Controllare le emozioni significa viverle

Nel nostro percorso di crescita, come genitori ed educatori, a volte ci scontriamo con un falso obiettivo: educarci alla felicità non significa attuare un controllo totale delle emozioni. Lo diciamo perché gli scritti in materia, ad una prima lettura, possono indurci a pensare che essere felici significhi sentirsi sempre bene.

In realtà è una visione distorta: educare alla felicità significa lasciar spazio nel nostro cuore a tutte le emozioni, senza reprimerle ma, al contempo, senza lasciarsi sopraffare.

Mentre ad esempio per la rabbia questo è un concetto intuitivo, lo diventa un po’ meno se parliamo di felicità. Cosa significa esattamente controllare la felicità? Significa ad esempio non trasformarla in euforia, in incontrollata agitazione, in uno stato d’animo così pervasivo da farci perdere il focus su quello che la felicità dovrebbe rappresentare: benessere, gioia.

Forzare un’emozione, cercando ad esempio di essere sempre felici, non significa educarci alla felicità. Ci porta invece ad una sorta di annichilimento.

IL SEGRETO DI UN’EMOZIONE: LA TRANSITORIETÀ

Abbiamo detto che controllare eccessivamente le nostre emozioni non ci aiuta a crescere e migliorarci, perché non ci consente di vivere a pieno. Per farlo, dobbiamo capire che ciò che viviamo è passeggero, transitorio. Un’emozione va lasciata fluire e, se troppo intensa, condivisa con una persona che può ascoltare. Percepire la nostra umanità, emozioni incluse è il primo passo per conoscere noi stessi.

Le emozioni. Fonte: Saatchi Art

Se sappiamo in anticipo come possiamo reagire di fronte a certe situazioni, potremo convivere meglio con le nostre emozioni, positive o negative che siano.

COACHING CREATIVO: LE EMOZIONI COME ESSERI INVISIBILI

Prova ad immaginare le emozioni come esseri invisibili che ci circondano continuamente nella vita, ma che non possono farci male. Spesso si tende a concretizzare l’emozione, con disegni, espressioni del volto. E’ sicuramente una prima via per identificare l’emozione, ma il rischio è di cristallizzarla.

Per capire che le emozioni ci sono, esistono, ma sono passeggere e non devono né distruggerci né sopraffarci, più essere utile ripensarle: risulta molto più salutare sentirle, riconoscerle e osservarle, facendo in modo che non arrivino a danneggiarci.

Allenarci a pensarle come invisibili compagni di viaggio, sempre presenti, ma in continuo mutamento, ci serve anche a capirne il potere. Nell’essere invisibili, ma presenti, le emozioni diventano uno strumento flessibile e ispirante nella nostra quotidianità.

Pensiamo agli artisti che, proprio grazie alla fine sensibilità, riescono a creare. Ecco, le emozioni rappresentano la nostra tavolozza: usiamole per dipingere, mischiando i colori.