Esercizi di immedesimazione: ascoltiamo per essere ascoltati

In una relazione interpersonale, di qualsiasi tipo, è importante saper trovare il giusto canale di comunicazione. Spesso le incomprensioni nascono da un modo scorretto di dire le cose, più che dai contenuti della comunicazione stessa. Si tratta di una riflessione applicabile anche alle interazioni con i bambini. Tutti ci chiediamo perché è così difficile farsi ascoltare o, come rovescio della medaglia, come sia possibile parlare per essere ascoltati.

La riflessione di oggi nasce da alcuni spunti tratti da un libro che si intitola “Come parlare ai bambini perché ti ascoltino e come ascoltarli perché ti parlino”.
Le autrici, Adele Faber e Elaine Mazlish, laureate in arte drammatica e allieve fedeli dello psicologo infantile Haim Ginott, sono impegnate da più di 10 anni nel campo della comunicazione figli/genitori.
I loro studi sono raccolti in diverse versioni del testo che vi proponiamo, tra cui Liberated Parents/ Liberated Children: in esse sono state raccolte le testimonianze dei genitori che hanno partecipato ai loro seminari, testando le modalità comunicative da utilizzare con i propri figli.

Torniamo bambini, per essere ascoltati ed ascoltare

Che spunti trarre da questo libro? Premettiamo che non esiste una regola magica per essere ascoltati e tantomeno per parlare correttamente alle persone, entrando in empatia con loro.
Ciò che è possibile fare, nello specifico con i propri figli, è sforzarsi di pensare che siano degli interlocutori affidabili dei loro sentimenti e della loro esperienza interna, da rispettare e validare.
La comunicazione quindi è a doppio filo: si tratta di un’interazione in cui adulto e bambino si mettono sullo stesso piano. Cosa più semplice a dirsi che a farsi.
Ce ne accorgiamo subito, non appena proviamo ad esercitarci nell’ascolto di ciò che rispondiamo ai nostri figli ogni volta che ci parlano di loro, di ciò che provano, pensano, vivono, vogliono.

Riusciamo veramente a sentire cosa diciamo? Se sì, è facile accorgersi che anzichè ascoltare, ci affanniamo a dare, seppur a fin di bene, consigli, a impartire ordini, regole, a ridefinire ciò che loro dicono di provare per indurli a fare, o addirittura a provare, quello che noi pensiamo sia più giusto per loro.
Che fare dunque? Proviamo ad immedesimarci nei bambini, a tornare noi bambini: cerchiamo di immaginare la nostra reazione di fronte alla risposta che abbiamo appena dato a nostro figlio.

Ecco le domande da porci:

Come mi sarei sentito se … ?

Come si è sentito lui o lei?

Cosa gli sto dicendo e perchè?

Riflettere su quanto detto sopra ci aiuterà a fidarci delle risorse che ciascuno ha, anche da piccoli, per affrontare non solo il proprio mondo interno, fatto di emozioni non sempre piacevoli, ma anche le difficoltà del mondo esterno, i litigi con i compagni, le delusioni, le arrabbiature, la frustrazione imposta dallo scoprire di avere dei limiti e dal dover rispettare dei limiti.
La sfida è riuscire ad esserci, ad ascoltare silenziosamente, con rispetto ed empatia: così sarà più semplice trovare la chiave per superare le difficoltà.
Spesso non ce ne accorgiamo, ma ci affanniamo a fare al posto dei nostri figli cose inutili, inseguendo più il nostro bisogno di sentirci indispensabili che il loro bisogno di dipendere da noi.

Ascoltare, non parlare, per aiutare i piccoli ad essere autonomi

La conquista dell’autonomia è strettamente legata alla capacità di lasciare i piccoli liberi di fare piccole scelte e azioni quotidiane che li facciano sentire responsabili di ciò che li riguarda da vicino.
Impariamo a cambiare prospettiva: non serve l’aiuto costante, nè regalare la nostra esperienza di vita, attraverso consigli e risposte sagge. Cresceranno sperimentando e noi cresceremo mostrando rispetto per le loro difficoltà, senza però mai privarli della speranza di poter raggiungere i traguardi che sognano.
Non esistono ricette magiche nel porsi di fronte all’altro, adulto o bambino che sia. Esiste tuttavia la capacità di entrare in empatia, di immedesimarsi nell’altro e di guidarlo in silenzio, rispettandone la diversità.