La fatina che voleva tornare a casa

Testo di: Erika Porro

C’era una volta una fatina graziosa e gentile.
Il suo cuore era buono e aveva sempre una parola dolce per tutti, ovunque andasse portava gioia e felicità.
Era impossibile non volerle bene.

Abitava nel bosco, in una casetta tra i rami e aiutava tutti gli animaletti: la formica a fare scorte per l’inverno, gli uccellini a costruire il nido, il ragnetto a tessere la sua tela, il castoro a costruire una diga, le api a trovare il polline migliore.
La sera gli animali si radunavano intorno al fuoco ad ascoltare la fatina che cantava: la sua voce era dolce e meravigliosa.
Ma – ahimè – ogni tanto si sentiva sola e aveva una gran nostalgia dei suoi genitori. Non s’era mai spiegata come fosse finita nel bosco: da un giorno all’altro si era trovata lontana da casa, senza nessuno. La fata pensava che i suoi genitori l’avessero abbandonata. Ma nonostante la solitudine, mantenne il suo animo buono: prima o poi – sperava – sarebbe tornata a casa anche lei.

Nessuno degli animali lo sapeva, ma un tempo quella fatina era stata una bambina buona e sorridente. Un giorno sua sorella, invidiosa della sua bontà, le aveva fatto bere una pozione che l’aveva resa piccola piccola, poi l’aveva portata lontano da casa.

Fu una rondinella, tornata a primavera, a raccontare agli altri la verità: lungo il suo viaggio, si era posata proprio sul balcone della casa in cui abitava sua sorella e l’aveva vista mentre nascondeva la pozione. Incuriosita da quella fiala scintillante, aveva chiesto alla ragazza cosa contenesse e così aveva appreso tutta la storia. La ragazza si era pentita del suo gesto e non c’era giorno in cui non piangesse per la sua povera sorellina, ma non aveva idee per rimediare al pasticcio.

Gli animali non persero tempo: da lì a poco sarebbe stato il compleanno della fatina e decisero, come regalo, di farla tornare bambina e di aiutarla a riabbracciare la sua famiglia. La gazza si occupò di recuperare la pozione e prima di consegnargliela (infiocchettata come un vero regalo), gli animali si strinsero intorno alla fatina in un abbraccio caldo come il Sole. Non sapevano se l’avrebbero mai rivista, ma di certo non l’avrebbero mai dimenticata. La fata bevve l’intruglio e in pochi istanti si ritrovò nel letto di casa: la pozione aveva annullato l’incantesimo e nessuno ricordava più cosa fosse successo.

Anni dopo la bambina, durante una vacanza, fece una passeggiata nel bosco: si guardava intorno piena di meraviglia. Era certa di aver già visto quel posto e di conoscerlo bene. “Lì c’era la casa della formichina, lassù il nido dei passeri e là… L’avrò sognato”, pensò.

Era proprio il bosco in cui aveva condiviso tante avventure con gli animali quando era stata una fatina. Loro la riconobbero all’istante e furono felici di vederla sorridere dal profondo del cuore. Anche sua sorella era diventata buona; il suo cuore era cambiato e aveva fatto posto alla gentilezza.

Anche noi dovremmo vivere come quella fatina: non lasciamo che la vita ci ingrigisca l’animo. Coltiviamo la bontà e con il tempo la nostra gentilezza verrà ripagata.

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