Impariamo a dividerci le responsabilità in famiglia

Carico mentale è una parola che, allo stesso tempo, vuol dire tutto e niente. Significa dover pensare a ogni attività che riguarda la famiglia, anche a ciò che poi di fatto viene delegato: scrivere sulla lista della spesa se manca lo zucchero nella dispensa, ricordarsi gli appuntamenti con gli insegnanti, incastrare il complicatissimo tetris degli appuntamenti della famiglia. In pratica, significa non staccare mai la spina.

A chi tocca pensare a tutto? Di solito alle donne. O, almeno, è quanto denuncia il fumetto “Fallait demander” (“Bastava chiedere”), che gira su Facebook. Risultato? Le mamme si stressano a pensare a tutto, continuamente, per riuscire a pianificare la giornata di tutta la famiglia. Del carico mentale avevamo già parlato a suo tempo, anche perché non è una notizia dell’ultima ora. In tante, troppe famiglie l’organizzazione domestica ricade in toto sulle donne.

Il che non significa che i mariti non collaborino, ma che lo facciano solo se adeguatamente indirizzati. Non ce ne vogliano i papà che leggano, siamo convinti della buona fede e della buona volontà di tutti. Ma … C’è un ma. Quante volte sentiamo una mamma elogiare il marito dicendo:”Sono fortunata perché mi aiuta?”. Troppe. Perché quella non è una fortuna. Non c’è nulla di meritevole nel far parte di una famiglia e dividersi i compiti. E’ la natura stessa della famiglia a chiedercelo.

Dividersi i compiti, imparando a delegare

Per capire meglio questo punto, riprendiamo uno studio intitolato “Thinking about the baby” della sociologa Susan Walzer che, nel lontano (sigh, lontanissimo) 1996 aveva intervistato 23 coppie che avevano avuto figli nel corso dei precedenti 12 mesi. Risultato? Ne emergeva un quadro sconfortante, in cui le donne avevano la maggior parte delle incombenze legate all’educazione del bambino e alla manutenzione dell’ambiente domestico già sul piano mentale, emozionale e intellettuale.

E’ giusto preoccuparsi, delegare, organizzare più del proprio compagno? No, non lo è. E non è nemmeno educativo per i figli. Se i lavoretti domestici sono equamente suddivisi, il carico mentale si riduce. Ma ognuno fa la sua parte: chi si fa da solo il letto, chi pensa a scrivere se manca qualcosa. Si tratta di cambiare prospettiva, ne avevamo già parlato in un nostro precedente articolo sul carico mentale.

Distribuiamo il carico tra i vari membri della famiglia

Siete stanchi di arrivare a sera con una nuvoletta grigia sulla testa e un senso di frustrazione e di incompletezza? Ora vi diamo due spunti di riflessione, che sicuramente non faranno incantesimi ma vi aiuteranno a lavorare su di voi.

SPUNT-ESERCIZIO: L’agenda anti carico
Prima regola: delegare, accettando i rischi della delega. Spesso non condividiamo abbastanza le nostre giornate, con il risultato che non tutti i membri della famiglia sono a conoscenza degli impegni degli altri. Se io ho un appuntamento e gli altri membri sono informati, è probabile che chi resta a casa con i bambini possa attrezzarsi per fare la cena. L’importante è non incappare nell’errore che spesso le mamme fanno: criticare qualcosa, se non viene fatta come ce l’aspettiamo. Bene, partiamo dal presupposto che a cucinare ci sarà un marito e non Carlo Cracco e che, magari, non è la sua passione, ma apprezziamo l’aiuto senza critiche.

Seconda regola: comunicare, comunicare, comunicare. Sull’agenda anti-carico, trovate cinque minuti per segnare tutti insieme ciò che dovrete fare nei giorni successivi, meglio se una volta a settimana, inserendo poi eventuali extra. Lasciate l’agenda a portata di tutti e segnate come completato e da chi le diverse attività. Ad esempio:

  • Mancano le cartucce delle penne
  • Bisogna iscrivere i bambini a
  • Bisogna passare in farmacia per …

Ogni sera ricontrollate insieme e, se mancano cose da fare, riassegnate i compiti. Sembra molto macchinoso, ma vi garantiamo che non lo è. Ciò che è macchinoso e alla lunga stancante, è farsi carico di tutto. Perché si finisce per non apprezzare a pieno ciò che si ha.

Nei commenti su web al fumetto sopra menzionato, c’è questo, che è particolarmente significativo:

C’è una soddisfazione indicibile nel gestire insieme l’ambiente domestico: si crea un’ammirazione reciproca! Che bello sapere di poter contare sull’altro coniuge, che bello ammirare che contribuisca a tenere in piedi il nostro progetto di vita comune!”.

Con il marito che risponde:

Non è che aiuto mia moglie: io gestisco con lei la nostra casa.

Questa la sintesi di come si redistribuisce il peso del carico mentale.

a cura di Alessia de Falco