ero una brava mamma prima di avere figli

Ero una brava mamma prima di avere figli. E’ il titolo di un libro; non un libro di scienza (ammesso che esista), ma piuttosto un libro di racconti, il libro di una giornalista che, ad un certo punto, si  è scoperta mamma. Ma è anche la consapevolezza che ogni donna acquisisce mentre accompagna la crescita del suo bambino.

ERO UNA BRAVA MAMMA PRIMA DI AVERE FIGLI: leggilo qui, con un clic

Oggi, forse mai come prima, ci si scontra con i conflitti interiori: lavoro, famiglia, scelte. Scelgo di essere madre? Di non esserlo? Sarò felice? Sarà felice il mio bambino? Nella prefazione, Silvia di Chio, un medico pediatra, scrive:

“Quello che vedo con certezza è che le cose sono molto cambiate rispetto alla generazione delle nostre mamme. Oggi abbiamo paura dei bambini. Abbiamo paura di nutrirli poco, di sgridarli troppo, di fare errori.  La maggior parte delle nascite sono programmate. Un signore molto simpatico che ha molto faticato per concepire sua figlia mi ha confessato che un giorno, dopo averla sgridata, si è sentito in colpa e ha pensato: “Con tutto quello che ho patito per averti ti faccio anche piangere”.

Queste parole forse sono paradossali, ma ci portano subito alla mente un problema che viviamo un po’ tutti: facciamo troppo poco? Troppo? Siamo bravi genitori?

Alle famiglie, diciamo sempre di cercare la felicità, attraverso il dialogo e l’ascolto. Siamo imperfetti ed andare d’accordo diventa sempre più difficile. Far combaciare esigenze di adulti e bambini ancora di più.

Per cui rinnoviamo il nostro pensiero, dicendovi di cercare, lungo il percorso, ciò che vi rende davvero felici. E di provare a credere ai vostri sogni, al di là della famiglia. Siete, e resterete, uomini e donne. Il tempo che impiegate per raggiungere un benessere psicofisico, è tempo che donate all’equilibrio e alla serenità dei vostri figli. Siate felici. Lo saranno di riflesso anche i bambini.

E non pensate mai di non essere abbastanza, di essere imperfetti. Ognuno è meraviglioso a modo suo. Qui arriviamo al secondo punto. In un giorno in cui tutti parlano di mamme, un pensiero, di cuore, va alle non-mamme. A nostro avviso, va eliminata  questa dicotomia, quasi tifo da stadio o raccolta punti: io un bimbo ce l’ho, tu no.

Un figlio è un’incredibile avventura, ma, prima di tutto, lo è la vita. Siete in viaggio, con o senza figli. Non sentitevi in colpa se non ne avete, se non arrivano, se non li volete. Ogni vita è un caso a sé e tale va considerato. Cercate la felicità in voi stessi, perché un figlio non è la felicità, ma un essere a cui insegnarla. Non pensate che possa compensare la vostra mancanza di felicità, tuttalpiù amplificarla.

COACHING CREATIVO: L’ANGOLO DELLA PAROLA

E’ difficile trovare l’equilibrio, lo sappiamo bene, per esperienze personali e per quello che abbiamo visto in questi anni di confronto continuo con i genitori. L’Italia è in forte ritardo, rispetto ad altri Paesi Europei, per i servizi alla famiglia e per politiche che favoriscano l’emancipazione femminile. Per questo tanti discorsi sembrano parole al vento.

Felici insieme significa, per noi, creare un angolo della parola. Spesso sottovalutiamo la capacità dei bambini di comprendere il nostro senso di frustrazione, dei nostri coniugi di ascoltarci, del mondo in generale di comprenderci. Non pensiamo mai che, in realtà, siamo noi a tenerci tutto dentro.

Allora prova a fare questo esercizio: cerca un angolo tranquillo. Chiudete gli occhi. E raccontatevi, uno dopo l’altro, le vostre preoccupazioni. Inventatevi un modo per darvi forza, il vostro mantra, una sorta di haka: “Via le nubi dal nostro cielo!”. Sembra stupido, ma condividere, parlare, anche sotto forma di gioco, ci fa crescere insieme. Prova ad inserire questo semplice esercizio tra le routine settimanali, una volta ogni tanto. Parlare aiuta sempre: chi è mamma, chi non lo è, chi lo vuole diventare. E, soprattutto, chi vuole semplicemente essere felice. Al di là delle etichette.

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