CIÒ CHE STUDIAMO CI AIUTA A VIVERE MEGLIO?

perché studiamo

Lettura scelta da “La vita felice secondo Confuncio”, di Yu Dan:


Oggi desideriamo stabilire una società fondata sull’istruzione; ma che tipo di studio può essere considerato uno studio valido? È opinione diffusa che lo studio valido sia quello che conduce a una trasformazione della condotta esteriore. Questa idea ha sovvertito la nostra conoscenza passata, poiché noi cinesi abbiamo sempre pensato che solo lo studio che trasforma il pensiero può essere considerato valido. Per esempio: un punto di vista o una teoria che possono essere trasmessi ad altri, non importa se conosciuti per sentito dire e ripetuti oralmente, sono per noi una forma di studio. Tuttavia oggi solo lo studio che rimodella l’intero sistema di valori di un individuo e che rende la sua modalità di condotta più produttiva, facilmente adattabile e rispondente alle esigenze della società, è considerato uno studio efficace.

In un’epoca di informazioni come quella odierna, le cose che si possono apprendere sono davvero troppe. I ragazzi di oggi non iniziano più a studiare a quindici anni, cominciano ben prima. Ma cosa studiano? Non pochi di loro conoscono a memoria il pi greco e riescono a ricordarne molte cifre decimali; alcuni sanno recitare a memoria lunghissimi poemi antichi, diventando uno spettacolo con cui intrattenere gli ospiti. Ma tutto ciò serve davvero alla loro vita? Quanti di quelli che oggi si avvicinano allo studio lo fanno con l’intento espresso da Confucio, vale a dire “studiare per se stessi”? E quanti sono in grado di mettere in pratica quanto appreso?

In quest’epoca di esplosione mediatica, la nostra più grande preoccupazione è il surplus di notizie, il nostro più grande problema è quello della selezione. Per questo motivo abbiamo ancor più bisogno di uno studio selettivo e programmato.
“Oltrepassare i limiti ed essere limitati si equivalgono”, questa è l’opinione di Confucio. Significa che tutte le cose, per quanto buone, possiedono una misura e che piuttosto che fare il passo più lungo della gamba e trasformare il nostro cervello nella memoria RAM di un computer, è molto meglio studiare in modo approfondito una quantità limitata di nozioni da integrare nella nostra vita.

Il Maestro disse: “Studiare senza riflettere è vano, riflettere senza studiare è pericoloso” (Dialoghi, II, 15). Egli propone dunque un modello che, coniugando sempre studio, riflessione e pratica, incrementi lentamente una limitata porzione di conoscenza fino al massimo livello di estensione.


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