Competenze per la vita: l’individuo al centro (lezione 2.3)

Buongiorno a tutti Amici della Scuola di Bambinologia, e benvenuti alla terza lezione dedicata al Team Building, nell’ambito del corso Competenze per la vita: l’individuo al centro.
Nella precedente lezione abbiamo affrontato il tema dell’intelligenza emotiva individuale e dei suoi impatti sulle dinamiche di gruppo.

IO E LE MIE EMOZIONI NEL GRUPPO

Oggi lavoriamo meglio sul concetto di Intelligenza Emotiva di Gruppo ed approfondiamo l’influenza delle emozioni di ciascuno di noi all’interno del gruppo: per questo abbiamo intitolato la lezione “Io e le mie emozioni nel gruppo”. Abbiamo visto che l’intelligenza emotiva di gruppo lavora attraverso due meccanismi:

  • le norme culturali di gruppo che influenzano l’interpretazione e la risposta comportamentale all’emozione;
  • la consapevolezza emotiva che fornisce informazioni su dove focalizzare l’attenzione del gruppo.

I due meccanismi che regolano l’intelligenza emotiva del gruppo si sviluppano attraverso l’interazione dei diversi membri del gruppo. Per facilitare l’interiorizzazione di questi processi, è necessario che il gruppo faciliti la regolazione e la consapevolezza delle emozioni individuali, per riuscire a conviderle al meglio e renderle patrimonio di crescita comune.
Se l’intelligenza emotiva, per dirla come Goleman, è lo strumento che tutti noi abbiamo per esprimere ed incanalare le emozioni, l’intelligenza emotiva di gruppo è il modo in cui facciamo crescere “la squadra”, nutrendola della condivisione di ciò che sentiamo, nel bene e nel male.

Le ricerche, in particolare gli studi condotti da Smith e Berg nel 1987, evidenziano come, paradossalmente, più un gruppo permette ai suoi membri di esternare la propria individualità, più i membri del gruppo riescono a superare l’individualismo per il bene del gruppo.
E qui introduciamo una domanda fondamentale: come si rapportano le emozioni del singolo, quelle degli altri membri del gruppo e gli obiettivi per cui il gruppo è stato costituito? O, in altri termini, come si può mantenere la propria individualità all’interno del gruppo, rendendola una forza per tutti e non una debolezza?

Per rispondere ci avvaliamo delle ricerche di Vanessa Druskat, una delle principali studiose di intelligenza emotiva nei gruppi. Prima di approfondire le considerazioni della studiosa sui gruppi, vi proponiamo un breve stralcio da una sua intervista: “I gruppi sono incubatori emotivi. Ogni interazione sociale crea emozione. In un gruppo, ci sono molte emozioni e ognuna di esse può generare una spirale positiva o negativa. Le emozioni possono generare frustrazione o anche aumentare la collaborazione, incentivando la volontà di ascoltare e condividere le migliori idee”.

Druskat individua tre strategie vitali per potenziare l’individualità all’interno del gruppo, facendola fiorire e rafforzando il gruppo stesso:

  • il confronto dei membri quando non vengono rispettate le norme;
  • la così detta “caring orientation”, cioè la disposizione alla comunicazione positiva, al rispetto e all’incoraggiamento;
  • il lavoro sulla dissonanza cognitiva.

Vediamo punto per punto in che cosa consistono queste strategie. Quando un membro del gruppo non rispetta le norme condivise, occorre confrontarsi per cercare una soluzione. Druskat dimostra che il confronto avviene molto più spesso nei gruppi coesi che in quelli non coesi, con significativi miglioramenti sulle performance.
È inoltre importante riconoscere ad ogni membro del gruppo il suo valore e il contributo effettivo che dà alla vita del gruppo. In questo modo (Wolff, 1998) è possibile aumentare la percezione, in ciascun individuo, di sicurezza, coesione e soddisfazione e, di conseguenza, aumentare il coinvolgimento nelle attività del gruppo.
Infine, è fondamentale ridurre la dissonanza cognitiva, il processo per cui un individuo non si sente completamente in accordo con le norme del gruppo. L’intelligenza emotiva del gruppo si manifesta nella capacità di cogliere questa tensione e lavorare sulla criticità, sul senso di appartenza e sulla riduzione della dissonanza cognitiva.

La costruzione del consenso all’interno di un gruppo è un processo graduale e continuo, basato sul supporto sociale, sull’accettazione e sul bilanciamento tra istanze individuali ed istanze collettive. Questi tre punti costituiscono la base per lo sviluppo di intelligenza emotiva nel gruppo.

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