CON LA CULTURA DEL NEMICO MUORE LA SCIENZA

Una lettura scelta da “Homo Stupidus Stupidus“, di Vittorino Andreoli (Rizzoli, 2018):

La cultura del nemico sconvolge la dimensione dell’uomo, lo appiattisce all’attimo presente, lo rende precario, instabile, incerto. È il crollo delle certezze. E muore persino la scienza, che nel mondo occidentale è stata la forza di un rinnovamento e, nonostante alcuni capitoli critici, è stata la grande protagonista della nostra civiltà. Una civiltà che ha dato enorme rilievo al capire, al comprendere, allo svelare. La società dell’Occidente è certamente imperfetta, ma la scienza che l’ha caratterizzata è segno del suo valore e della sua grandezza. Non posso non ricordare chi la rappresenta forse nel modo più significativo: Galileo Galilei, che guarda dentro il telescopio e scopre che è la Terra a girare attorno al sole, mentre il cardinal Bellarmino si rifiuta di porre i suoi occhi sul telescopio, poiché si riferisce a quanto è scritto nella Bibbia.
Ma la scienza ha il compito di scrivere nuovi libri, non di rileggere e di esaltare un unico libro della verità. La cultura del nemico è in se stessa distruttiva, soprattutto se si considera quanto sia bello conoscere, leggere dentro la natura parte almeno di quel mistero che la rende non solo ricca, ma soprattutto bella. La bellezza di un fiore, di un baobab. La bellezza di una farfalla, ma anche dell’uomo.

[…]

Occorre evitare la cultura del nemico. E, per questo, non serve combattere un nemico, ma sedersi con lui sotto un albero e lì stare, magari in silenzio, fino a che non ci si scambierà prima un sorriso e poi un abbraccio. E io sono disposto, in nome dell’amicizia e della pace, a sedermi vicino a chi oggi semina terrore“.

FONTI