Entra nella mia bolla

Entra nella mia bolla

Testo di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una vecchia casa, con una vecchia porta ed un vecchio camino. Dentro vi abitava un vecchio signore, chiuso nel suo salotto come in una bolla. Leggeva, studiava, ancora leggeva. “Voglio sapere tutto”, si diceva, “Tutto quello che non ho studiato da piccolo, quando c’era la guerra e non si poteva andare a scuola”.

Un giorno la vecchia porta d’ingresso scricchiolò, era entrato un bambino.
Andò in salotto e vide il vecchio: “Ciao” disse, “come ti chiami?”.
“Che ti importa, bambino, del mio nome?”.
“I nomi sono importanti. E poi qui ci sono 247,8 piastrelle per terra. È un numero che mi piace. Se abiti qui, devi avere un bel nome”.

Il vecchio non aveva mai contato le piastrelle del pavimento e non aveva mai pensato a quanto fosse bello il suo nome. Chissà se era bello davvero…
“Devi andartene, non puoi stare qui”.
Il bambino lo guardò e poi si congedò: “Vivi come in una bolla”. Poi, uscì. Quanto silenzio cadde sopra il vecchio, subito dopo.
“La bolla…” pensò. Si guardò intorno, prese in mano un libro che parlava di insetti. Cercò in giro per casa emozioni. Non ce n’erano, erano uscite insieme al bambino. Passò un giorno, nulla accadde nella vecchia casa, con la vecchia porta ed il vecchio camino. Il vecchio sedeva in salotto e contava le piastrelle. “243 … 244 … 245 …”.

La porta scricchiolò di nuovo, un suono ormai familiare. Era il bambino: “Sono venuto per dirti che ho sbagliato a contare, le piastrelle sono 24…”. “Sono 248,7” lo interruppe il vecchio. “Non avevi guardato bene l’angolo in fondo alla stanza, perché era un po’ buio”. Poi, sorrise, per la prima volta nella sua vita. Anche il bambino sorrise, forse per la prima volta nella sua vita.
“Entra nella mia bolla, se vuoi”, disse commosso il vecchio.
“Se io entro nella tua, tu puoi entrare nella mia”.
Il vecchio ed il bambino si sedettero vicini, a 4,52 piastrelle di distanza. Le due bolle però erano un po’ più vicine.

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