Dolcefuturo #9: bambini e insegnanti decidono insieme

Bentornati su Dolcefuturo, la rubrica di attualità educativa, che sarà senz’altro dolce come una teglia di biscottini di pan di zenzero! Questa volta parliamo di educazione democratica ed egualitaria, ovvero di alcune rarissime scuole che hanno capito tutto.

Dolcefuturo #9: Scuola democratica. Bambini e insegnanti decidono insieme

La crisi del sistema scolastico è evidente, da anni, a tutti quanti; non ci sono riforme, né scioperi, né iniziative che possano soffiare il vento della vita in quest’istituzione morente. Certo, alcuni insegnanti valevoli ci sono e portano avanti solitari e stoici le loro battaglie, ma nel complesso non siamo messi bene.

Oggi non parliamo di scuole che cadono a pezzi, istituti che vendono le lavagne per coprire le spese di riscaldamento e simili, episodi pure drammatici, ma di metodo. Voglio infatti proporvi il modello della scuola democratica, che sta vivendo in questi ultimi anni un certo fermento.




Scuola democratica ed egualitaria – cos’è?

La scuola democratica si colloca all’opposto della nostra. Parte dal presupposto che la scuola è un luogo di crescita, di preparazione alla vita prima che al lavoro. Nella scuola democratica la crescita armonica viene prima delle competenze, le relazioni sovrastano l’autorità.

Innanzi a tutto non ci sono lezioni obbligatorie. I ragazzi autogestiscono le proprie giornate con la possibilità di studiare, giocare, frequentare laboratori e attività. Spesso, gli studenti hanno un “tutor” con il quale decidono il proprio percorso di studio e i corsi che frequenteranno. Il bambino è protagonista della propria formazione, si assume questa grande responsabilità con l’aiuto degli adulti, ma senza che essi decidano per lui.

In secondo luogo, la vita scolastica è regolamentata da un’assemblea, formata da tutti coloro che si muovono all’interno della scuola: studenti, insegnanti, personale. Lì si prendono tutte le decisioni importanti: da eventuali modifiche al programma fino ad assunzioni/licenziamenti dei docenti. Ogni testa un voto. Ecco perché scuola democratica.

Un po’ di storia

Tutto comincia dalle scuole sperimentali di Alexander Neill, che, dopo alcuni insuccessi in Germania e Austria fonda Summerhill nel Regno Unito, 1921.

Scuola dibattutissima dai media, tenuta d’occhio dal governo e bizzarramente al centro dell’attenzione popolare, Summerhill è sopravvissuta a quasi un secolo di storia, sopravvivendo a tutt’oggi. L’espressione critica di “scuola del fa’ quel che ti pare” non rende onore a Neill né alla concezione di scuola democratica, dove il bambino gode della libertà d’azione, ma non della licenza di violare la libertà altrui.

In seguito, sono sorte scuole sperimentali di tipo democratico in altri paesi, fino ad oggi, con centinaia di istituti sparsi in tutto il mondo.

L’idea funziona?

Ci sono vari libri sull’argomento. Per chi è in cerca di un parere autorevole consiglio vivamente l’opera originale di Neill, in cui si fa il punto dei primi decenni dall’avvio della scuola.

I sostenitori dell’educazione autocratica (quella in cui l’adulto detiene il potere, ovvero quella impartita nelle nostre scuole) hanno in mille modi tentato di confutare Summerhill e i sistemi democratici. Tuttavia l’evidenza si schiera contro di loro.

In particolare:

  • Non è vero che i ragazzi provenienti dalla scuola democratica hanno minori risultati scolastici rispetto ai coetanei. Le percentuali di diplomati e laureati sono perfettamente in linea con quelle delle altre scuole, a tutto vantaggio del benessere e di una crescita serena.
  • Non è vero che i ragazzi provenienti dall’istruzione democratica sono socialmente pericolosi, egoisti e incontrollabili. La scuola democratica educa al rispetto vero, quello che va oltre la formalità e l’apparenza. La presenza di un’assemblea che decide e, nei casi più gravi, giudica è il primo passo verso la socialità ed è certo più utile delle norme autocratiche.

Gli appassionati di evidenze statistiche potranno reperire molti altri dati in rete!




Rispetto alle scuole Montessori o Steiner, che in molti casi si sono adattate alle leggi in vigore per essere inquadrate come scuole paritarie, le scuole democratiche sono decisamente più radicali, sono assolutamente fuori dal nostro sistema.

Sicuramente il sistema democratico è meno oppressivo e si armonizza meglio con la naturale crescita del bambino. Inoltre, non avendo programmi rigidi da rispettare, la curiosità naturale verso l’apprendimento, sollecitata da insegnanti preparati, trova libero sfogo e può evolversi in forme più proficue. In un ambiente di questo genere, molto spazio è lasciato all’autonomia dei bambini, che possono crescere più sereni e senza sviluppare traumi correlati alla scolarizzazione. E’ un modello completamente diverso dal nostro.

Ma quel che più conta, non è utopia: migliaia di ragazzi frequentano in tutto il mondo scuole libertarie, associazioni di famiglie stanno sperimentando nuovi modelli di scuola e probabilmente in futuro assisteremo ad un aumento di realtà alternative. E voi, cosa ne pensate?

Matteo Princivalle