiunto l’opinione pubblica soprattutto grazie allo psicologo americano Daniel Goleman, che nel 1995 ha pubblicato il libro “Intelligenza emotiva“, best-seller internazionale e ottimo punto di partenza per chi vuole addentrarsi in questo campo. Secondo le fonti scientifiche riportate dallo psicologo, la nostra mente è divisa in due: una parte è quella razionale, l’altra è quella emozionale. La mente emozionale, da cui nasce l’intelligenza emotiva, agisce prima e più a fondo di quella razionale (la prova empirica è che le emozioni sono molto più potenti, istintive e pervasive dei pensieri razionali).

Goleman ha individuato e descritto cinque componenti fondamentali dell’intelligenza emotiva:

  • Consapevolezza delle proprie emozioni: la capacità di riconoscere, comprendere e analizzare le proprie emozioni; 
  • Dominio delle proprie emozioni: la capacità di controllare i comportamenti indotti dalle emozioni che proviamo; 
  • Motivazione: la capacità di trovare fini, guidati dalle emozioni, per agire; 
  • Empatia: ovvero la capacità di “sentire” le emozioni altrui;
  • Abilità sociale: la capacità di stare, vivere e lavorare a contatto con altre persone.

Queste cinque componenti sono utili per approfondire la definizione iniziale di intelligenza emotiva (quella che abbiamo usato all’inizio dell’articolo) e per capire meglio il suo funzionamento.

Abbiamo realizzato una mappa concettuale per ordinare tutti questi concetti:

Clicca per ingrandire la mappa.

Approfondimenti

  1. John Gottman, psicologo e psicoterapeuta autore di vari libri sull’intelligenza emotiva, sostiene che tutte le emozioni e tutti i sentimenti sono leciti, mentre non tutti i comportamenti lo sono. Un elemento chiave per allenare l’intelligenza emotiva, dunque, è il controllo di sé. Ne abbiamo parlato nell’articolo “Il problema non è nei sentimenti ma nei comportamenti” e ne “Le tre zone del comportamento“.
  2. Sempre Gottman propone una funzione originale per i genitori: quella di allenatori emotivi. In questa veste, il genitore ha il compito di educare alle emozioni, al loro riconoscimento e al controllo di sé. Ne abbiamo parlato negli articoli “I dieci comportamenti chiave dei genitori allenatori emotivi“, “Le cinque fasi dell’allenamento emotivo” e “La tecnica del sostegno graduale“.
  3. L’intelligenza emotiva dei bambini non si sviluppa in modo lineare, ma segue uno specifico calendario emozionale.
  4. Daniel Goleman riferisce di un programma sperimentale della Duke University, legato allo sviluppo dell’intelligenza emotiva nei ragazzi più irascibili e turbolenti. Il follow up ha rivelato che più questi ragazzi avevano seguito le lezioni del programma, tanto più erano migliorati la capacità di controllarsi e la predisposizione ai rapporti interpersonali. Ne abbiamo parlato nell’articolo “Intelligenza emotiva per controllare la collera“.
  5. Lo studio dell’intelligenza emotiva è reso necessario dai cambiamenti del mondo contemporaneo, che ci portano a trascorrere sempre meno tempo con gli altri o a riflettere su noi stessi. Ne abbiamo parlato nell’articolo “Perché abbiamo bisogno di educazione emotiva“.
  6. Una buona idea è quella di inserire nel curricolo scolastico un percorso di scienze del sé. Se manca il tempo, tuttavia, l’educazione emotiva può essere inserita all’interno dei programmi delle altre discipline. Abbiamo ripreso alcuni suggerimenti di Goleman nel nostro articolo sull’educazione emotiva cammuffata.
  7. Gli studi sull’intelligenza emotiva nascono dalla necessità di approfondire tutti quegli aspetti dell’intelligenza che non sono legati al Q.I. (il Quoziente Intellettivo). Goleman, ad esempio, utilizza come punto di partenza il fatto che solo il 10-20% delle persone con Q.I. elevato ha successo sul lavoro. Ciò significa che esistono altri elementi, più importanti, che permettono di predire il successo nella vita e il benessere personale. L’intelligenza emotiva è uno di questi, al punto che vari studiosi stanno lavorando al concetto di Q.E., ovvero il Quoziente Emotivo (o Emozionale).
  8. La riflessione al punto 7 è stata approfondita da Howard Gardner, nella sua teoria delle intelligenze multiple. Gardner, tuttavia, non parla esplicitamente di intelligenza emotiva ma di intelligenza intrapersonale e intelligenza interpersonale (due costrutti simili).
  9. Goleman ritiene che se venissero implementati in modo efficace corsi di educazione emotiva e educazione sentimentale sarebbe possibile contrastare in modo efficace i danni causati dall’analfabetismo emotivo.
  10. Salovey, Meyer e Caruso hanno messo a punto il MSCEIT™, una batteria di test psicometrici per misurare e valutare l’intelligenza emotiva. Esistono anche numerosi test non scientifici per valutare l’intelligenza emotiva, come il nostro test per l’intelligenza emotiva, adattato a partire dalla versione in lingua inglese curata dal dott. Travis Bradberry.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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BIBLIOGRAFIA
J. Alexander, Il nuovo metodo danese per educare i bambini alla felicità a scuola e in famiglia, Newton & Compton, 2018
U. Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli, 2008
D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011
D. Goleman, Lavorare con intelligenza emotiva, BUR, 2000
J. Gottman, Intelligenza emotiva per un figlio: una guida per i genitori, BUR, 2015
David Hamburg, “Today’s Children: Creating a Future for a Generation in Crisis”, New York, Times Books, 1992
P. Salovey e D. J. Sluyter, “Emotional development and emotional intelligence: “educational implications”, Basic Books, 1997

