Oggi vi proponiamo una fortunata – a nostro avviso – metafora istituita dallo psichiatra Paolo Crepet per parlare del concetto di accompagnamento:

L’accompagnare prevede una giusta distanza, quella che il contadino sa imporre quando pianta i suoi alberi in modo che ciascuno vada incontro al proprio sole, alla propria neve, al proprio vento, alla propria pioggia. La giusta distanza tra genitore e figlio, tra insegnante e alunno: per poter parlarsi, distinguersi, ascoltarsi, come a una bella tavolata imbandita di gioia e voglia di stare insieme.
Molti pensano di conoscere la giusta vicinanza che si dovrebbe avere con un bambino, un adolescente o un amante, pochi sanno che deve esistere anche l’opposto. Accompagnare non significa necessariamente viversi addosso, in un contatto continuo anche se virtuale; al contrario si può capire davvero di amare un’altra persona solo quando ci si allontana da essa, quando si rispetta il suo desiderio o bisogno di andare. Se si sta sopra un figlio non lo si cresce ma lo si asfissia, gli si toglie la possibilità di cercare la strada verso la luce anche sbagliando, lo si rende inutilmente contorto. Lasciare i
figli davanti alla responsabilità dei loro errori senza perderli di vista, ma senza mediare fra ciò che fanno e l’ostacolo incontrato: anche questo significa educare“.

Crescere un figlio è come piantare un albero: dobbiamo piantarlo in un terreno adatto ad accoglierlo e dobbiamo sostenerlo, ma non possiamo certo crescere al suo posto!

FONTI

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