Basta compiti. Basta note. E se invece fosse un bel “basta alibi”?

Probabilmente quello che scrivo questa sera risulterà estremamente impopolare, ma lo sto covando da un paio di giorni (come mamma, come blogger e come coach).
Sul web leggiamo (a volte siamo noi a darli) consigli, precetti, notizie allarmanti su tutti gli errori educativi che compiamo. O che potremmo compiere. Il risultato è spesso aumentare l’insicurezza di chi già quotidianamente si chiede: “Sarò un bravo genitore?”

Ovviamente, il nostro obiettivo non è di prendere posizioni estreme o instillare il seme del dubbio. La prima cosa che diciamo a noi stessi, ogni mattina è: proviamoci. Senza dare per scontato di riuscirci. E senza farcene una colpa. Nello specifico abbiamo scelto di allenarci e migliorare insieme, pur consapevoli che, se ci confrontassimo con tutta la perfezione di cui il web trasuda, ne usciremmo perdenti.
Chi di noi è davvero in grado di mettere in pratica tutto ciò che legge sull’educazione?

Meglio allora fare fronte comune, come genitori ed insegnanti, insieme: in rete si parte spesso da luoghi comuni, notizie che da anni circolano e sembrano sempre nuove (Magari, come negli ultimi casi, si cambia nazione di riferimento, ma tant’è). Casi di successo, ottime pratiche, metodologie all’avanguardia. E poi? Solo tanti punti aperti, vuoti da colmare. O, peggio, polemiche sterili.

In parte, tutto ciò è riconducibile ad un’abile strategia da web, per acchiappare like basandosi sul sensazionalismo. E’ una tendenza diffusa, che cerchiamo di evitare, anche se spesso capita anche a noi di affrontare i temi caldi del momento, nella speranza di dare qualche spunto, ma ben consapevoli che non esiste la panacea di tutti i mali. Finlandia e Danimarca incluse.

Non dimentichiamoci, il web siamo noi e possiamo cambiare solo attraverso il nostro senso critico e la voglia di metterci davvero in discussione.
Peraltro, il porsi costruttivamente di fronte alle notizie è un’ottima palestra di vita e buon senso.
Ecco perché abbiamo scritto articoli sui leitmotiv del momento, ad esempio il “Basta compiti”: non rappresenta certo il nostro pensiero, ma vale la pena confrontarsi per capire qual è la strada migliore da seguire.

Il buon esempio parte da noi, genitori imperfetti

Oggi parlo di me: credo di essere sempre stata una mamma imperfetta e di esserlo nella mia quotidianità: a volte a giocarmi il brutto scherzo è la mancanza di tempo, altre volte la mancanza di voglia, a volte la stanchezza. Ho imparato a far pace con me stessa, ritagliandomi degli spazi in cui mi sono detta “Ora ci sono solo per loro”. Con un lavoretto. Un giro al parco.

A volte solo il silenzio, seduti sul divano a guardare un cartone animato o un libro (ah, noi non leggiamo le favole, non sono mai interessate a nessuno a casa. Per catturare l’attenzione dei bambini, ho scoperto la natura e passiamo il nostro tempo a disquisire su come l’ape regina costruisce l’alveare o che tipi di veleno può secernere un ragno. Questo per dire che poi, alla fine siamo noi a trovare gli stimoli, contestualizzando gli spunti che leggiamo).

Perchè scrivo tutto questo? Semplice: perché sono stanca di leggere “basta questo”, “basta quello”. Sono contraria da sempre ai genitori spazzaneve e da sempre sono convinta che oggi uno dei grossi limiti dell’educazione sia il fatto di non avere forza. Quella forza che chiede di affermarsi in un “No, punto”, ma anche in un “Accetto la regola”: io per primo, io genitore.

