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Buongiorno Amici della Scuola di Bambinologia e benvenuti alla quinta lezione del corso Educazione Positiva in classe: i pilastri del benessere. Nelle precedenti lezioni del corso, abbiamo esaminato il concetto di Educazione Positiva e i pilastri su cui si fonda, in particolare l’idea di flourishing, la fioritura che avviene in ciascun individuo valorizzando le forze caratteriali.
Questo approccio può apparire estremamente individualistico, ma in realtà non lo è affatto, anzi: esso rappresenta un’ottima palestra per allenare il lavoro di squadra e la buona comunicazione. Oggi ci focalizzeremo proprio su questi temi, proponendovi un excursus sulla teoria ed alcuni esercizi pratici da provare in classe.

PERCHÉ L’UNIONE FA LA FORZA

Sembra banale, ma l’antico detto “l’unione fa la forza” racchiude una grandissima verità, riscontrabile anche nell’ambito dell’Educazione Positiva. Abbiamo visto che nel modello PERMA ideato da Martin Seligman viene dato ampio spazio alle relazioni positive, simbolizzate dalla lettera R dell’acronimo.
Nella seconda lezione del nostro corso, dedicata specificamente al benessere e al modello PERMA, abbiamo visto come le relazioni interpersonali siano una risorsa preziosa, che ci aiuta a sperimentare un senso di condivisione e fiducia, oltre a sostenerci nei momenti di difficoltà.
L’Università del Michigan (qui l’articolo dedicato) ha dimostrato come l’amicizia aiuti a mantenersi in salute e va coltivata come valore, cosa non scontata nell’epoca della frammentazione digitale.

La capacità di costruire una squadra si basa in parte sulla capacità di creare relazioni positive e in parte nella valorizzazione della diversità di tutti i membri del team. Come ci suggerisce la Psicologia Positiva, ognuno di noi ha una combinazione di forze caratteriali specifiche. Per fiorire, valorizzandole, occorre non soltanto saperle massimizzare per il proprio benessere, ma anche per relazionarsi al meglio con gli altri. In questo senso, la scuola ha un ruolo fondamentale, come palestra di vita oltre che di apprendimento.
Esistono specifici allenamenti, sperimentati in alcune esperienze di successo nell’ambito dell’Educazione Positiva, per aiutare i bambini a fiorire nella relazione con gli altri. Di seguito ve li proponiamo, come spunto di riflessione e come base per un lavoro personalizzato.

EDUCAZIONE POSITIVA IN CLASSE: IL TEAM WORKING BASATO SULLE FORZE CARATTERIALI

Sul sito della Geelong Grammar School, il primo istituto che ha scelto di inserire l’Educazione Positiva nel suo programma scolastico, diventando pioniere della materia e caso di studio, si legge una definizione molto concisa, ma significativa, del concetto di Flourishing, che qui traduciamo liberamente:

“Il fiorire dell’individuo è dato dalla combinazione di sentirsi bene e fare bene”. Per ottenere questo risultato, la scuola australiana si propone di rafforzare le relazioni tra studenti, potenziare le emozioni positive, promuovere la mindfulness ed incoraggiare uno stile di vita sano.

Il Modello di Educazione Positiva sviluppato all’interno della Geelong Grammar School e coordinato da Martin Seligman, padre della Psicologia Positiva, si basa su quello che potremmo ribattezzare il “Fiore delle 6 P” e che vedete illustrato qui sotto. Prima di passare ad esercizi pratici per usare le proprie forze caratteriali per potenziare le relazioni interpersonali e, di conseguenza, il lavoro di squadra, vi chiediamo di stampare il coloring che abbiamo preparato per voi e di indicare, accanto a ciascuna definizione, il significato che voi ne dareste, in relazione alla vostra vita e alle vostre esperienze.

Clicca qui per scaricare questa scheda.

ESERCIZI DI EDUCAZIONE POSITIVA PER POTENZIARE LE RELAZIONI POSITIVE

L’Educazione Positiva non vuole essere un quadro teorico, privo di concretezza. Negli anni sono stati molti gli istituti che hanno deciso di adottare questo approccio e di definire pratiche operative da portare in classe.
Qui ci focalizziamo su due esercizi molto semplici, applicabili in qualsiasi contesto scolastico, volti a lavorare sulle dinamiche di gruppo, valorizzando le forze caratteriali dei singoli.

