Cinque racconti di Rodari per mamme e papà

“C’era una volta …”. Vi ricordate di quando, da piccoli, qualcuno vi pronunciava le parole che vi avrebbero portato in un mondo fatato, popolato da draghi, principesse e cavalieri? Quante volte, ora che siete mamme e papà, siete voi a pronunciarle la sera, davanti a piccoli occhi assonnati?

Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano).

diceva Antoine de Saint-Exupéry, universalmente noto per aver scritto Il piccolo principe, che mantiene il suo primato tra i libri più tradotti e venduti al mondo. E’ una frase che facciamo nostra questa sera, nel proporvi cinque favole da leggere anche se siete ormai grandi. Perché? Perché a volte si sente un po’ troppo il peso della realtà, di ritorno dal lavoro la sera. O anche perché tutto può accadere, se riusciamo ad immaginarlo.

E se le favole le leggessimo ogni tanto anche noi grandi?

Ci piace pensare che, per recuperare il nostro “lato bambino”, ogni tanto faccia bene leggere fiabe e racconti anche se ormai bambini non si è più. E’ un modo per arricchirci di spunti di riflessione e di contenuti archetipici, in un mondo sempre più povero di significati. Le fiabe non servono solo a segnare il tempo della trasformazione da bambino ad adulto, ma si sono estese a coprire la vita intera. Proviamo a tornare bambini, leggendo e scoprendo nuovamente lo stupore, l’emozione e la condivisione.

SPUNT-esercizio: leggiamo alcuni dei racconti di Alice di Gianni Rodari

Vi abbiamo convinti sul fatto che leggere fiabe fa bene ai bambini, ma anche agli adulti? Allora quanto segue è dedicato a voi. Vi proponiamo in sintesi alcune delle avventure di Alice Cascherina, scritte da Gianni Rodari. Alice è un’intraprendente bambina che, anche se non esplora il paese delle meraviglie, riesce a compiere percorsi sorprendenti.

Alice è minuta, piccola di statura e riesce ad intrufolarsi negli oggetti più strani, scomparendo di tanto in tanto. Nessuno a casa si stupisce, perché Alice vuole solo “guardare le cose dall’interno”. Proviamo anche noi, questa sera, a intrufolarci nelle cose e guardarle dall’interno, proprio come questa bambina speciale.

Riscopriamo la curiosità, una delle più preziose qualità dell’infanzia, una di quelle che assolutamente non devono scomparire, crescendo. In Rodari non ci sono “e vissero felici e contenti” con cui consolarsi e augurare una definitiva buonanotte. Ma noi lo sappiamo, la vita è ricerca, non felicità scontata. Per questo amiamo le fiabe, anche se ormai non siamo più bambini.

Il semaforo blu
Nel centro di Milano un semaforo pare impazzito: niente più verde, rosso e arancio, a un tratto le luci si tingono di blu. Nel testo troviamo proprio il verbo “tingersi”, con la sua infinita magia. Il semaforo guarda attonito gli uomini che non riescono ad interpretare questo improvviso cambiamento, perdendo la grande possibilità di unirsi a tutto quel blu. Prima di spegnersi, il semaforo pensa: “Poveretti! Io avevo dato il segnale di via libera per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse è mancato il coraggio”.

Il giovane gambero
Un giovane gambero vuole imparare a camminare in avanti, non importa se nella sua famiglia tutti camminano all’indietro, non importa se si ammacca la corazza mentre si esercita. Non gli importa nemmeno il rifiuto della sua famiglia, che non accetta la sua diversità. Lui sente che quella è la strada giusta e così prosegue. Il finale lascia il dubbio su ciò che accadrà, con un sacco di domande che l’autore si fa sul destino del gambero augurandogli buon viaggio: “Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: «Buon viaggio!”.

La strada che non andava in nessun posto
Non tutte le strade sono uguali: alcune portano al mare, altre in città. Poi ci sono quelle che non portano da nessuna parte. E’ proprio quella che prende Martino Testadura: dopo un bel po’ di strada e di difficoltà,  arriva a un castello, viene accolto e a questo punto inizia una favola dentro la favola. Tornando a casa, Martino racconta la sua storia, portando a tutti dei regali (primo fra tutti la sua conoscenza, viene da dire). Il suo entusiasmo è tale che altri tentano l’impresa, ma non arrivano da nessuna parte, perché la conoscenza e i tesori che ne derivano sono solo per chi batte per primo una strada nuova.

Il sole e la nuvola
La nuvola “di umore temporalesco” rimprovera al sole di essere uno sprecone, di regalare troppi raggi, di lasciarsi scippare tutto e da tutti. Il sole dà nutrimento all’uva, all’erba, al ragno, al fiore e persino goccia. Più dà e più ha da dare, la sua risorsa di energia non si esaurisce mai e non si stizzisce nemmeno quando la nuvola lo provoca. Ad ogni tramonto conta i raggi che, come per magia, sono sempre quelli, nonostante gli sforzi profusi nella giornata.

La parola piangere
Una maestra accompagna i suoi alunni al Museo del Tempo che Fu dove, tra vari reperti, viene conservata  in una vetrinetta “un po’ polverosa” la parola piangere. I bambini sono sorpresi e la maestra spiega che “quella parola era molto usata e faceva male”, che sembra acqua “ma scottava e bruciava”. Gli studenti restano perplessi e continuano la visita nel museo che custodisce altri oggetti che, per fortuna, nel paese felice di domani non esistono più. L’incipit ci rassicura: “Questa storia non è ancora accaduta, ma accadrà sicuramente domani”.

E se volete dare un’occhiata alle altre favole di Gianni Rodari, ecco qualche titolo:

a cura di Alessia de Falco