Come genitore, devo imparare a rispettare un sistema di riferimenti condivisi, senza auto giustificarmi e senza giustificare le mancanze di mio figlio. Perchè, da che mondo è mondo, chi sbaglia paga.
E dall’errore si impara. Cosa peraltro splendidamente spiegata in molte teorie aziendali sul fallimento. (Quando non trovo le risposte nell’educazione, le cerco nelle aziende. A volte funziona).

Lo spunt-esercizio di oggi è una domanda: “basta compiti” o “basta alibi”?

Tanti dei problemi che noi evidenziamo nei nostri scritti, sono riconducibili a una criticità più profonda. Di fronte al web, alla circolarizzazione di informazioni volutamente estremizzate, dobbiamo instaurare un profondo senso critico ed una costruttiva capacità di analisi. Basata anche sul rispetto di una cosa fondamentale: la verità.

La verità è che capiterà di urlare a un figlio, ma se quel figlio è cresciuto nella sicurezza del nostro amore, sarà un momento transitorio. Però quell’urlo non è la Morte Nera, quell’urlo è la nostra umanità di persone che cercano, provano e, a volte, riescono.

La verità è che, anche se costa fatica, il tempo per un figlio va trovato: spesso corsi e attività sono parcheggi, di comodo o di fortuna. Spesso, diciamocelo, è la voglia che manca, non i minuti d’orologio. Ammesso questo “terribile segreto”, passiamo allo step successivo: troviamo un po’ di tempo davvero, anche se stremati da una giornata di lavoro, anche se preoccupati. Loro, i bambini, ci sono, “anche se”. E basta poco per farli felici.

La verità è anche che esistono gli insegnanti e sono loro a stare otto ore al giorno con i nostri figli, investiti di un compito che io personalmente non riuscirei a gestire.
Forse possiamo non condividere i metodi, ma il rispetto è dovuto: è un atto di fiducia, senza il quale non possiamo creare una sinergia e aiutare i nostri figli a crescere.

La verità è che sarebbe bello andare al parco insieme ma, se lavorate, non potete farlo.

La verità è che vi sentirete in colpa e, a volte, vi verrà voglia di compensare con un regalo.
Se ci riuscite, provate con un abbraccio, per giunta è gratis.

La verità è che sarete ugualmente bravi genitori, non lasciatevi condizionare: ci siete voi con i bambini, “anche se” … Ecco gli “anche se” lasciateli alla rete e a chi filosofeggia.

Ma vi chiediamo una cosa: non andate in crisi di fronte agli errori che commettete. Che tutti commettiamo. Non cercate la giustificazione nella teoria, perchè serve la pratica del cuore ed il buon senso (come giustamente segnalato ieri da una lettrice).

Ve la CHIEDIAMO, torno Portale e smetto di parlare da mamma. Noi, quando diciamo di essere la casa dei genitori creativi e felici, apriamo la porta a tutti, ad una condizione: non smettete mai di cercare la risposta in voi stessi e, ogni tanto, scorrete velocemente le notizie sul web. Ogni tanto non leggetele proprio, se iniziano con “basta …”

Tante delle cose che leggete, sono strumentalizzate e volutamente estremiste, nei titoli, nei messaggi. Nella volontà di colpirvi emotivamente, nel far scaturire una reazione. Anche noi a volte proponiamo notizie che girano sul web, nella speranza di non fare solo informazione, ma di aprire un dibattito come, sempre più spesso, sta accadendo.

Noi vi diciamo che, finchè voi lavorate sulla fiducia in voi stessi, nessuno studio scientifico, teoria pedagogica o altro potrà scalfirvi. Siate ciò che siete, in tutto il vostro imperfetto essere, e amate. Questa è la cosa più perfetta che potete fare.

Manca oggi proprio questo, la forza di sbagliare ed ammettere l’errore. La forza di ricominciare senza cercare la scusa o la teoria che ci comprende e conforta.
Ma siamo noi genitori a doverlo fare per primi. A rialzarci dopo una caduta.
Senza trincerarci spesso, troppo spesso, dietro ai “basta” che alla fine si riducono ad alibi.

a cura di Alessia de Falco