Il primo è denominato in inglese Jigsaw Classroom: si dividono i ragazzi in gruppi con caratteristiche e competenze simili. Poi si assegna un lavoro e si chiede a ogni studente di scegliere come compagni di lavoro alcuni degli studenti degli altri gruppi. L’obiettivo è di creare gruppo di lavoro eterogenei e far sì che, per lo svolgimento del compito, si valorizzino le abilità e le competenze di ciascuno. Alla fine del lavoro si fa una breve discussione aperta a tutti i gruppi, chiedendo di spiegare come le diverse competenze hanno influenzato la riuscita del lavoro.

Un altro esercizio piuttosto interessante è stato proposto nelle scuole KIPP, un network americano di scuole pubbliche ispirate all’educazione positiva. In questi istituti, a inizio anno, si crea per ciascun alunno una Carta dele Forze Caratteriali. Nel corso dell’anno, vengono esaminati i progressi non solo legati al percorso accademico, ma anche nello sviluppo delle proprie forze caratteriali. In questo modo, ogni studente diventa via via più consapevole sul proprio potenziale e su come utilizzarlo per creare un ambiente positiv, in sinergia con gli insegnanti e gli altri studenti.

Sempre in questo senso, è utile menzionare il Bounce Back Program, un programma di Educazione Positiva ideato nel 2003 dagli psicologi Toni Noble ed Helen McGrath, focalizzato su un lavoro globale, all’interno della classe, sul tema della resilienza. Il Bounce Back Program si basa sull’idea che i fattori ambientali rinforzano il “capitale psicologico” collettivo, grazie alle strategie di coping messe in atto dai singoli studenti. Per questo, Noble e McGrath hanno definito una serie di attività quotidiane da portare in classe, tra cui la Responsability Pie Chart, uno strumento che si propone di aiutare gli studenti ad analizzare correttamente le situazioni negative. Nella Responsability Pie Chart viene chiesto di analizzare e definire la combinazione di tre fattori che hanno comportato un evento negativo:

  • il proprio comportamento
  • il comportamento degli altri
  • gli eventi casuali

In questo modo, gli studenti vengono sensibilizzati a comprendere che, per ogni evento, ci sono cose su cui si può intervenire ed altre che sono fuori dal nostro controllo.

LA BUONA COMUNICAZIONE PER MIGLIORARE LA FELICITÀ

Abbiamo analizzato finora alcune strategie per lavorare sui gruppi, cementando le relazioni attraverso la condivisione delle forze caratteriali e l’aumento della resilienza. Ora approfondiamo un altro fattore importante per le relazioni positive: la comunicazione. Già in alcuni precedenti interventi, ad esempio nel nostro corso “ABC: le tre lettere del cambiamento in famiglia”, abbiamo visto come un ambiente positivo si costruisce attraverso la scelta di un linguaggio positivo e la scelta dell’Active Constructing Responding.
Qui, nel lavoro sui gruppi, vogliamo lavorare sulla creazione di un linguaggio positivo volto a potenziare la relazione. Per capire meglio a cosa ci riferiamo, vi proponiamo la metafora dell’orchestra. Se ascoltiamo un concerto, la cosa che più ci colpisce è la sintonia tra i diversi elementi, tra tante suoni che si amalgamano, costituendo la melodia.
La stessa cosa può avvenire in un gruppo, se lavoriamo sul linguaggio positivo, sul tono della voce e sui significati condivisi. Un esercizio che vi proponiamo, a questo proposito, è di fare un Manifesto della Mentalità di crescita di classe: durante la settimana, chiedete ai ragazzi di prestare attenzione a tutte le occasioni in cui hanno usato espressioni negative. Poi chiedete di focalizzare l’attenzione su come tradurre quelle espressioni nei loro Opposti Positivi, scegliendoli insieme. Il lavoro condiviso sugli Opposti Positivi può dare grandi risultati, perché:

  • accorcia le distanze comunicative tra persone diverse per carattere e attitudini;
  • motiva a “suonare un’unica melodia”
  • è un lavoro contestuale alle altre attività e quindi non richiede l’interruzione della routine
  • è un’esperienza condivisa

Abbiamo pensato di proporvi un coloring motivazionale per schematizzare quest’attività e lavorarci in gruppo. Chiaramente, come visto in altri esempi proposti in precedenza, si tratta di una proposta non vincolante: ognuno può scegliere la propria formula espressiva e personalizzare l’idea. Se vi va, potete raccogliere i materiali che via via produrrete nel Quaderno della Crescita, che rappresenta una sorta di diario del cambiamento, basato sul flourishing e sulla valorizzazione delle forze caratteriali.

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