tabù rodari

Oggi abbiamo un grande bisogno di combattere i tabù: negli ultimi decenni, invece di superarli, abbiamo attentato alla libertà di pensiero così che, invece di guadagnare in libertà, ci siamo ritrovati più stretti di prima nei confini delle nostre menti.

Come sempre succede quando c’è bisogno di libertà di pensiero, abbiamo deciso di ripartire da Gianni Rodari:

“Chiamerò tabù un certo gruppo di storie che personalmente trovo utile raccontare i bambini, ma di fronte alle quali molti arricceranno il naso. Esse rappresentano un tentativo di discorrere con il bambino di argomenti che gli interessano intimamente ma che l’educazione tradizionale relega in generale tra le cose di cui non sta bene parlare: le sue funzioni corporali, le sua curiosità sessuali. Si intende che la definizione di tabù è polemica e che io faccio appello all’infrazione del tabù. Credo che non solo in famiglia ma anche nella scuola si dovrebbe poter parlare di queste cose in piena libertà e non solo in termini scientifici perché non di sola scienza vive l’uomo. Conosco anche i guai che toccano agli insegnanti, sia di scuola materna che di scuola elementare e media, i quali vogliono portare i bambini e ragazzi esprimere totalmente loro contenuti, a liberarsi di tutte le paure, a sconfiggere ogni eventuale senso di colpa. Quella parte dell’opinione pubblica che rispetta i tabù fa presto ad accusare di oscenità, a far intervenire autorità scolastiche a sventolare il codice penale. Che un bambino osi disegnare un nudo, maschile o femminile, completo dei suoi attributi e facilmente contro il suo maestro si scalderanno la sessofobia la stupidaggine e la crudeltà del prossimo. Ma quanti insegnanti riconosceranno ai loro scolari la libertà di scrivere, se occorre, la parola merda?
Le fiabe popolari, in proposito, sono olimpicamente aliene da ogni ipocrisia. Nella loro libertà narrativa, esse non esitano a far uso di quello che si chiama gergo escrementizio, a suscitare il riso cosiddetto indecente, a dar notizia chiara di rapporti sessuali, eccetera. Possiamo far nostro quel riso, non indecente, ma liberatorio? Penso onestamente di sì”
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Rodari accenna poi alla storia di un bambino dalla cacca prodigiosa e conclude il capitolo con queste parole:

“Se un giorno scriverò questa storia, consegnerò il manoscritto al notaio, con l’ordine di pubblicarlo intorno al 2017, quando il concetto di cattivo gusto avrà subito la necessaria ed inevitabile evoluzione. A quel tempo sembrerà di cattivo gusto sfruttare il lavoro altrui e mettere in prigione gli innocenti e i bambini invece saranno padroni di inventarsi storie veramente educative anche sulla cacca”.

Dal supposto ordine di pubblicazione sono passati quasi due anni; eppure, Gianni Rodari si stupirebbe scoprendo che non abbiamo fatto alcun passo avanti. Invece di seguire il giovane gambero che voleva camminare in avanti, ci siamo accodati alla sua mamma! Oggi più che mai si sente la necessità di alleggerire il pensiero, anche il pensiero educativo, dagli inutili tabù che lo opprimono.

FONTI

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