Piccolo test per misurare il Quoziente Emotivo

La maggior parte delle persone che si avvicinano al concetto di intelligenza emotiva desiderano sapere se esiste un test capace di misurare questa preziosa dote.

Il principale test psicometrico per l’intelligenza emotiva è il MSCEIT™, elaborato dai professori e ricercatori Salovey, Meyer e Caruso. Questo test è stato tradotto e adattato anche in lingua italiana, da Giunti Psychometric. Come tutti i test psicologici, anche questa batteria di test deve essere somministrata da un professionista.

Per una valutazione più immediata, benché meno scientifica, esiste un breve test messo a punto dal dott. Travis Bradberry, autore del saggio “Emotional Intelligence 2.0” ed esperto di intelligenza emotiva, per huffpost.com, che abbiamo tradotto e adattato. Come sottolinea lo stesso autore, questo test non ha pretese cliniche o scientifiche, ma si basa sulla valutazione, attraverso una serie di domande, dei principali fattori che compongono l’intelligenza emotiva.

Test per l’intelligenza emotiva

Rispondi alle domande seguenti. Puoi rispondere “Sì” o “No”.

  1. Hai un vocabolario emotivo ricco?
  2. Conosci i tuoi punti di forza e i tuoi punti di debolezza?
  3. Sei curiosa/o?
  4. Sei contento/a di quello che hai?
  5. Ti piace conoscere nuove persone?
  6. Sei flessibile e aperta/o al cambiamento?
  7. Sai dire di no?
  8. Dormi a sufficienza?
  9. Hai paura del cambiamento?
  10. Ti fai influenzare dalle persone tossiche?
  11. Ti offendi facilmente?
  12. Ti capita spesso che qualcuno rovini la tua giornata?
  13. Rimugini sulle tue emozioni e sui tuoi pensieri?
  14. Esageri con la caffeina?

Come calcolare il tuo grado di intelligenza emotiva? Comincia attribuendo un punteggio alle risposte che hai dato, utilizzando lo schema seguente:

  • Per le domande da 1 a 8, se hai risposto “Sì” ottieni 1 punto e se hai risposto “No” ottieni 0 punti;
  • Per le domande da 9 a 14, se hai risposto “Sì” ottieni 0 punti e se hai risposto “No” ottieni 1 punto.

Il massimo di punti che potete totalizzare è 14, la media è 7. Questo significa che se avete ottenuto più di 7 punti, è probabile che abbiate un grado di intelligenza emotiva sopra la media. Che punteggio avete ottenuto?

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

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Perché abbiamo bisogno di educazione emotiva

Nel nostro paese, l’intelligenza emotiva è ancora molto sottovalutata. C’è una convinzione comune secondo cui l’intelligenza emotiva sia innata e si sviluppi in modo naturale, senza alcun bisogno di studiarla o affrontarla in spazi e tempi appositi.
Eppure, non è così. Un tempo lo era: le famiglie trascorrevano molto più tempo insieme e avevano molte meno risorse economiche. La relazione diventava l’unica grande ricchezza di una famiglia. I ragazzi trascorrevano la maggior parte del loro tempo giocando con i propri coetanei: attraverso i loro giochi, anche quelli più rudi, imparavano preziose lezioni di collaborazione ed empatia.

