Dire “Bravo” non basta: mentalità di crescita nel quotidiano

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Buongiorno a tutti, Amici della Scuola di Bambinologia! Benvenuti alla seconda lezione del corso ABC: le tre lettere del cambiamento in famiglia. Nell’introduzione al corso abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul concetto di cambiamento e su come, per cambiare davvero, si debbano fissare degli obiettivi molto precisi, dandosi un arco temporale di azione e lavorando sulla propria motivazione a cambiare.
Prima di parlare della famiglia, abbiamo deciso di concentrare l’allenamento sul Sé: è difficile chiedere agli altri di cambiare se non si è in grado di attuare strategie efficaci su se stessi. Per questo, abbiamo individuato alcuni esercizi da sperimentare nel quotidiano, anche attraverso i coloring motivazionali da inserire nel Quaderno della Crescita.

Ora che abbiamo fissato i primi concetti, vogliamo passare ad un lavoro più operativo su un fattore che contribuisce al cambiamento, pur non essendone una diretta determinante. Ci riferiamo nello specifico ai rinforzi positivi, alle lodi, all’incoraggiamento: parole e azioni che ci sostengono e ci spronano ad impegnarci ancora di più. Non è difficile intuire che l’elogio faccia piacere e sia uno stimolo: ci soffermeremo solo rapidamente sul “perché lodare”, per andare invece ad indagare più nello specifico il “come lodare”. Sembra banale, ma non basta dire “Bravo/a”: perché la nostra lode sia efficace, deve essere strettamente collegata all’azione a cui ci stiamo riferendo.

Questo concetto viene ampiamente argomentato dalla psicologa Carol Dweck nei sui studi sulla mentalità di crescita (growth mindset), come vedremo alla fine di questa lezione. In questa fase, partiremo dal lavoro di Alan Kazdin, focalizzandosi in particolare sul “Praise” termine che in inglese significa “lode”.
Lo studioso americano inserisce il “Praise” nel suo «Programma di Allenamento per Genitori» presso lo Yale Parenting Center; egli lo considera talmente importante da scegliere di parlarne ancora prima di lavorare sugli obiettivi e sulle conseguenze. Se ci pensate, è quasi paradossale, perché la lode dovrebbe seguire il raggiungimento di un obiettivo, non anticiparlo.
In realtà, Kazdin sceglie volutamente di introdurre la lode come primo punto su cui lavorare per creare una mentalità positiva all’interno della famiglia. Se siamo propensi a vedere i miglioramenti, anche minimi, sarà più facile lavorare sulle critiche, rendendole costruttive. Questo infatti è un punto di attenzione: spesso all’errore si accompagna la critica, necessaria per evidenziare le aree di miglioramento, ma controproducente se diventa un modo per sminuire, denigrare o anche manifestare la propria frustrazione.

APPROFONDIMENTO: La mentalità di crescita

SISTEMI ISOLATI E SISTEMI APERTI: IL PRINCIPIO ZERO DELLA LODE

In questo corso, ci focalizziamo principalmente sul modo corretto di lodare ed incoraggiare un bambino. Tuttavia vogliamo che le nostre riflessioni siano un modo per mettersi in discussione anche nelle relazioni con gli adulti: non dimentichiamoci che il bambino che è in noi va amato e nutrito di emozioni positive e sostegno: un bel “ce la farai” fa bene a qualsiasi età. Fatta questa premessa, vediamo che cosa si intende con la parola “Praise“: il Professor Kazdin identifica con questo termine tutti i modi, verbali e non verbali, di esprimere approvazione per un’azione o un comportamento. È una pratica che sicuramente conoscete: quante volte avete dello al vostro bambino o alla vostra bambina “Come sei stato bravo/a!”.

In ambito psicologico, si conoscono molto bene gli effetti benefici delle lodi: suscitano emozioni positive, incoraggiano, rinforzano. Cosa dobbiamo aggiungere dunque a questo proposito? Kazdin individua due tipologie di lodi: la prima, quella più intuitiva, la applichiamo quotidianamente quando accade qualcosa che desideriamo e ne restiamo compiaciuti. Potremmo definirla “lode generica e spontanea”: è sicuramente una pratica positiva e vi incoraggiamo ad utilizzarla.
Vogliamo tuttavia focalizzarci su un altro modo di dire “Bravo/a”, più specifico e più collegato al raggiungimento di un obiettivo. Per spiegarvelo, abbiamo ideato una metafora, ispirata alla termodinamica: proviamo a pensare alle lodi come sistemi isolati o sistemi aperti.
Nel primo caso, il sistema isolato, non c’è un effettivo scambio con l’esterno. Nel sistema aperto invece, avviene scambio di energia (e materia, ma questo ci interessa meno nella nostra riflessione).
Ora proviamo a pensare a un genitore e un bambino insieme: perché la comunicazione funzioni e si possa impostare un dialogo costruttivo, occorre qualcosa di molto simile all’equilibrio termico. Bisogna scambiare informazioni ed energia, sotto forma di abbracci, parole di incoraggiamento, rinforzi positivi.

