Abituarsi alla democrazia sin da bambini

Quando entravo in classe ci mettevamo in cerchio per poterci guardare in faccia, non allineati in modo che uno coprisse l’altro. Toglievo la cattedra perché non serviva.
Lì nasceva la base della democrazia, l’abitudine alla democrazia.

In questa frase di Mario Lodi ritroviamo tanti spunti per riflettere ed agire. Il rispetto di una regola, non fine a se stessa ma per stare meglio, tutti; per vivere meglio. Un’abitudine democratica, l’abitudine al confronto, che non significa sfidarsi ma cercare una soluzione comune ai problemi. La democrazia è alla base della felicità, ma anche di un mondo migliore.

C’è chi sostiene che non serva l’educazione civica né imparare la Costituzione. Sicuramente non è il modo migliore per insegnare ai bambini lo spirito democratico, quello spirito che ci insegna a stare bene insieme, a raggiungere insieme la felicità, aiutandoci e sostenendoci. Spirito che invece si ritrova nel cerchio di Mario Lodi, che è poi una prima versione del circle time, che ultimamente – per fortuna – spopola.

Piccole abitudini democratiche

Perché i bambini crescano capaci di dialogare, confrontarsi e risolvere i problemi insieme è necessario cominciare dalla scuola e dalla famiglia. Qualche settimana fa abbiamo scritto una guida completa sul circle time: il cerchio magico da fare a scuola per imparare l’importanza del dibattito e le sue regole. Si tratta di una metodologia che dovrebbe diffondersi sempre di più nelle scuole di ogni ordine e grado.





A casa, la soluzione migliore è quella di parlare, di abituarsi alla pratica del debate, il dibattito. Spiegare le ragioni che ci portano a fare una scelta, a patto che questa sia sensata, è un primo modo per farla accettare. Ascoltare le ragioni dei bambini, invitarli a spiegarci perché vogliono fare/non fare qualcosa. Evitiamo di imporre la nostra autorità, a meno che i bambini non stiano violando le regole del vivere civile. In questo caso sì, dovrebbero essere corretti. Senza dimenticarci però di mostrar loro l’alternativa.

a cura di Matteo Princivalle