Categoria: storie

La colomba e la formica

La colomba e la formica

Esopo. Testo (a cura di): Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Una formica assetata stava bevendo da un ruscello ma una raffica di vento la scaraventò in acqua. 
«Aiuto!» gridò la formichina, che non sapeva nuotare, mentre la corrente la portava via.
Una colomba udì le grida della formica e volò subito ad aiutarla. Strappò un ramoscello da un albero e lo porse alla formica, che lo afferrò e si mise in salvo.
Il giorno dopo, mentre la formica stava cercando qualcosa da mangiare, vide un cacciatore nel prato, che puntava la sua arma contro la colomba.
«Devo fare qualcosa o la colpirà» pensò la formica, poi si avvicinò al cacciatore e gli morsicò un dito con tutta la sua forza. Il cacciatore lasciò cadere la sua arma e la colomba, spaventata dal rumore, scappò lontano. Così la formica restituì il favore alla colomba e le salvò la vita.

Morale: Chi compie una buona azione per gli altri di solito ne riceve un’altra in cambio.

Schede didattiche

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La volpe e la tigre

La volpe e la tigre

Favola cinese

Una volpe incontrò una tigre nella foresta.
La tigre tirò fuori gli artigli e scoprì le zanne e stava per divorarla ma la volpe, senza scomporsi, le disse: «Mia cara, tu pensi di essere l’unico animale spaventoso in questa foresta, ma ti sbagli: il mio coraggio non ha nulla da invidiare al tuo.»
La tigre scoppiò a ridere.
«Davvero?»
«Certo che sì. Permettimi di dimostrartelo» continuò la volpe.
«Faremo una passeggiata insieme; io camminerò davanti e tu dietro, in modo che gli altri animali vedano me per prima. Se scapperanno terrorizzati alla mia vista, avrai la conferma che anche io faccio paura, proprio come te. Altrimenti, potrai mangiarmi.»
La tigre accettò la sfida e uscirono dalla foresta.
Ogni volta che la volpe incontrava un altro animale quello, vedendo la tigre dietro di lei, scappava terrorizzato.
«Cosa ti avevo detto? Dopo avermi visto sono fuggiti tutti a gambe levate.»
Senza dire una parola la tigre corse via e non tornò mai più dalla volpe.

Grazie all’astuzia, la volpe è riuscita ad avere la meglio sulla tigre, molto più forte e spaventosa di lei.

Schede didattiche

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Perché il cane e il gatto sono nemici

Perché il cane e il gatto sono nemici

Fiaba cinese. Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle

Molto tempo fa, in Cina abitava una coppia di sposi che possedevano un anello magico. Quei due non dovevano preoccuparsi, perché l’anello faceva trovare loro tutto il cibo e le ricchezze di cui avevano bisogno per viver bene.
L’uomo e la donna però, non sapevano che la loro fortuna dipendesse dall’anello e un giorno lo vendettero per pochi soldi. Da quel momento, divennero sempre più poveri.
La coppia aveva un cane e un gatto, che a causa della povertà non mangiavano da giorni.
A quei tempi cani e gatti erano ancora buoni amici.
«Dobbiamo fare qualcosa o moriremo di fame» disse il gatto.
«Dobbiamo recuperare l’anello che hanno venduto i nostri padroni» rispose il cane, che era al corrente dei suoi poteri.
«Ma è impossibile. I padroni l’hanno venduto a un uomo che vive dall’altra parte del fiume.»
«Vieni con me; insieme riusciremo a riportare indietro l’anello» disse il cane.

Le sue parole piacquero al gatto e i due arrivarono in riva al fiume.
Il gatto non sapeva nuotare, così il cane lo aiutò, trasportandolo sulla propria schiena.
Trovarono la casa in cui si trovava l’anello e il gatto entrò da una finestra per riprenderlo, ma uscì poco dopo dicendo: «Non posso prendere l’anello; il suo nuovo padrone lo ha messo al sicuro in un piccolo scrigno di legno.»
Il cane ci pensò su e trovò una soluzione: «Cerca un topolino e digli così: – Sono il nuovo gatto di casa e ho il compito di uccidere tutti i topi. Ma se mi aiuterai a fare un buco nello scrigno e a prendere l’anello che c’è dentro, farò finta di non vederti e potrai vivere tranquillo.»
Il gatto fece come gli aveva detto il cane e catturò un topolino, che accettò di aiutarlo.
Il topolino si arrampicò fino allo scrigno e cominciò a rosicchiare; non si fermò finché non ebbe ricavato un buco abbastanza largo da permettere al gatto di infilarci dentro la sua zampa per recuperare l’anello magico.
Il gatto tornò dal cane con l’anello, attraversarono di nuovo il fiume – il cane in acqua e il gatto sulla sua schiena – e ripresero la via del ritorno.
Erano quasi arrivati al loro villaggio quando incontrarono un muro di sassi.Il gatto saltò sul muro, ma il cane non era capace di arrampicarsi e gli disse: «Vai tu per primo, da’ l’anello ai padroni e raccontagli del suo potere; io farò il giro e cercherò una passaggio.»

