Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia e benvenuti al secondo modulo del corso Competenze per la vita: l’individuo al centro.
Oggi iniziamo a lavorare insieme sul concetto di squadra, mutuando dall’inglese i termini “team building” e “team working”. Prima di entrare nel vivo di questi concetti, desideriamo spendere qualche minuto con voi su un autore che probabilmente già conoscete, Edgar Morin e sulla sua idea di umanesimo planetario.

EDGAR MORIN E L’UMANESIMO PLANETARIO

La scuola, la famiglia, il nostro ufficio, la squadra di calcio in cui giochiamo, rappresentano dei micro gruppi, con delle logiche precise. Tutti però, per crescere, hanno bisogno di fiducia reciproca, scambio di conoscenze ed empatia. Tutti hanno bisogno di una buona dose di intelligenza emotiva.
E se questa nostra idea di gruppo funzionale la applicassimo a tutti gli abitanti del globo? E se fossimo tutti un’unica grande squadra? Quali sarebbero le conseguenze pratiche di questa filosofia?

Siamo consapevoli che vi stiamo proponendo interrogativi estremamente teorici, ma li consideriamo molto sfidanti: per capire quali impatti può avere ogni giorno il gioco di squadra, la nostra proposta è di “pensare in grande”, valutando gli impatti di un team working planetario. Se riusciamo a capire questo, probabilmente ci sarà più semplice lavorare sulle sfere del quotidiano. Il nostro modello prevede di analizzare uno scenario molto ampio, per poi declinare passo passo le azioni che ci portano al nostro vivere quotidiano.

Per questo oggi vi raccontiamo l’idea di “umanesimo planetario” formulata da Morin, con le sue implicazioni pratiche nella costruzione di una civiltà della conoscenza. L’idea è di mettere le basi per un utilizzo più consapevole e ragionato della nostra intelligenza emotiva, la forza più grande che abbiamo a disposizione per cambiare noi stessi ed il mondo che ci circonda.

Secondo Morin, soprattutto nell’ultimo secolo, la conoscenza settoriale e multidisciplinare ha generato una conoscenza incapace di cogliere la multidimensionalità dell’uomo. In questo è evidente la reminescenza di Heidegger che sosteneva che mai abbiamo avuto così tante conoscenze a disposizione e mai siamo riusciti a comprendere così poco dell’uomo.

Morin nei suoi scritti cita l’imperativo di Pascal, il “grande dogma” della inscindibilità del tutto e delle parti: “Dunque, essendo tutte le cose causate e causanti, adiuvate ed adiuvanti, mediate ed immediate, ed essendo tutte collegate le une alle altre con un vincolo naturale ed impercettibile che unisce le cose più lontane e più diverse, stimo impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, come conoscere il tutto senza conoscere le parti”.

Far parte di una squadra significa conoscere la squadra, non soltanto nelle sue componenti, ma anche nel senso che essa racchiude. Per Morin possiamo parlare di Umanesimo Planetario soltanto se riusciamo a rendere concreto l’universalismo, ammettendo la comunità di destino che lega ormai tutti gli individui ed i popoli della Terra, l’umanità al sistema globale.
Ecco, il nostro corso sul team building inizia proprio da qui, con un obiettivo di lungo periodo ed una vision che rendano davvero motivante credere nella costruzione di una squadra: lavorare insieme sulle competenze per la vita, diventando una squadra mondiale.

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