Comunicare si può: con amore e un po’ di metodo

Comunicare positivamente: si può fare!

Possiamo tradurre il pensiero positivo in un linguaggio quotidiano?
Spesso abbiamo l’impressione che gli altri non colgano a pieno i nostri stati d’animo. Al contrario, a volte riteniamo di non riuscire a calarci adeguatamente nei panni degli altri, a comprenderli empaticamente come vorremmo.

Sono dinamiche che tutti conosciamo e che spesso sperimentiamo nella relazione con i figli: quante volte ci siamo innervositi davanti a un pianto immotivato, ci siamo arrabbiati perchè le nostre parole non sono state ascoltate oppure perchè ci troviamo davanti a un silenzio che non capiamo?

comunicare

Oggi vogliamo focalizzarci proprio su questo tema: lavoriamo sul rapporto genitori e figli partendo dalla comunicazione, in modo tale da creare un ambiente di condivisione e comprensione. Per farlo, serve una premessa, anzi, una parola magica. Questa parola è rispetto. Se comunichiamo con rispetto, gli altri impareranno a farlo con noi. Questo vale con gli adulti e con i bambini. A nulla serve l’amore incondizionato, la fiducia, se non insegniamo il rispetto. Cosa significa? Che dobbiamo porci al livello del nostro interlocutore, non pretendere che sia il contrario. Rispettare significa usare un linguaggio comprensibile, soprattutto a livello di emozioni: se siamo arrabbiati spieghiamo perchè, se c’è qualcosa che non va pure, se siamo soddisfatti non dimentichiamo mai di manifestarlo.

La comunicazione migliore è quella condita da una sana dose di emozioni, positive o negative che siano. Del resto, la verità paga più di qualsiasi cosa. La scorsa settimana vi abbiamo proposto una palestra dell’empatia. La stessa cosa vogliamo fare questa settimana, dandovi sette spunti per comunicare positivamente con i vostri bambini.

Ricorda la tua infanzia

Lo abbiamo fatto in parte con il sacchetto della felicità e qui riprendiamo l’esercizio. Ricordatevi come eravate da piccoli, come vi sentivate e pensavate da bambini.
Lo sappiamo, oggi il mondo è diverso. Però esistono bisogni del bambini che restano stabili nel tempo. Se riusciamo a “sentirli”, capirli, potremo fare il primo passo verso la comunicazione positiva con i nostri figli, oggi.

 Le parole giusto per motivarlo

Lo studioso S. I. Hayakawa ha affermato “Tuo figlio diventerà ciò che tu gli dici che sia”.
Ciò che diciamo ai nostri figli ha un peso enorme e li influenza.
“Che bravo che sei a fare questo, sono orgoglioso di te …” stimola a continuare.
“E’ inutile che lo fai, tanto non sei capace …” è un macigno che un bambino si porta dentro a vita. Ovvio che i genitori amano i figli e, se scappano frasi del genere, spesso non sono così consapevoli o cariche di negatività come invece appaiono. Resta il fatto che i bambini sono molto vulnerabili al giudizio e non così forti da reagire alla critica. Insegniamogli a farlo, grazie all’esempio positivo e al giusto incoraggiamento.

I problemi vanno risolti alla radice

Il dialogo serve anche a far rispettare le regole. Quante volte si litiga perchè il bambino fa sempre storie prima di andare a letto, si rifiuta di mangiare, vuoge vedere troppa TV, non collabora con le faccende domestiche, trascura i compiti scolastici, vuole imporre la sua proprietà su giocattoli …

Ecco, in questi casi l’ascolto attivo è il primo passo per esercitare un’autorità costruttiva. Cercate di capire perchè si comporta in un dato modo ed usate un tono di voce fermo per spiegare le vostre aspettative: “Non voglio che si faccia così perchè …” Occorre ascoltare, ma anche farsi ascoltare. Imparate a farvi ascoltare.

Creiamo il nostro codice di comunicazione

Se tu gridi, tuo figlio griderà. Se tu spieghi senza perdere la pazienza, lui o lei farà lo stesso. Se vogliamo pertanto che tuo figlio si comporti verso di noi in un certo modo, è opportuno praticare il comportamento che ci aspettiamo dagli altri.

Un codice della comunicazione aiuta ad allineare i tuoi valori al nostro modo di comunicare con i figli. Per farlo, partiamo con queste domande:

  1. Quali obiettivi voglio raggiungere attraverso la comunicazione con mio figlio?
  2. Qual è il modo migliore per procedere in direzione del mio obiettivo?

E proviamo a tradurle in azioni quotidiane.

Entriamo nel mondo di nostro figlio

Se tuo figlio dice “Il cane mi ha parlato”, dobbiamo rispondere “E cosa ti ha detto?”

Questa è una frase che gira sui social, ma che ci fa capire tanto della comunicazione con i bambini. Il loro mondo, per fortuna forse, è diverso dal nostro: impariamo a conoscerlo e a incoraggiare i piccoli ad aprirsi con noi.

Proviamo durante il gioco a farci raccontare qualche annedoto attraverso queste domande:

Cosa ti piace sognare?

Quale persona al di fuori della famiglia ammiri di più? Perché? o Quando è che ti viene da piangere/ridere?

Cosa ti piacerebbe fare da grande? Quale lavoro ti sembra più interessante?

Solo se i bambini si sentono compresi ed apprezzati potranno aprirsi e comunicare più facilmente con noi.

Comunichiamo amore

Spesso pensiamo che, se amiamo i nostri figli, loro si sentiranno senz’altro amati da noi. Non sempre è così. I bambini hanno bisogno che l’amore gli venga comunicato in modo chiaro e diretto. Per non creare un blocco nella comunicazione, anche il linguaggio deve trasmettere amore, attraverso gesti, posture, tono di voce, frasi che trasmettano questi messaggi:

Sei amato

Sei capace

Sei accettato

Sei perdonato

Puoi provarci di nuovo …

Trasmettiamo valori solidi

Spesso ci chiediamo come trasmettere valori in una società dove i nostri messaggi sono in competizione con quelli provenienti da un ambiente esterno pieno di falsi miti. Chiediamoci come prima cosa quali sono i valori che vorremmo trasmettere ai nostri figli e proviamo a sviluppare con loro un tipo di comunicazione aperta e franca su questi valori. Se i bambini vedono in noi l’esempio positivo, si fideranno di noi. Sarà il dono più grande per prepararli a camminare da soli nel mondo.