“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuol fare. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?”

Abbiamo scelto queste preziose parole di Bruno Munari per introdurre un tema che ci sta davvero a cuore. Ogni giorno ci troviamo a parlare di creatività, di intelligenza emotiva, di empatia. Tutti temi che riscuotono sovente grande successo e molta attenzione. Vi siete mai chiesti perchè è così difficile portarli nelle nostre vite?

Non abbiamo una risposta, ma, partendo dalle parole di Munari, ci è venuta qualche idea che vogliamo condividere. Le cose semplici spesso sembrano ovvie. Vi è mai capitato di dire, di fronte alla semplicità: “Ma cosa ci vuole, questo lo so fare anche io?” Semplificare non è un male, ma un dono prezioso: imparare a togliere, anzichè aggiungere, vuol dire saper riconoscere l’essenza delle cose, capire in profondità.

Semplicità è riscoprire la creatività

Siamo quotidianamente bombardati da stimoli e informazioni. In questa sovrabbondanza, spesso diventa difficile dare una scala di priorità alle attività da svolgere. Non solo: persi nella sovrastruttura, ci focalizziamo maggiormente su come vogliamo apparire rispetto a come siamo veramente.

La vera solidità non è correre verso obiettivi sempre più alti, saturando tutto il tempo a nostra disposizione. Nell’era dell’esserci a tutti i costi, liberiamoci dagli orpelli inutili, Riscopriamo il piacere di una passeggiata all’aria aperta, coltiviamo le nostre passioni. Semplificare può portare a ritrovare la creatività che c’è in noi, a trasformarla in un input di cambiamento ed energia per le nostre vite.

Semplicità vuol dire diventare forti e consapevoli

Avere più tempo, significa riscoprirsi e riscoprire le risorse che possediamo, ascoltandoci realmente. Balzac scriveva che “L’uomo di buon gusto deve essere semplice nei suoi bisogni”. Il che non significa rinunciare alle ambizioni, ai sogni, alle aspettative.

Semplicità, in questa accezione, significa forza, consapevolezza delle proprie qualità e dei propri limiti. Non sprechiamo ciò che è veramente importante. Crediamo in noi stessi senza cedere alle complicazioni di modelli sociali che ci vorrebbero perfetti quanto nessuno di noi lo è. Solo così i bambini cresceranno felici, non perfetti, Che è quello che ciascuno di noi, alla fine, vuole davvero.

Semplicità è saper dire grazie

E’ possibile semplificare le nostre vite con l’obiettivo di essere più felici? Noi pensiamo che la semplicità restituisca il senso dei gesti, delle parole e dello spazio. “Grazie” è una parola che, nella sua essenzialità, dona un profondo valore alle relazioni.

Quante volte diciamo “grazie” e quante invece siamo più preoccupati di farci lodare, osannare per le nostre azioni, facendo sproloqui autocelebrativi, magari anche non consapevoli? Se ci sta a cuore fare un po’ di pulizia emotiva, non occorrono grandi gesti: cosa c’è di più semplice di un abbraccio, di una carezza, di un piccolo gesto che ci restituisca l’emozione e il calore degli affetti?

Partiamo da quello e, se proprio siamo in difficoltà, ci sentiamo l’acqua alla gola perché siamo troppo presi da tutte le cose che affollano le nostre vite, pensiamo a un posto che ci ha colpiti, al mare, in campagna o in montagna. Pensiamo a quanto spesso la bellezza si traduca in cose semplici, come un albero che ci copre con la sua ombra, un tramonto, luoghi che si traducono in meravigliose scoperte e che possono dare in senso diverso al nostro stile di vita.

Il vaso della gratitudine: l’essenziale è invisibile agli occhi

Questa è un’idea che si ispira al vaso della felicità della scrittrice Elizabeth Gilbert (autrice del bestseller “Mangia prega ama”, da cui è stato tratto il famoso film con Julia Roberts). Qui la proponiamo in formato famiglia: procuriamoci un vaso trasparente o un barattolo di vetro che piaccia a grandi e piccini. Volendo si può personalizzare insieme, scegliendo colori o decorazioni. Troviamo un posto della casa dove posizionarlo, un luogo che rappresenti un momento di condivisione: la sala da pranzo, il salotto, etc. Possiamo anche aggiungere un vassoio sotto con un penna e i post-it o un blocchetto per gli appunti pronti all’uso.

Una famiglia che vive nella gratitudine trasforma la propria casa in uno scrigno di felicità: per cui scrivete un pensiero di gratitutidine ogni volta che potete. Se avete poco tempo, basta una volta a settimana, anche se l’ideale sarebbe farlo tutti i giorni. Quel vaso, nella sua semplicità, ci ricorderà che in fondo basta poco per essere grati e felici. Il primo passo per capire che semplice è bello, lavorandoci insieme. Poi verrà tutto il resto.

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