Il cuore nero

Testo di: Erika Porro

Tanto tempo fa, in un paesello di montagna, c’era un signore di nome Martino. Era il falegname del paese e un tempo era stato sorridente, generoso e gentile.  Ma gli anni lo aveva nocambiato: sua moglie era morta anzitempo e la sua bontà lo aveva spinto più di una volta a fidarsi delle persone sbagliate. Martino aveva smesso di vedere le cose belle che lo circondavano e ormai si dedicava soltanto al suo lavoro, senza parlare con nessuno.
I suoi compaesani, che lo conoscevano sin da bambino, sapevano bene che dietro l’aspetto burbero si nascondeva un grande cuore; più di una volta avevano provato a portarlo fuori dal suo laboratorio e a coinvolgerlo, ma non c’era stato nulla da fare e anche loro si erano rassegnati e lo avevano lasciato lì, nel suo mondo.

Solo il figlio dei suoi vicini di casa non aveva perso la speranza: era solo un bambino, ma spesso regalava un plico di disegni a Martino, porgendoglieli sorridente. Il falegname li prendeva senza dire nulla e li riponeva in un cassetto della falegnameria. C’erano cieli stellati, campi fioriti e animali al pascolo; un giorno, però, portò un disegno particolare, che finalmente suscitò la reazione di Martino: era un cuore tutto nero, con due occhietti piccini e un gran broncio.

“Che cos’è?”, chiese al bambino.
“Sei proprio tu”, rispose il piccolo.

Quella notte Martino non riuscì a dormire: quel disegno gli aveva aperto gli occhi. Ricordò quanto era stato felice in passato e capi di aver donato troppo del suo tempo all’odio e al risentimento. Senza perdere tempo, scese nel suo laboratorio e si mise a lavorare al lume di una candela; costruì burattini, macchinine, giochi di legno e perfino un tamburello.  Fu il suo modo per rimediare: il giorno successivo, l’11 novembre – il giorno di San Martino – mise un banchetto davanti alla scuola del paese e regalò a tutti i bimbi le sue creazioni. I ragazzi furono entusiasti e i loro genitori stupiti.

Giorno dopo giorno, il falegname tornò a fasi vedere in paese, facendo quel che poteva per renderlo un posto migliore. Dopo qualche tempo, il bambino che gli aveva regalato il cuore tutto nero tornò a trovarlo e gli mise tra le mani un nuovo disegno: questa volta c’era un cuore colorato e sorridente!

Non è mai troppo tardi per cambiare: la bontà ci rende migliori.