CHI GIUDICA GLI ALTRI RINUNCIA A COMUNICARE DAVVERO CON LORO

Ti è mai capitato di giudicare in modo affrettato un’altra persona?

La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione“.
Carl Rogers

Quando esprimiamo un giudizio sugli altri, diciamo più di noi stessi che non della persona che stiamo giudicando. Il giudizio, infatti, parte dal presupposto che siamo tutti uguali e che esistano dei parametri oggettivi che possono essere valutati. In alcuni casi questi ci sono: è l’esempio della valutazione scolastica, nella quale – senza rinunciare alla sensibilità umana che ogni maestro dovrebbe possedere – è giusto aiutare gli studenti a comprendere i propri errori.

Ma chi di noi può veramente giudicare una persona? Chi tra noi può dire se sei “giusto” o se sei “sbagliato”? Campi come “giusto” e “sbagliato” sono squisitamente soggettivi. Ecco perché il giudizio è un grande nemico da combattere per riuscire a educare in modo efficace. Le persone andrebbero ascoltate e comprese piuttosto che giudicate: il fondamento dell’empatia è proprio nell’atteggiamento non giudicante, quello che ascolta e cerca di comprendere.

Ecco una storia che può aiutarti a riflettere su come nascono in noi i giudizi e sulla verità dietro le apparenze:

“Immaginate di camminare tra gli alberi e di vedere un cagnolino. Vi sembra grazioso e amichevole. Vi avvicinate e vi chinate ad accarezzarlo, quando all’improvviso comincia a ringhiare e tenta di mordervi. Il cane ora non vi sembra più carino, provate paura e forse anche rabbia. Proprio allora, il vento comincia a soffiare, le foglie sul terreno vengono spazzate via e vedete che il cane ha una zampa imprigionata in una tagliola. Ora provate compassione per il cane. Capite che è diventato aggressivo perché prova dolore, sta soffrendo”.