Comunicazione efficace in famiglia con la doppia P

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Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia! Benvenuti alla quinta lezione del corso ABC: le tre lettere del cambiamento in famiglia. Nelle precedenti lezioni abbiamo riflettuto sul concetto di cambiamento, su come definire gli obiettivi e su come lavorare insieme per creare un ambiente positivo. Oggi approfondiamo il concetto di ambiente positivo prendendo in esame la comunicazione verbale e non verbale ed analizzando quali interventi possiamo mettere in atto per migliorare il nostro modo di comunicare.

COMUNICAZIONE: COSA DICIAMO AL DI LÀ DELLE PAROLE

Quando parliamo di comunicazione verbale, è abbastanza intuitivo capire a cosa ci riferiamo: parole, discorsi, informazioni. Il modo in cui diciamo le cose racconta molto di noi. Di questo ad esempio abbiamo parlato nella seconda lezione dedicata al “Non basta dire bravo/brava, ma …”.
La comunicazione non verbale comprende tutti i messaggi comunicativi che non esprimiamo attraverso le parole: gesti, espressioni, tono di voce. Se volete approfondire il tema della comunicazione non verbale, abbiamo scritto un saggio ad hoc che trovate a questo link. Si tratta di una componente fondamentale della comunicazione: per comunicare efficacemente, serve coerenza tra comunicazione verbale e non verbale. Non serve a nulla dire “Ti ascolto”, se poi continuo a leggere il giornale. Nell’ambito della psicologia positiva, è interessante a questo proposito esaminare il modello Active-Constructive Responding. Analizzando le risposte alle buone notizie, i ricercatori hanno evidenziato quattro schemi di risposta:

  • Attiva e costruttiva
    È il caso in cui si risponde con entusiasmo all’interlocutore, facendo trasparire il nostro supporto.
  • Attiva e distruttiva
    In questo caso, di fronte alla notizia, cerchiamo di monopolizzare la comunicazione, sottolineando i problemi e gli aspetti negativi derivanti dalla buona notizia.
  • Passiva e costruttiva
    Si tratta di una risposta priva di energia, in cui il nostro supporto verso l’interlocutore è minimo.
  • Passiva e distruttiva
    È il caso in cui ignoriamo il nostro interlocutore, facendogli capire che non siamo interessati a quello che ha da dire.

Perché prendere in esame la reazione ad una buona notizia? Pensateci: è la più grande palestra di allenamento del linguaggio positivo. È psicologicamente più facile reagire con entusiasmo a una buona notizia; ma, se ciò non accade, e la nostra comunicazione ricade in una tipologia diversa da “attiva e costruttiva”, forse dovremmo fermarci e chiederci:

  • perché lo sto facendo?
  • ho voglia di cambiare?
  • come posso cambiare?
  • cosa può succedere se cambio tipologia di risposta?

Rispondere a queste domande è il primo esercizio di oggi. Il secondo è provare individuare quante situazioni analoghe a quella analizzata dai ricercatori ci si presentano nel corso della settimana e rispondere alle seguenti domande:

  • Quante volte ho ricevuto una buona notizia questa settimana?ù
  • Quante volte ho usato una risposta “attiva e costruttiva”?
  • Che tono di voce ho usato? Che postura ho assunto? Guardavo in faccia il mio interlocutore? Sorridevo?

Provate a ripetere questo esercizio per una/due settimane ed analizzare cosa è successo. Sicuramente vi siete focalizzati sul vostro modo di comunicare verbalmente (che cosa ho detto) e non verbalmente (che cosa ho fatto).

ALLINEIAMO COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE CON LA DOPPIA P

In questo corso, vogliamo allenarci a creare un allineamento tra comunicazione verbale e non verbale, lavorando sulla creazione di un linguaggio positivo, con cui costruire un ambiente positivo.
Non si possono creare ad hoc emozioni positive ma, lavorando sulla nostra attitudine alla positività, sicuramente influenzeremo il nostro modo di vivere le esperienze quotidiane. Se avere fatto l’esercizio dell’Active-Constructive Responding, siete pronti al passaggio successivo: l’utilizzo della Doppia P. Con Doppia P intendiamo il pre e il post di un intervento educativo, ovvero quello che nelle precedenti lezioni abbiamo denominato, seguendo lo schema di Alan Kazdin, Prompt (istruzione) e Praise (lode). Ciò che abbiamo detto sull’allineamento della comunicazione verbale e non verbale è fondamentale per spiegare chiaramente ciò che vogliamo e dare rinforzi positivi efficaci se accade ciò che desideriamo. Torniamo all’esempio del disordine che ormai ci perseguita dall’inizio del corso: dobbiamo convincere il nostro bambino a riordinare la sua stanza.

Come possiamo fare per instaurare una comunicazione efficace:

  • Prompt: “Per favore, raccogli i giochi dal pavimento della camera e mettili nella cassapanca prima di cena”. Abbiamo usato il “per favore”, abbiamo specificato l’obiettivo e abbiamo dato una deadline. Può funzionare, ma … Com’è stata la nostra comunicazione non verbale? Se eravamo motivati e sereni, probabilmente abbiamo usato un tono di voce calmo e guardato il bambino. Se eravamo esasperati, magari abbiamo usato il “Per favore”, ma con una voce stridula e spazientita. In quale dei due casi la comunicazione è allineata ed efficace?
  • La stessa cosa vale per il “Praise”, il nostro “Bravo/a!”: lo avete detto con entusiasmo, magari dando una carezza o battendo il cinque al bambino o eravate impegnati a fare altro e avete liquidato la faccenda come una cosa in meno a cui pensare?

Sembra banale, ma ciò che fate ha ripercussioni incredibili sul modo in cui viene inteso ciò che dite. Non stiamo criticando nessuno, non vogliamo mandare in crisi i lettori, ma iniziare a pensare alla combinazione di dire e fare è il primo passo per indirizzare il bambino creando intorno a lui un ambiente positivo.


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