educare alla gentilezza

La lingua universale della gentilezza sembra in via di estinzione. Certo, mettiamo like agli articoli che ne parlano e addirittura li condividiamo, ma poi, quando si tratta di dire “Buongiorno” al vicino o aspettare uno genuino scambio dritto-rovescio tra “Grazie” e “Prego”, ecco lì ci mostriamo terribilmente carenti.

Tanti sforzi pedagogici, forse perché la pedagogia ormai è tra i cimeli storici delle scienze umanistiche, non ottengono i risultati sperati. Ci troviamo di fronte a schiere di piccoli (e grandi) maleducati (sì, lo abbiamo proprio detto: maleducati!) che, in nome e per conto della libertà creativa (guai a frustrarla!), ci allietano sguaiati e prepotenti a scuola, al supermercato e al parchetto (ho visto cose …). Chiaramente rimproverarli non si può, o si può solo seguendo adeguate accortezze: se non facciamo così, produciamo effetti deleteri sull’autostima (la loro) e devastanti sul sistema nervoso (il nostro!!!).

Inutile dare colpe. Inutile iniziare con i piagnistei. Arriviamo dritti al punto e ricordiamoci cosa ci siamo detti finora:

  • dobbiamo imparare ad essere la versione originale di noi stessi, non la brutta copia di qualcun altro
  • dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo

COACHING CREATIVO

Johann Wolfgang Goethe, come scrittore e filosofo, ha spesso parlato della gentilezza, in questi termini:

“La gentilezza è la catena forte che tiene legati gli esseri umani”.

Pensate a queste parole: la gentilezza non deve essere relegata al semplice perimetro di un buon comportamento, ma diventare vero strumento, il più importante, nelle relazioni umane. Gentilezza che deve diventare forza, non solo stucchevole costume. Non sprechiamo l’occasione di crescere bambini educati e futuri adulti a modo. Non confondiamo spontaneità e villania, esuberanza e grossolanità.E’ abitudine comune tentare di far passare per fantasioso ciò che banalmente è sgarbato. Per correggere il tiro, partiamo da micro azioni.

Ecco allora come praticare a casaccio atti di gentilezza:

  • chiedere un’informazione e poi ringraziare
  • non spintonare per la fretta di raggiungere un luogo
  • non fare i furbetti in coda al supermercato
  • non interrompere chi sta provando a parlarci
  • non parlare guardando il cellulare
  • non alzarsi prima che tutti abbiamo finito di mangiare

L’elenco è pressochè infinito e vi invitiamo a completare in autonomia con le cose che da oggi vi impegnerete a fare (insegnandole ai bambini). Potreste preparare un bel foglio simil-pergamena della gentilezza. Partiamo da “grazie”, “permesso” e “scusa” detti col cuore. Ma proprio col cuore, eh?

Per imparare, bisogna capire. Se nessuno mi spiega perché bisogna cedere il posto sull’autobus a chi ha più bisogno di stare seduto, perché non devo interrompere se un altro sta parlando, difficilmente porterò la gentilezza nella mia vita. Sull’importanza dell’esempio pratico e anche di una valida risposta ai perché dei più piccoli, ha scritto Annie Grove. Nel libro “Leon e le buone maniere” trovate tante illustrazioni e poche, ma azzeccate, parole che descrivono le buone maniere (utili ai genitori tempestati dai perché). Proviamoci!

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