Buongiorno Amici della Scuola di Bambinologia e benvenuti alla quinta ed ultima lezione del modulo dedicato all’intelligenza emotiva, all’interno del percorso formativo Competenze per la vita: l’individuo al centro.

Dopo un breve excursus su che cos’è l’intelligenza emotiva, sul perché è importante e su come declinarla nella comunicazione attraverso l’empatia, lavoriamo ora sugli allenamenti pratici per potenziarla.

TRE COMPETENZE DA SVILUPPARE PER ALLENARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Prima di entrare nel vivo del nostro “training”, vogliamo proporvi una definizione data da Carl Rogers: “L’empatia nei confronti di un’altra persona ha molteplici sfaccettature. Significa entrare nell’intimo mondo della percezione altrui e farlo diventare la nostra casa. Significa essere sensibili, momento dopo momento, al cambiamento, sentendo il flusso delle emozioni dell’altra persona. (…) Significa vivere temporaneamente nel mondo percettivo dell’altro e muoversi in esso delicatamente, senza dare giudizi. Significa dare senso a ciò per cui l’altro fatica a trovare consapevolezza, senza cercare di far emergere troppo esplicitamente le emozioni di cui non è ancora pienamente consapevole, per non spaventarlo. Significa comunicare all’altro il senso che diamo al mondo, offrendo il nostro punto di vista pieno di nuovi significati, ispiranti per l’altro. Voi siete dei fidati compagni dell’altro, nel viaggio che compie attraverso il suo mondo interiore. Aiutando ad affrontare il senso dell’esperienza, potete aiutare gli altri a dare un significato alle proprie emozioni. In questo modo l’altra persona può vivere più prodondamente i significati e tradurli in esperienza”. (C. Rogers, 1957)

Carl Rogers è uno psicoterapeuta americano che ha lavorato per anni sul così detto approccio centrato sulla persona, convinto che ogni individuo possieda la capacità intrinseca di autocomprendersi, migliorare e trovare soluzioni alle proprie difficoltà. In un articolo pubblicato nel 1978, egli scrive: “Abbiamo a che fare con un organismo che è sempre motivato, è sempre intento a qualcosa, che cerca sempre qualcosa. La mia opinione è che c’è nell’organismo umano, una sorgente centrale di energia e che tale sorgente è funzione di tutto l’organismo, non solo di una sua parte. Il modo migliore per esprimerla con un concetto è di definirla tendenza al completamento, all’attualizzazione, alla conservazione ed al miglioramento dell’organismo”.
(C. Rogers, The formative tendency, J. Hum. Psychol., n. 18, 1978, pp. 23-26)

Vi abbiamo proposto questi due brani per focalizzarci su tre aspetti, proposti da Rogers, che riteniamo fondamentali nello sviluppo dell’intelligenza emotiva. Essi sono:

  • Empatia
  • Autenticità
  • Accettazione incondizionata

Vogliamo farvi notare come le tre dimensioni citate siano strettamente interconnesse e come, lavorando sull’empatia, si generino positive reazioni a cascata anche sull’autenticità e sull’accettazione incondizionata. Chiameremo questo concetto “Il cerchio della positività”.
Comunicare l’empatia ci aiuta a generare un senso di riconoscimento dell’esperienza, facendo sentire l’altro in un certo qual modo capito e quindi alleviato. Empatizzare significa condividere esperienza (“io ti capisco perché sento il tuo vissuto nel mio”) e ciò rappresenta una sorta di “vitamina” del processo emotivo e cognitivo.

L’empatia ha un benefico effetto perché aiuta l’interlocutore ad essere più consapevole di ciò che e e, al contempo, costringendoci a svelarci, aiuta noi stessi ad acquisire consapevolezza di ciò che siamo.
Qui entra in gioco l’autenticità, la capacità di essere trasparenti, spontanei, non costruiti. Essere autentici significa esprimere ciò che corrisponde al proprio sentire e che si rispecchia nell’empatia altrui.

Per creare un doppio flusso empatico (qui il cerchio si chiude), occorre l’accettazione dei vissuti e delle esperienze, astendendosi da ogni forma di interpretazione e giudizio. Il che non significa approvazione incondizionata, ma riconoscimento della diversità dell’altro.
Ribadiamo che ogni teoria, comprese quelle sull’intelligenza emotiva, sono inefficaci se disgiunte dall’empatia e dall’ascolto. Buona parte dei nostri fallimenti avvengono quanto ci comportiamo in un modo, ma sentiamo di doverci comportare in un altro. L’intelligenza emotiva può aiutarci ad essere sinceri con noi stessi, obiettivi e, nella piena onesta, ma in assoluto rispetto, accettare di svelare le nostre imperfezioni e porci di fronte a quelle altrui. Solo così porteremo il nostro quoziente emotivo nella vita quotidiana.

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