Ciò che accade, deve essere però ponderato: se vogliamo raggiungere l’equilibrio, l’energia scambiata non deve essere in eccesso o in difetto. Troppo entusiasmo o troppo poco inficiano i risultati ottenuti.
Come regolare lo scambio di energia positiva? In questo caso ci torna in aiuto Alan Kazdin, che identifica tre aspetti della lode:

  • si focalizza su un comportamento specifico da cambiare
  • è contingente, ovvero avviene nel momento preciso in cui quel comportamento avviene
  • è accompagnata dalla comunicazione non verbale (espressioni facciali e gesti)

A noi piace concettualizzare questi tre principi nella Fionda del Cambiamento: in questo caso non lanciamo un sasso ovviamente, ma una sfida alla famiglia. Domandiamoci: qual è la nostra sfida? Cosa vogliamo cambiare?
Ora ci prepariamo a lanciare “il nostro sasso”: nel tirare l’elastico della fionda, andiamo indietro, focalizzando l’attenzione sul comportamento da cambiare:

  • come posso spiegare perché il cambiamento è necessario?
  • come posso supportare il cambiamento?
  • come posso far capire la mia gioia per il cambiamento?

Se trovate in voi le risposte a queste domande, siete pronti a lanciare il vostro “sasso del cambiamento”: nella sua traiettoria, passerà sul momento presente in cui il comportamento si verifica, per poi cadere subito dopo, nel punto in cui è importante lodare.
Abbiamo scelto di usare questa metafora perché dà l’idea di un processo, in cui obiettivi e lodi procedono di pari passo, proprio come se lanciassimo il nostro cambiamento nel futuro, a partire da uno sforzo fatto nel presente.

Ora ricapitoliamo i principali concetti prima di passare all’esercitazione pratica di oggi. Ecco le cose da ricordare:

  • la lode ad un comportamento va allenata e fa parte del cambiamento stesso
  • non possiamo lodare un comportamento in modo efficace se prima non impariamo a considerare le nostre azioni all’interno di un sistema di scambio energetico
  • esistono rinforzi verbali e non verbali, ugualmente fondamentali per nutrire il cambiamento
  • si può lavorare sul modo in cui si loda per renderlo più efficace

Quest’ultimo punto, oggi, sarà oggetto della nostra esercitazione pratica.

MENTALITÀ DI CRESCITA NEL QUOTIDIANO

In un approfondimento specifico di qualche tempo fa, vi abbiamo presentato il lavoro di Carol Dweck, psicologa statunitense che per anni ha focalizzato le sue ricerche sul “growth mindset“, che in italiano potremmo tradurre con mentalità di crescita. In estrema sintesi, possiamo dire che i bambini lodati perché sono intelligenti di natura, talentuosi, sviluppano una mentalità fissa (l’intelligenza come fatto acquisito). I bambini a cui invece viene detto che occorre lavorare con l’ingegno per risolvere i problemi e che vengono lodati al raggiungimento degli obiettivi, sviluppano una mentalità di crescita. In altre parole, questi bambini imparano che, impegnandosi, si possono acquisire abilità e si può migliorare.
Come vedete, la lode ha una funzione fondamentale, se vogliamo che il nostro bambino sviluppi una mentalità di crescita e sia propenso a risolvere problemi o affrontare sfide, anziché fare a gara con il proprio talento.

Per capire se siete sulla giusta strada, vi proponiamo di lavorare sul coloring motivazionale di oggi. Troverete alcune frasi da completare, per allenarsi a trasformare un semplice “Sei stato bravo/a” in un più efficace “Sei stato bravo/a perché”. Se interiorizziamo questo modus operandi, sarà più facile usare strategicamente le lodi ed usarle per sviluppare una mentalità di crescita.

Clicca qui per scaricare questa scheda.


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