Educazione Civica: sì, ma quale?

educazione civica

Quello che chiamiamo futuro potremmo invece chiamarlo educazione. Questa massima si può applicare con successo a molti aspetti della vita e, sicuramente, all’educazione civica.
L’educazione civica di oggi è il Paese di domani. Gli insegnamenti che scegliamo di trasmettere ai nostri figli e ai nostri studenti si rifletterà sulle loro scelte civiche di domani. Negli ultimi anni è riemersa la volontà di reintrodurre l’educazione civica anche a scuola; questa, in verità, non è mai uscita, inquadrata nell’ambito non formale della “Cittadinanza e costituzione“. Accanto alla volontà, però, occorrono idee chiare.
Prima di insegnare dobbiamo interrogarci: quale scopo vogliamo raggiungere attraverso l’insegnamento dell’educazione civica? Noi ne abbiamo individuati cinque:

  1. Educazione civica significa educare i ragazzi a prendersi cura del proprio Paese. Possiamo far nostre le parole di Pericle: “Le medesime persone (gli ateniesi, ndr) da noi si curano nello stesso tempo e dei loro interessi privati e delle questioni pubbliche: gli altri poi che si dedicano ad attività particolari sono perfetti conoscitori dei problemi politici; poiché il cittadino che di essi assolutamente non si curi siamo i soli a considerarlo non già uomo pacifico, ma addirittura un inutile”. Il primo obiettivo che possiamo prefissarci per un intervento di educazione civica è quello di crescere dei cittadini attivi. Possiamo cominciare in classe e in famiglia, affrontando i problemi con la volontà di risolverli.
  2. Educazione civica significa educare i ragazzi a conoscere la retorica e la lingua. Infatti, sono queste le armi attraverso cui la democrazia può essere manipolata. Ci vengono in mente le parole dello storico Emilio Gentile: “Aristotele si ritrovava d’accordo col suo maestro (Platone, ndr) nel ritenere che la sovranità della massa potesse generare la tirannide, anzi affermava decisamente che «la democrazia nella forma più spinta è tirannide», cioè «la peggiore» fra le forme degenerate di governo. La trasformazione della democrazia di massa in tirannide è opera del demagogo, che si avvale del favore del popolo per conquistare il potere. Ma mentre gli antichi tiranni si servivano delle armi, il demagogo usa tutti i trucchi dell’oratoria per ottenere il consenso dell’assemblea popolare e governare concentrando il potere nelle sue mani”. L’educazione linguistica è una forma di educazione civica da non sottovalutare. Leggere in classe qualche articolo di giornale è un ottimo banco di prova.
  3. Educazione civica significa conoscere la storia dell’uomo. La storia non dovrebbe essere intesa come lo studio di un elenco di date, popoli o accadimenti. La storia è prima di tutto conoscenza dei problemi dell’uomo e delle soluzioni attraverso le quali, nei secoli, ha cercato di risolverli. La maggior parte di questi problemi sono di natura sociale. Un cittadino educato è innanzitutto un cittadino che ha imparato dalle lezioni del passato e che è capace di riflettere in modo critico su di esse.
  4. Educazione civica significa mettere i propri punti di forza al servizio degli altri. Secondo gli storici e i filosofi antichi qualsiasi forma di governo correva il forte rischio di degenerare. Se chi governa non persegue il bene comune ma i propri interessi, ecco che la società si trova a navigare in acque pericolose. Per ripararci da questo rischio, dobbiamo aiutare i ragazzi a conoscere i propri punti di forza, a conoscere le virtù che potrebbero mettere al servizio della collettività.
  5. L’educazione civica riguarda anche i grandi. I percorsi educativi sono efficaci quando sono trasversali, condivisi. Nel nostro Paese l’educazione civica è un bisogno non tanto dei ragazzi, ma di tutti. E come sempre succede in educazione, prima di insegnare ai più piccoli dovremmo interrogare noi stessi: cosa sappiamo dell’educazione civica? Cosa vogliamo insegnare davvero? Qual è il contributo che diamo alla società? L’ultimo – e forse il più importante – obiettivo per l’educazione civica è coinvolgere gli adulti, a partire da chi dovrebbe insegnarla e per raggiungere tutti.

Centrare questi obiettivi nei prossimi anni significa assicurare ai nostri figli e ai nostri studenti un futuro migliore. Futuro di cui anche noi beneficeremo.

BIBLIOGRAFIA
Emilio Gentile, Il capo e la folla, Laterza, 2016
Tucidide, La guerra del Peloponneso, Mondadori, 1971