Siamo educatori o addestratori?

Un rischio che tutti corriamo è quello di confondere educazione e addestramento. Un altro rischio è quello di tralasciare l’importanza delle pratiche concrete, dei piccoli gesti. Per capire al meglio come evitarli, dobbiamo capire la differenza tra educazione e addestramento.

educazione o addestramento
Fonte: Helen Oxenbury

LA DIFFERENZA TRA EDUCAZIONE, ADDESTRAMENTO E “PIPPOLOGIA”

Prendiamo l’esempio della gentilezza e supponiamo di voler educare un bambino ad essere gentile con il prossimo.

Qualcuno potrebbe provare ad insegnare la gentilezza obbligando il bambino a salutare, ringraziare e compiere gesti gentili. Saremmo dei buoni educatori? In realtà no: non si tratterebbe neppure di educazione, ma di addestramento.

Del resto, la gentilezza non è solo un insieme di certe azioni, ma una modalità di attribuire significato alle situazioni e, soprattutto, alle nostre relazioni con gli altri.

Qualcun altro, invece, potrebbe provare ad insegnarla senza pretendere alcun gesto, ma spiegando al bambino perché la gentilezza è importante e come metterla in pratica. Anche questo tentativo sarebbe fallimentare: i valori si trasmettono soprattutto attraverso le piccole azioni e gli esempi concreti. Se rimangono parole, siamo nel campo della “pippologia”.

Pensiamo a quello che avviene nelle comunità di assistenza e nelle carceri (ma anche, per quanto l’esempio sia tetro, nei regimi totalitari che sono riusciti a trasformare milioni di persone in perfetti sudditi): le azioni e le abitudini quotidiane rivestono una grande importanza nel plasmare la persona, educandola.



MA ALLORA COME FACCIAMO A EDUCARE DAVVERO?

Se vogliamo davvero educare alla gentilezza, accanto a far ripetere gesti e parole, dobbiamo trasmettere al bambino l’importanza che per noi rivestono quei gesti e quelle parole.

I gesti sono fondamentali, ma sono solo una metà del lavoro. L’altra è mostrargli, attraverso l’esempio, che anche noi ci crediamo profondamente e dobbiamo essere pronti a spiegargli il significato dei gesti che gli chiediamo di ripetere.

Per concludere: che si parli di adulti o bambini, se non comprendiamo il senso profondo dell’educazione è impossibile essere efficaci. Per educare davvero occorre una miscela azzeccata di esercizio pratico (l’addestramento) e trasmissione culturale (che invece deriva dai propri valori e dal modo in cui ci relazioniamo con gli altri).

Quindi: pretendere il saluto e il “grazie” è fondamentale, ma è altrettanto fondamentale che il bambino veda in noi, ogni giorno, un esempio limpido di quella stessa gentilezza.

BIBLIOGRAFIA

Baldacci M. (2012), Trattato di pedagogia generale, Carocci