CREPET: A SCUOLA NON SERVONO GLI PSICOLOGI, BASTANO GLI INSEGNANTI

Durissimo Crepet durante l’incontro organizzato dalla Gilda degli insegnanti (potete ascoltare il suo intervento qui): “Il docente, se ama la professione, si deve aprire agli studenti per parlare anche per loro. Non servono gli psicologi, bastano gli insegnanti“.

Lo psichiatra non è il primo a sostenere i danni collaterali causati dall’eccessiva medicalizzazione dei ragazzi nelle nostre scuole. L’eccesso di diagnosi e di supporto psicologico ai ragazzi da anni viene descritto dal pedagogista Daniele Novara. Questa volta ha trovato il supporto di uno psichiatra tra i più noti e apprezzati nel nostro paese. Tuttavia, non possiamo evitare una considerazione: lo psicologo a scuola non è arrivato per caso, ma con il compito esplicito e programmatico di promuovere il benessere di studenti  e docenti e rilevare il disagio. È stato introdotto come figura terza e neutrale, come osservatore privilegiato capace di offrire un punto di vista differente. Obiettivi ben diversi da quelli di cui parlano Crepet e Novara.

Forse, il problema è un altro: scuola e famiglia, ciascuno con le sue ragioni e le sue modalità, hanno sviluppato un timore eccessivo del giudizio. In una società che vive sotto i riflettori, è facile sentirsi al centro della scena ed è molto difficile sopportare l’idea di essere giudicati.
È proprio questo clima di giudizio che porta i genitori a scagliarsi contro gli insegnanti, gli insegnanti a scagliarsi contro i genitori ed entrambi loro a scagliarsi contro lo psicologo.

In conclusione: ha perfettamente ragione Crepet quando descrive la figura dell’insegnante come sostegno alla crescita, come interlocutore. Un bravo insegnante può salvare un bambino o un ragazzo dal disagio (entro certi limiti) e aiutarlo a parlare. Evitiamo però di cadere nella tentazione di identificare nello psicologo uno dei mali della scuola. Quello psicologo, infatti, non si trova lì per giudicare i docenti, ma per sostenerli e aiutarli a fare meglio.