Il gatto scavalcò il muro e tornò a casa facendo le fusa. Consegnò l’anello ai padroni e disse loro: «Ho affrontato mille pericoli per riportarvi questo anello; è magico e non dovrete mai più venderlo.»
I padroni fecero mille feste al gatto e da quel giorno lo fecero vivere in casa insieme a loro e da quel giorno lo trattarono con grande rispetto.
Il cane tornò alcune ore più tardi. Anche lui si presentò dai padroni scodinzolando, perché sperava di essere ricompensato. Ma il gatto si era preso tutto il merito e i padroni si infuriarono con lui: «Dov’eri scappato, scansafatiche? Avresti dovuto aiutare il gatto, invece di gironzolare per la campagna.»
I padroni non vollero sentire ragioni e da quel giorno fecero dormire il cane in cortile, dentro una cuccia di legno.
Da quel giorno tra cani e gatti non corre buon sangue.

Miti sulla creazione del mondo

I miti sulla creazione del mondo sono chiamati anche miti cosmogonici e ci raccontano, attraverso una narrazione fantastica, come nacque la Terra così come la conosciamo. Questi miti sono racconti affascinanti e, soprattutto, universali: tutti i popoli del mondo e tutte le culture hanno i propri miti sulla creazione e questi sono straordinariamente simili tra loro. Tale similitudine ci aiuta a capire il valore sociale del pensiero narrativo: la storia dell’umanità nasce dalle storie ed è attraverso le storie.

Tre volte sulla Terra. Il mito di Doondari

Mito della creazione raccontato dai nomadi Fulani (popolazione dell’Africa sub-sahariana)

Doondari fu il Creatore.
In principio, Doondari scese sulla Terra e creò una pietra, che creò il ferro, che creò il fuoco, che creò l’acqua, che creò l’aria.
Doondari scese di nuovo sulla Terra e plasmò questi cinque elementi per creare l’uomo.
Poiché l’uomo era troppo arrogante, Doondari creò la cecità. Quando anche la cecità divenne arrogante, Doondari creò il sonno. Quando anche il sonno divenne troppo arrogante, Doondari creò le preoccupazioni. Quando, infine, anche le preoccupazioni degli uomini divennero troppo arroganti, Doondari creò la morte. Ma anche la morte divenne arrogante, tanto arrogante da sfidare il Creatore.
Così Doondari, discese sulla Terra per una terza volta, assumendo le sembianze di Gueno, l’eroe immortale, e sconfisse la morte.

Il mito cinese di Pangu

In principio nell’universo non esisteva nulla, solo il caos. Nel caos, tuttavia, si formò un uovo, che rimase dormiente per diciottomila anni. All’interno dell’uovo, lo yin e lo yang si mescolarono in modo così perfetto che ad un certo punto, senza che l’uovo si schiudesse, ne nacque Pangu: un essere gigantesco, con due grandi corna.
Pangu desiderò creare la Terra: con un’ascia distrusse l’uovo cosmico e da esso nacquero la Terra e il Cielo. Per diciottomila anni Pangu si mise tra Terra e Cielo per tenerli separati; ogni giorno la Terra si faceva più bassa e il Cielo più alto e ogni giorno Pangu cresceva insieme alla distanza tra loro. Pangu non affrontò questa fatica da solo; quattro animali leggendari lo aiutarono a separare il Cielo e la Terra: la tartaruga, la fenice, l’unicorno e il dragone.
Infine, Pangu terminò la sua creazione: i suoi occhi divennero il Sole e la Luna, la sua voce divenne il tuono, il suo respirò formò il vento. Le sue corna e il suo corpo divennero alte montagne e così la Terra diventò così come noi la conosciamo.

Haido-Hwedo: il serpente cosmico

Mito della creazione raccontato dai Fon (etnia africana del Benin)

In principio esisteva solo Haido-Hwedo, il serpente cosmico.
Quando nacque Mawu-Lisa, il Creatore, Haido-Hwedo diventò il suo servitore e trasportò Mawu-Lisa lungo tutto l’Universo, tenendolo nella sua bocca, con le fauci spalancate. Quando Mawu-Lisa creò la Terra, Haido-Hwedo si attorcigliò intorno ad essa e dentro di essa. Ancora oggi il serpente cosmico custodisce la Terra e mantiene l’equilibrio. Haido-Hwedo è invisibile, ma talvolta possiamo vederlo anche noi: quando la luce del Sole attraversa l’acqua, appare all’uomo sotto forma di arcobaleno.