Oggi non è più così: basta riflettere con onestà sull’effettiva quantità di tempo che trascorriamo in famiglia (senza la barriera di telefoni, tv e videogiochi) e sulla quantità di tempo che ai bambini è concesso trascorrere con i loro coetanei per capire che c’è stata una trasformazione radicale.

Daniel Goleman parla di educazione emotiva come di un imperativo morale per costruire una società migliore:

Nonostante le cattive notizie, gli ultimi dieci anni sono stati testimoni di un’esplosione senza precedenti di studi scientifici sull’emozione. Soprattutto impressionanti sono gli studi resi possibili da metodi innovativi come le nuove tecnologie per l’ottenimento di immagini del cervello nel vivente. Esse hanno dato forma per la prima volta nella storia dell’uomo a ciò che è sempre stato fonte di profondo mistero: ci hanno mostrato il funzionamento di questa massa intricata di cellule proprio nel momento in cui noi pensiamo e sentiamo, immaginiamo e sogniamo. Questa mole di dati neurobiologici ci fa comprendere più chiaramente che mai il modo in cui i centri emozionali del cervello ci spingono alla rabbia o alle lacrime, e come l’attività delle parti più antiche del cervello – quelle che ci spingono a fare la guerra, ma anche l’amore – possa essere, nel bene e nel male, incanalata. Questa chiarezza senza precedenti sui meccanismi delle emozioni e sulle loro debolezze offre alcuni nuovi rimedi per le crisi emotive che affliggono la collettività. Finalmente, oggi la scienza è in grado di mappare il cuore umano con una certa precisione e può rispondere con autorevolezza a queste domande urgenti e sconcertanti sugli aspetti più irrazionali della psiche. […] Al di là di questa possibilità, si profila un pressante imperativo morale. I nostri sono tempi nei quali il tessuto della società sembra logorarsi a velocità sempre maggiore, nei quali l’egoismo, la violenza e la miseria morale sembrano congiurare per corrompere i valori della nostra vita di comunità. È qui che la tesi che sostiene l’importanza dell’intelligenza emotiva si impernia sul legame fra sentimento, carattere e istinti morali. Ci sono prove crescenti del fatto che, nella vita, atteggiamenti fondamentalmente morali derivino dalle capacità emozionali elementari”.

L’educazione emotiva a scuola è una priorità

L’educazione emotiva deve assolutamente entrare nelle scuole: la scuola, in un momento di collasso delle famiglie, rimane un’istituzione fondamentale, capace di fare la differenza. Un insegnante emotivamente intelligente può fare la differenza.

Poiché a moltissimi giovani il contesto familiare non offre più un punto d’appoggio sicuro nella vita, le scuole restano il solo istituto al quale la comunità può rivolgersi per correggere le carenze di competenza emozionale e sociale dei ragazzi. Questo non significa che esse da sole possano sostituire istituzioni sociali troppo spesso prossime al collasso. Ma poiché quasi tutti i bambini vanno a scuola, almeno all’inizio, la scuola è un luogo che permette di raggiungere ognuno di essi e di fornirgli lezioni fondamentali per la vita che, altrimenti, non potrebbe mai ricevere. L’alfabetizzazione emozionale comporta che il ruolo sociale delle scuole si estenda e vada a compensare le deficienze familiari nella socializzazione dei ragazzi. Questo compito scoraggiante richiede due mutamenti importanti: gli insegnanti devono oltrepassare i limiti della propria missione tradizionale e la comunità dev’essere più coinvolta nella vita della scuola.
Che ci sia o meno un corso esplicitamente dedicato all’alfabetizzazione emozionale può essere molto meno importante del modo in cui queste lezioni vengono insegnate. Non c’è forse materia come questa nella quale la qualità degli insegnanti conti così tanto; il modo in cui un insegnante gestisce la classe è infatti in se stesso un modello, una lezione di fatto, di competenza emozionale o della sua mancanza. Ogni atteggiamento di un insegnante nei confronti di un allievo è una lezione rivolta ad altri venti o trenta studenti“. (D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011)

Introdurre nella scuola l’alfabetizzazione emozionale e l’educazione sentimentale significa tornare a concepire l’educazione come formazione integrale della persona: una formazione in cui le conoscenze sono centrali, ma che non può rinunciare all’etica e alla conoscenza di sé.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

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Educazione emotiva in classe