Il mito greco della creazione

In principio era il Caos, al di là del tempo e dello spazio. All’improvviso comparve Gea, la madre Terra, che generò Urano, il cielo. Sempre Gea, generò anche Ponto, il mare primordiale. Da Urano e Gea nacque una stirpe di Titani, uno dei quali, Crono (il tempo), ferì il padre e prese il suo posto. Crono, proseguì l’opera di creazione della Terra che, sotto il suo regno, visse l’età d’oro. Il mito prosegue poi con il regno di Zeus, che uccise suo padre Crono dando inizio a un nuovo regno.

Il mito giapponese della creazione

Secondo gli Ainu (una popolazione del Giappone dalle origini misteriose, che abita le isole a Nord del paese), fu la divinità Kamui a creare il nostro mondo: Kamui plasmò il mondo come un oceano adagiato su una trota gigantesca; poi, inviò un messaggero che fece emergere le isole. Gli animali che vivevano con Kamui, guardando quel mondo meraviglioso, convinsero la divinità a farli abitare sulla Terra. Kamui, per completare la sua creazione, modellò i primi uomini, gli Ainu, con il corpo di terra e i capelli d’erba.

Il mito ebraico della creazione

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.

Il mito della creazione nell’Antico Egitto

All’inizio c’erano solo le acque del caos, sovrastate dal buio e dal silenzio. Otto creature, con la testa di rana i maschi e di serpente le femmine, nuotavano nelle acque del caos, prima della creazione. Le creature poi si fusero, formando il Grande Uovo. Dopo un tempo lunghissimo, il guscio si ruppe ed apparve il Creatore, padre e madre di tutte le cose, fonte di ogni vita, il dio Sole. Le due metà del guscio separarono le acque del caos ed il Creatore le fece diventare il mondo. Mentre giaceva nell’abisso delle acque, il Creatore si sentiva molto solo e voleva abitare con altri esseri il nuovo mondo. Così i pensieri del Creatore divennero gli dei e tutte le altre cose del mondo e le sue parole diedero vita alla terra.

Il cavallo di Troia

Il cavallo di Troia

Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle

La guerra di Troia durava ormai da dieci anni; tuttavia, gli Achei, guidati dal re Agamennone, non erano ancora riusciti ad espugnare le mura di Troia e il loro esercito era stanco e scoraggiato. Durante l’assemblea dei re, Ulisse, sovrano di Itaca e fidato consigliere di Agamennone, fece questa proposta agli altri:
“Se non riusciamo a conquistare Troia con la forza, dovremmo provare con l’inganno. Ecco cosa faremo: costruiremo un grande cavallo di legno: nel suo ventre faremo nascondere i più forti dei nostri soldati.
Abbandoneremo il cavallo sulla spiaggia; il resto dell’esercito, salirà sulle navi e fingerà di allontanarsi; uno di noi, rimarrà sulla spiaggia e convincerà i troiani a far entrare in città il cavallo, come dono agli dei. Potrebbe occuparsene mio cugino Sinone, che è bravo con le parole.
Nella notte, l’esercito tornerà sulla spiaggia e aspetterà fuori dalle mura, mentre i soldati nascosti nel cavallo usciranno, uccideranno le sentinelle e apriranno le porte di Troia. Così conquisteremo la città”.
Il piano di Ulisse era così ingegnoso che i re greci decisero di seguirlo: fabbricarono il cavallo, lo lasciarono fuori dalle mura di Troia e fecero allontanare le navi con i soldati a bordo. Il giovane Sinone chiese aiuto ai troiani, fingendo di essere un traditore che era riuscito a fuggire dai greci. Con le sue parole, li convinse che quel cavallo era un dono dei greci al dio Poseidone, perché li aiutasse a tornare a casa sani e salvi. Soltanto Laocoonte, un sacerdote della città di Troia, fu contrario: disse a tutti che si trattava di un inganno, ma un serpente marino uscì dalle acque e lo divorò, insieme ai suoi due figli. Questo segno convinse i troiani che dovevano portare il cavallo in città, senza perdere altro tempo.
Dopo aver trasportato il cavallo dentro le mura, i troiani prepararono un grande banchetto e iniziarono i festeggiativi per la vittoria: dopo dieci anni di guerra, erano riusciti a sconfiggere i greci. Quella notte, mentre i soldati ubriachi dormivano per le strade, Ulisse e i soldati nascosti nel cavallo uscirono, uccisero tutte le sentinelle e aprirono le porte della città: fuori dalle mura, li aspettavano Achille e Agamennone, con tutto l’esercito.
I greci entrarono nella città e la distrussero: incendiarono le case e i templi, rubarono i tesori e uccisero tutti i soldati. Fu così che, dopo dieci anni, la città di Troia venne distrutta e la guerra finì.