Cosa vuol dire fare “educazione emotiva”? In questa prima lezione del secondo modulo del nostro corso intensivo proveremo a spiegarlo e a tracciare una mappa schematica dell’educazione emotiva.
Cominciamo dicendo che l’educazione affettiva è una delle tre direzioni “classiche” dell’educazione dell’individuo (insieme all’educazione intellettuale e all’educazione morale), che corrispondono alle dimensioni del benessere individuale e sociale.
L’educazione affettiva si può suddividere in due livelli differenti: un primo livello che riguarda l’apprendimento delle abilità emozionali di base, come la capacità di riconoscere le proprie emozioni (autoconsapevolezza emotiva), la capacità di controllarle (autocontrollo), la capacità di esprimere le proprie emozioni (autoespressione e di comprendere quelle degli altri (empatia).
Chiameremo educazione emotiva o educazione emozionale questo primo livello educativo. Si tratta di un “livello di base”, un corso di alfabetizzazione emozionale che si può proporre ai bambini dalla scuola dell’infanzia a tutto il ciclo primario.
Quando progettiamo un intervento di educazione emotiva, non dobbiamo dimenticare che il fine ultimo è quello di offrire competenze strategiche (ovvero la possibilità di “fare meglio” e risolvere problemi), ma soprattutto competenze comunicative: l’alfabetizzazione emozionale è utile se fornisce gli strumenti necessari a migliorare l’intesa con gli altri.
Il secondo livello, quello superiore, riguarda la costruzione di un abito affettivo riflessivo, ovvero la capacità di modificare le risposte emotive (che, come abbiamo visto nella prima lezione del corso intensivo, sono rapidissime) grazie all’abito della ragione.
Questa educazione affettiva di secondo livello viene chiamata comunemente educazione sentimentale. Infatti, si prefigge di lavorare sui sentimenti, che sono il frutto dell’interazione tra emozioni, credenze e ragione. Un intervento di educazione sentimentale ha come obiettivo il raggiungimento di un equilibrio tra espressione di sé e gestione degli impulsi affettivi.

C’è spazio a scuola per l’educazione emotiva? Gli insegnanti sono già assediati da progetti di ogni tipo e questo prezioso insegnamento rischia – non senza una buona parte di ragione – di essere tagliato fuori. Esiste però una soluzione: cammuffare l’educazione emotiva all’interno delle discipline curricolari tradizionali. Ecco qualche spunto che puoi trovare in “Intelligenza emotiva“:

“Con i programmi scolastici già assediati da una proliferazione di nuove materie e impegni, alcuni insegnanti che si sentono sovraccarichi di lavoro si oppongono a sottrarre ore alle materie fondamentali per aggiungere un altro corso. Perciò una strategia emergente nell’educazione emozionale è quella di non creare una nuova materia, ma di mescolare le lezioni sui sentimenti e i rapporti interpersonali con gli altri argomenti già oggetto d’insegnamento. Le lezioni emozionali possono fondersi naturalmente con materie quali lettura e scrittura, educazione sanitaria, scienze, studi sociali e altre ancora…
Alcune lezioni vengono tenute persino nelle ore di matematica, in particolare quelle che concernono le abilità di studio fondamentali come evitare le distrazioni, motivarsi allo studio e controllare gli impulsi per potersi dedicare all’apprendimento.

Alcuni programmi sulle abilità emozionali e sociali non contemplano affatto un insegnamento separato, ma piuttosto inseriscono le proprie lezioni nel tessuto stesso della vita scolastica. Un modello di questa impostazione – in sostanza un corso invisibile di competenza emozionale e sociale – è il Child Development Project (Progetto di Sviluppo del Bambino), creato da un gruppo diretto dallo psicologo Eric Schaps. Il progetto, con base a Oakland in California, viene attualmente sperimentato in un certo numero di scuole di tutto il paese, la maggior parte delle quali si trovano in quartieri che presentano gli stessi problemi delle aree soggette a degrado di New Haven.

Il progetto offre contenuti preordinati che si adattano alle materie esistenti. In prima, ad esempio, i bambini, durante la lezione di lettura si cimentano con un racconto, “La Rana e il Rospo sono amici”, nel quale la Rana, desiderosa di giocare col suo amico Rospo che è in letargo, gli fa uno scherzo per svegliarlo prima del tempo. Il racconto è usato come base per una discussione sull’amicizia e su argomenti quali le reazioni di chi è oggetto di uno scherzo. Il seguito delle avventure della Rana e del Rospo solleva temi quali l’autocoscienza, la consapevolezza dei bisogni di un amico, come ci si sente a essere presi in giro e la condivisione con gli amici dei propri sentimenti. Il programma prevede racconti sempre più sofisticati, adatti alle varie classi delle elementari e delle medie, che offrono agli insegnanti lo spunto per discutere argomenti quali l’empatia, l’assunzione del punto di vista altrui e il prendersi cura degli altri”.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

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BIBLIOGRAFIA
D. Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, 2011